2 + 2 = 5

In attesa dello scontro finale del 30 luglio tra Berlusconi e la Giustizia, è forse il caso di soffermarsi ancora una volta sulle conseguenze culturali di 20 anni di berlusconismo. Su tutte, una ci preoccupa profondamente: la continua riscrittura del passato a proprio uso e consumo da parte dei diversi dipendenti dell’ex premier, pronti così a ribaltare la logica dei fatti.

Prendete l’editoriale odierno del direttore de Il Giornale, Alessandro Sallusti, il pregiudicato che si permette di attaccare la Cassazione per la decisione di ieri relativa alla data dell’ultimo atto del processo Mediaset.

Berlusconi resiste, ma non solo grazie a «sotterfugi o presunte [sic] leggi ad personam» (comportamento peraltro «legittimo», secondo il nostro, sallusti 1che così conferma l’esistenza di norme pensate appositamente per salvare il capo): lui s’è salvato semplicemente perché sempre innocente, infatti «nessun criminale può farla franca se beccato in castagna».

Lasciando da parte la sempre dimenticata distinzione tra assoluzioni e prescrizioni (soprattutto se ottenute solo con le attenuanti generiche), ecco la prima contraddizione logica: se c’è un accanimento giudiziario, perché si è sempre salvato? Perché, in tutti questi anni di stupro della legge da parte dei magistrati, non si è riusciti a metterlo in un angolo con un colpo di coda decisivo? Mistero.

Resta il dato di fatto offerto dalla storia giudiziaria di Berlusconi, di cui tutti ricordano l’esordio: «Tutto iniziò nel 1994 con un avviso di garanzia (poi dimostratosi infondato) consegnato a mezzo stampa dal Corriere della Sera durante il G8 che si teneva a Napoli». Peccato che tutto cominciò molto prima, con indagini già negli anni ’80 e un processo per falsa testimonianza chiuso con l’amnistia nel 1990. Passando al fatto citato, peccato che l’avviso di garanzia ricordato fosse in realtà un invito a comparire; peccato che il diretto superiore dei due giornalisti del Corriere che fecero tale scoop fosse tale Sallusti Alessandro, all’epoca caporedattore; peccato che quel processo – relativo alle tangenti alla Guardia di Finanza – si sia concluso con un’assoluzione per non aver commesso il fatto solo grazie alla corruzione di David Mills, accertata (ma prescritta) solo nel 2010.

Il ribaltamento della realtà prosegue: la Cassazione con la decisione di ieri avrebbe ubbidito ai diktat del Corriere, noto «organo della procura di Milano oltre che di quei tre o quattro poteri che ancora contano nel Paese (Fiat, Mediobanca, Banca Intesa)».

Al di là del fatto che evidentemente il Corriere ha solo anticipato la decisione della Suprema Corte, occorre ricordare che il noto quotidiano di Rifondazione comunista ha avuto tra i suoi collaboratori proprio Sallusti e che, dal 2008 al 2012, la stalinista Mediobanca ha potuto contare sul valido appoggio di un particolare consigliere di amministrazione, tale Berlusconi Marina.

Senza annoiarci coi «tecnicismi», Sallusti boccia poi senza appello la decisione di anticipare la sentenza, che secondo lui sarebbe dovuta giungere «fuori tempo 05_cassazione2massimo», ovvero sancendo tutt’al più una bella e sana prescrizione, sempre ben’accetta dalle parti di Arcore.

Secondo il Nostro, l’anticipazione è «una cosa senza precedenti»: balla anche questa, come dimostrato da quei comunisti de Il Fatto, che evidentemente amano i tecnicismi e hanno dimostrato – carte alla mano – che l’anticipazione di una sentenza per un processo a rischio prescrizione per la pausa estiva è prevista da anni ed è stata attuata anche per altri processi.

Come risulta evidente, a Sallusti poco importano i singoli fatti, tant’è che – con queste basi – si può rilanciare la classica teoria del complotto antiberlusconiano: siamo infatti di fronte a un «accanimento con trucco, in combutta con giornali, banche e aziende che da sempre vanno a braccetto con la sinistra.

Questo è quello che sta succedendo e questo a casa mia si chiama banditismo, una trattativa tra Stato (i magistrati) e privati molto più grave di quella tra Stato e mafia già nota alle cronache. Forse non è un caso che i due litiganti per il controllo del Corriere, Fiat e Della Valle, nelle ultime ore siano stati molto attivi, con pratiche inusuali, nei confronti di Napolitano, altro arbitro sulla cui imparzialità i dubbi sono sempre maggiori».

Al di là di notare come la trattativa tra Stato e mafia – accertata da diverse sentenze e deposizioni dei protagonisti – sia costata molte vite umane e che quella (questa sì solo presunta) tra magistrati e privati comunisti al momento non abbia sortito alcun effetto concreto (se non quello di ricompattare l’elettorato berlusconiano e permettere al capo la sopravvivenza politica, in barba a qualsiasi norma, come quella sui concessionari di Stato del 1957), occorre soffermarsi sul Presidente della Repubblica.

Sallusti dimentica che sta parlando del migliorista Napolitano? Sallusti si è scordato che Napolitano ha firmato tutte le leggi vergogna del governo Berlusconi IV, comprese quelle ad personam, lodo Alfano su tutte? Sallusti -non ricorda che, nell’autunno-inverno 2010, Berlusconi riuscì a salvarsi dal voto di sfiducia solo grazie al rinvio di oltre un mese voluto proprio da Napolitano, rinvio che gli permise di farsi un bel giro al mercato delle vacche (Scilipoti, Razzi, etc.)?

Sallusti ignora che Berlusconi nel 2011 ha evitato la morte politica solo attraverso il rinvio delle elezioni attuato con la nascita del governo Monti voluto da Napolitano, che gli ha permesso di far dimenticare così i suoi disastri? Sallusti infine non sa che solo grazie a Napolitano il suo padrone è – ancora oggi – al governo? E Napolitano sarebbe un nemico? Alessa’, guarda che Napolitano è quello che ti ha concesso la grazia dopo la tua condanna definitiva per diffamazione a mezzo stampa!

Lasciando da parte il tono tipicamente moderato con cui si chiude il pezzo («Dei banditi stanno per sparare non solo al presidente Berlusconi ma a tutto il Pdl per impadronirsi di ciò che resta del Paese. Che facciamo, stiamo a guardare? Spero di no. Chi se ne frega della sorte di questo governo. Meglio lottare dall’opposizione che farsi spegnere in maggioranza»), l’editoriale odierno de Il Giornale dimostra per l’ennesima quanto male abbia fatto all’Italia il ventennio berlusconiano: la negazione dei fatti e la sostituzione della realtà con verità di comodo che la semplificano per renderla più comprensibile all’italiano medio («non vi annoio con i tecnicismi», riedizione del berlusconiano «la media degli italiani è un ragazzo di seconda media che nemmeno siede al primo banco… È a loro che devo parlare»), facendo passare il messaggio voluto (Lui è innocente, è vittima di un complotto), rappresentano entrambe l’ultimo stadio del berlusconismo, sorretto dal bombardamento mediatico (leggi: conflitto d’interessi) e dall’opposizione più inconsistente della Storia italiana (oggi il Pd si è detto soddisfatto di aver concesso al Pdl “solo” un giorno di blocco delle Camere, al posto dei tre minacciati: contenti loro…).

Pur consapevoli che, senza una svolta culturale, sarà tutto inutile, di fronte a questo scempio attendiamo il 30 luglio, nella speranza che, da quel giorno, si possa almeno tornare a dire che 2 + 2 fa 4.


About

Nato nel 1987 a Vicenza, consegue a Padova la laurea triennale in Lettere moderne, quella magistrale in Filologia medievale e il dottorato di ricerca in Filologia romanza. Creatore nel 2009 del blog bile.ilcannocchiale.it (sospeso nel 2011 per collaborare con "Wilditaly" e citato ne "I nuovi mostri" di Oliviero Beha nell’elenco delle "associazioni che a vario titolo rientrino nell’accezione culturale di chi promuove riflessioni sullo stato del Paese”), fino a gennaio 2011 ha fatto parte della redazione della rivista online "Conaltrimezzi", dirigendo le sezioni dedicate all’attualità e al mondo universitario. REDATTORE SEZIONE INTERNI


'2 + 2 = 5' have 1 comment

  1. 13 luglio 2013 @ 10:53 am Giampaolo Rossi

    Per me il titolo è esatto…. ma solo perchè è uno dei miei brani preferiti dei Radiohead!! 😀 😀 😀


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