19 Luglio 2010. Quelle parole vuote.

Ogni anno è sempre più aria fritta. Non c’è più sentimento nel commemorare la strage di Via d’Amelio del ’92 in cui morì, oltre alla scorta, Paolo Borsellino. Ucciso dalla mafia…. ma non solo. Ed è per questo che le parole che vengono dette alle commemorazioni non hanno significato. Sono parole vuote.
Quando il Presidente Napolitano dice che “le istituzioni tutte debbono contribuire a fare piena luce su quegli episodi” parla senza, o forse assolutamente con, cognizione di causa. Predica “il convinto e forte sostegno alle nuove indagini in corso sulla terribile stagione delle stragi che sconvolse il Paese nei primi anni novanta” senza ricordare che le VERE indagini furono bloccate da un giorno all’altro con promesse di ricompensa a chi quelle indagini le stava facendo. Non è difficile. Basta leggersi le prime 200 pagine del libro “Il caso Genchi”, per capire quanto la voglia di fare luce non ci sia.

Era proprio Giocacchino Genchi che si sentiva sempre più vicino alla verità sulle stragi grazie all’elaborazione dei tabulati telefonici e alle clonazioni. Sentiva il profumo di verità. Ma la sera tra il 4 e il 5 maggio 1993, succede l’imprevedibile. La procura di Caltanissetta decide di arrestare Pietro Scotto, “l’uomo che avevo individuato come possibile telefonista per via d’Amelio”. Era una decisione assurda, non aveva motivo perchè “stava a due passi dal nostro ufficio, era intercettato, avrebbe potuto forse portarci ben più avanti […] faceva avanti e indietro da via d’Amelio a sotto il Monte Pellegrino, su cui avevo focalizzato l’analisi dei tabulati.” Genchi sapeva che lasciarlo ancora libero, ma sotto controllo, avrebbe potuto portare l’inchiesta molto più avanti, mentre metterlo dentro avrebbe portato al naufragio delle indagini. Ma non ci fù nulla da fare. Gioacchino quella notte si infuria nell’ufficio del gruppo Falcone-Borsellino con Arnaldo La Barbera, capo del gruppo per l’accelerazione che l’indagine aveva preso. Grida, urla… finchè il capo gruppo scoppia in lacrime e confessa a Genchi il perchè: “[La Barbera nda] pianse per tre ore. Mi disse che lui sarebbe diventato questore e che per me era prevista una promozione per meriti straordinari. Non volevo e non potevo credere a quello che mi stava dicendo. Me lo ripetè ancora. E ancora. E furono le ultime parole che decisi di ascoltare. Me ne andai sbattendo la porta. L’indomani mattina abbandonai per sempre il gruppo Falcone-Brosellino. E le indagini sulle stragi”.
Pochi giorni dopo scattano gli attentati a Roma, Firenze e Milano. Il 28, Scotto viene arrestato e l’11 luglio, il Ministro dell’Interno Nicola Mancino promuove La Barbera dirigente superiore assegnandolo poi alla direzione centrale della polizia criminale di Roma, mentre l’anno dopo diventerà nuovo questore di Palermo.

Detto questo, dove stanno queste verità? Chi è che deve dire che lo stato si è messo di mezzo? Solo noi e pochi giornali? Perchè non si parla dei depistaggi? Della volontà della stato di lasciare Giovanni Falcone e Paolo Borsellino dei martiri senza colpevoli?

Elogiamo il generale dei Carabinieri Ganzer, condannato a 14 anni per droga, a servitore dello stato trattato come un criminale, e cacciamo Gioacchino Genchi dalla polizia perchè ha fatto dichiarazioni gravemente lesive del prestigio di istituzioni dello stato ad un congresso IDV? Apostrofiamo Genchi come “il più grande scandalo della Repubblica Italiana” e si ha fiducia nel prefetto De Gennaro, condannato ad 1 anno e 4 mesi per istigazione alla falsa testimonianza nei confronti del vecchio questore di Genova, Colucci, nel processo per il tragico blitz alla scuola Diaz durante il G8 della città ligure?

Ed è proprio questa gente, che oltre ad elogiare queste persone avanza pure una beatificazione per tal Vittorio Mangano, che descrivono Borsellino come “esempio di dedizione allo Stato e di lotta all’illegalità e la sua storia è patrimonio prezioso di civiltà e di democrazia”. Con quale faccia tosta? Con che permesso lo fanno?

Questa gente, tutta questa marmaglia di persone, deve VERGOGNARSI.

Io sto con Salvatore Borsellino: Non tollero che un governo che etichetta i magistrati come deviati mentali e nega la protezione a pentiti come Spatuzza, sia presente qui a fingere cordoglio

GIAMPAOLO ROSSI
giampross@katamail.com

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About

Residente a Belluno, studia all’Università Alma Mater Studiorum di Bologna alla facoltà di Lettere, con indirizzo storico, per poi specializzarsi in giornalismo. giampross@katamail.com


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