120 battiti al minuto

120 Battiti al Minuto: un film da vedere, nonostante Teodora

Da qualche giorno nelle sale cinematografiche italiane è in programmazione 120 Battiti al Minuto, un emozionante e intenso film sull’epidemia dell’AIDS degli anni ’80 in Francia.

Un film che attraverso le azioni di Act Up, gruppo di attivisti uniti contro l’AIDS, ci riporta ad un duro passato, difficile da dimenticare, dove il virus colpiva e mieteva vittime, soprattutto nella comunità gay.

Oggi come non mai, in un epoca dove il contagio da HIV è ancora vivo e presente con costanza, seppur con terapie che permettono uno stato di quiescienza del virus, questo film mostra tutta la sua importanza. Un film che tutti gli under 25 italiani dovrebbero vedere, perché proprio questa fascia, oggi, è più a rischio, figlia di anni di silenzio istituzionale sul contagio HIV.

Oggi l’HIV non è scomparso. E’ sostanzialmente silenziato. E sta producendo generazioni di giovani gay (e non solo) che vivono con HIV in totale solitudine e silenzio, stigmatizzati da una società che, se prima piangeva i propri amici morti di AIDS, oggi fa finta di non vedere.

Come comunità sierocoinvolta, consci che l’AIDS è un capitolo della nostra storia, abbiamo il dovere di andare a vedere questo film. Nonostante la casa distributrice Teodora ci abbia augurato “Adinolfi” per il basso risultato ottenuto ai botteghini, commettendo un errore comunicativo che va ben oltre il limite del rispetto.

Abbiamo il dovere di essere superiori ad una casa produttrice che forse non meritava l’onore di poter distribuire 120 Battiti al Minuto. Dobbiamo farlo perché è un film storico, e l’opinione di un social media da strapazzo rimarrà confusa nella valanga di tweet che un giorno non avranno un seguito. 120 Battiti invece resterà nella storia del cinema LGBT. Teodora, invece, no. Sarà, probabilmente, una delle tante case distributrici di cui a stento ricorderemo il nome.

Siamo superiori. Tappiamoci il naso e andiamo a vedere questo film. Teniamo ben in conto che essere gay non significa automaticamente essere intelligenti. Come non significa saper promuovere un film a tematica LGBT. E al cofondatore di Teodora, di cui nemmeno vale citare il nome in quanto rimarrà uno dei “tanti nomi” che ci parla del fatto che è gay, che il suo vice è gay, che il suo socio è gay e magari che “ha tanti amici gay“, rispondiamo che forse avrebbe potuto fare di più. Avrebbe potuto chiedere scusa. Ma la dignità è un altro elemento che non è per forza sinonimo di omosessualità. E in fondo sarebbero state semplicemente scuse che sarebbero rimaste tra le “tante scuse“, come tra i tanti tweet.

Adesso abbiamo un obbiettivo comune. Dimentichiamoci di un film che non ha avuto cartelloni, manifesti e pubblicità.  Dimentichiamoci di un film che doveva riempire le sale a suon di tweet e post su Facebook. Dimentichiamoci di un film che è stato promosso con il quasi nullo coinvolgimento delle associazioni LGBT. Usciamo di casa e andiamo al cinema. 120 Battiti è molto di più di questa polemica da distributori allo sbando! 120 Battiti è la nostra storia. E dobbiamo difenderla con i denti, anche contro chi ci augura Adinolfi.

Nei migliori cinema, ancora per qualche giorno.


About

Originario di Campobasso, vive attualmente a Roma. Politologo, specializzato in Unione Europea, è cronista di Wild Italy sin dalla sua fondazione e da ottobre 2014 passa alla sezione blogger. Presidente Arcigay Roma. BLOGGER DI WILD ITALY


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