13/10/2015: l’attualità del Ventennio di Berlusconi

La data di ieri meriterebbe una celebrazione particolare e dovrebbe essere dedicata a tutti coloro che credono davvero nell’Italia #cambiaverso e ne #lavoltabuona renziani. Gli avvenimenti principali della giornata dimostrano infatti che il berlusconismo è ancora qui, vivo e vegeto, e che il Belpaese è sempre lo stesso.

L’ARRESTO DI MANTOVANI, IL BERLUSCONIANO DOC.

Chi si ricorda di Mario Mantovani? Fino a ieri mattina, almeno a livello nazionale, era stato al centro del dibattito politico più che altro per episodi di costume. Nel 2007 per esempio, in qualità di sindaco di Arconate, mantovanisalì agli onori delle cronache per aver concesso la cittadinanza onoraria a Rosa Bossi, madre di Silvio Berlusconi. Dall’elogio della mamma a quello del figlio, il politico illuminato perseguitato dalla giustizia, il passo fu breve, ma sempre appariscente: nel 2010 e nel 2012 fece noleggiare un aereo munito di striscione inneggiante all’allora Cavaliere per diffondere il verbo sulle coste romagnole (gli slogan erano rispettivamente: «Per fortuna che Silvio c’è» e «Silvio ritorna»); nel 2011, invece, da coordinatore regionale del Pdl, non ritenne in alcun modo opportuno mettere fuori dalle liste per le elezioni comunali di Milano il responsabile dei sobri manifesti «Fuori le Br dalle procure» («Sceglieranno i milanesi se sia opportuno o meno votare e far eleggere Roberto Lassini. Noi condanniamo la lotta armata – diceva – ma la lotta a colpi di avvisi di garanzia e di manette che certa magistratura utilizza non è certo da esaltare»).

Con questo grado di fedeltà, Mantovani non poteva non fare carriera. Peccato però che non gli sia bastato collezionare, dal ’94 a oggi, una serie impressionante di incarichi e che abbia deciso di seguire fino in fondo il suo mentore occupandosi anche di reati, in particolare di concussione, corruzione aggravata, abuso d’ufficio e turbativa d’asta. Queste almeno sono le accuse con le quali ieri la procura milanese, certificando il suo grado di fedeltà al berlusconismo, ha ottenuto la sua custodia cautelare nell’ambito dell’inchiesta sulla sanità lombarda.

Secondo i pm Mantovani, durante il periodo giugno 2012-giugno 2014, quando era contemporaneamente senatore della Repubblica, sottosegretario di Stato, assessore regionale alla Salute e sindaco di Arconate, avrebbe approfittato della fitta rete di conoscenze derivategli dagli incarichi per inquinare alcune gare d’appalto, favorendo professionisti provenienti dal suo entourage in cambio di favori, personali o per le società a lui riconducibili (a parte il titolo, si legga l’articolo obiettivo di Fazzo su Il Giornale). La vicenda, che richiama il conflitto di interessi di berlusconiana memoria, pare a dir poco verosimile: non è un caso che il Mantovani dell’inchiesta sia quello che, lo scorso anno, da assessore alla sanità lombarda e vice di Maroni in regione, per tirare la volata elettorale del candidato sindaco forzista nel suo comune, Arconate, non si era fatto problemi a dire che, grazie al proprio ruolo politico, poteva trovare posti di lavoro a chi lo avrebbe votato.

IL RUOLO DI MEDIASET NELL’INDAGINE SUI DIRITTI TV.

La cifra tipica del Ventennio berlusconiano ieri non è riemersa solo da questa notizia. Nel dar conto degli ultimi sviluppi dell’inchiesta sulla torta di introiti più golosa nel calcio italiano, i diritti tv, La Repubblica ha infatti sottolineato la possibilità (eufemismo) di un conflitto di interessi,orbitante questa volta intorno alle galassie rappresentate da Adriano Galliani e Mediaset. Secondo i pm la società che gestisce i diritti tv in nome della Lega calcio, la Infront, nelle procedure dei diritti tv 2015-2018, «colludendo con i dirigenti Rti, ha turbato i relativi bandi e il corretto e imparziale svolgimento delle gare, in particolare violando i canoni di trasparenza e leale concorrenza in favore del competitor Rti (Mediaset)».

Perché la Infront avrebbe dovuto favorire il Biscione? Perché proprio dal Biscione proviene il presidente della sua cellula italiana, Marco Bogarelli, già dipendente di Fininvest, proprio come Adriano Galliani, il geometra entrato alle dipendenze di Berlusconi come antennista, ora vicepresidente vicario e amministratore delegato del suo Milan, uno dei club di cui la Infront gestisce direttamente il marketing. Si tratta dello stesso Galliani che, già presidente della Lega calcio dal 2002 al 2006, ha continuato a ricoprire ruoli di assoluto rilievo nell’organo calcistico (oggi per esempio è il vicepresidente), anche nel periodo in cui la Infront è entrata in affari con la stessa Lega. In parole povere, si tratta di una serie infinita di conflitti d’interessi, già nota perché più volte ricordata dalla stampa, ma ancora lasciata a se stessa. O, meglio, alle indagini della magistratura.

MA È DAVVERO UN RITORNO? L’AUMENTO DEL TETTO PER IL CONTANTE.

Sarà dunque anche vero che il ruolo dei berlusconiani a livello nazionale è diminuito, ma le notizie di ieri dicono che il sistema su cui si è basato il Ventennio èancora operante. In questo senso la svolta è infatti ancora lungi da venire, soprattutto in politica. Da questo punto di vista per sentirsi ulteriormente proiettati all’interno di questo periodo basta considerare che ieri Renzi ha annunciato il prossimo innalzamento del tetto per l’utilizzo del contante a 3.000 euro. Nel Paese in cui il giro d’affari legato alle varie Matteo-Renzimafie e alla corruzione non accenna ad arrestarsi, che senso ha questo provvedimento? Secondo il premier così «si aiutano i consumi» e si limita la «politica del terrore» che, durante il governo Monti, abbassò la soglia da 5.000 a 999,99 euro. Par di sentire parlare ancora Berlusconi, secondo il quale le norme attuali sono quelle di uno «Stato di polizia tributaria».

Per garantire che il pagamento con carta di credito o assegno non gravi sui consumi, sarebbe sufficiente limitare per legge le commissioni bancarie legate a questo tipo di transazioni, le sole che garantiscono la tracciabilità; in Italia però, evidentemente, si ritiene più logico aumentare notevolmente il rischio dell’evasione. Ovviamente non si tratta di un punto di contatto tra il berlusconismo e il renzismo, così come non lo sono neppure l’abolizione dell’articolo 18, l’intervento sulla pubblicazione delle intercettazioni, la promessa dell’abolizione della tassa sulla prima casa e l’allargamento della maggioranza con chi, una volta, era un nemico (do you remember il redivivo Scilipoti?): Berlusconi e il suo mondo sono stati sconfitti definitivamente nel novembre 2011, da Napolitano e dal Pd, ricordate? Lui e il suo mondo, come disse lo stesso Renzi, sono game over.

 

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Nato nel 1987 a Vicenza, consegue a Padova la laurea triennale in Lettere moderne, quella magistrale in Filologia medievale e il dottorato di ricerca in Filologia romanza. Creatore nel 2009 del blog bile.ilcannocchiale.it (sospeso nel 2011 per collaborare con "Wilditaly" e citato ne "I nuovi mostri" di Oliviero Beha nell’elenco delle "associazioni che a vario titolo rientrino nell’accezione culturale di chi promuove riflessioni sullo stato del Paese”), fino a gennaio 2011 ha fatto parte della redazione della rivista online "Conaltrimezzi", dirigendo le sezioni dedicate all’attualità e al mondo universitario. REDATTORE SEZIONE INTERNI


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