7 anni a Marcello Dell’Utri per Concorso Esterno.

Come preannunciato dai giudici, questa mattina, 29 giugno 2010, è stata letta dai giudici di Palermo la sentenza d’Appello che vede imputato Marcello Dell’Utri con l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa. In primo grado, il Senatore, era stato condannato a 9 anni di carcere. Con la sentenza di oggi, invece, gli anni vengono ridotti a 7, perchè la corte ha ritenuto assolverlo per le “condotte successive al 1992, perché il fatto non sussiste”. Ciò che i giudici hanno deciso di assolvere è ciò che riguarda gli attentati del ’93 e il collegamento fra la nascita di Forza Italia, proprio per mano di Dell’Utri, e la trattativa fra Stato e Cosa Nostra. Proprio per questo, la difesa ha affermato che è stata posta una “pietra tombale sulla teoria del patto con Cosa nostra”.

Ma ciò che in realtà deve essere sottolineato è che i rapporti col senatore e i vertici di Cosa Nostra sono stati confermati. Come sono stati confermati gli incontri avvenuti a Milano nei primi anni ’70 fra Mimmo Teresi, Bontade, Dell’Utri e Berlusconi. Della sentenza di primo grado del 2004 sono quindi confermate attendibili le dichiarazioni di Francesco di Carlo che sosteneva di essere stato presente all’incontro che aveva come scopo quello di mettere in contatto i Boss di Cosa Nostra con l’imprenditoria milanese, allora impersonificata nell’Edilnord – l’incontro, da quanto riportato, avvenne proprio negli uffici dell’azienda – garantendone la protezione inviando un uomo di fiducia nella casa di Berlusconi. La persona in questione fu Vittorio Mangano, più noto come “lo stalliere di Arcore”.

Le reazione dei protagonisti del processo non si fanno attendere. I difensori di Dell’Utri dicono che questa “É una sentenza che pone un punto fermo. Fa di questo un processo assolutamente comune, di nessuna rilevanza istituzionale”. Come se la condanna per mafia di un senatore fosse irrilevante. Aggiungono poi  che “questa sentenza limita il processo ai fatti estorsivi, che sono quelli che sono. Per il resto, i giudici hanno detto che il fatto non sussiste. Pertanto non c’è la prova della collusione politico-mafiosa. I magistrati non hanno creduto a Spatuzza”. Cioè, gli incontri con i boss di Cosa Nostra sono fatti estorsivi che, a quanto vogliono far intendere, on avrebbero nessun rilievo.

Dal canto suo, il Pg Gatto dice di essere “stupito. In pratica, le cose dette da Spatuzza e l’intero impianto accusatorio che pure era ben piantato su questo punto non è stato preso nella giusta considerazione. Bisogna capire perché la corte ha deciso di eliminare la stagione politica da questo processo. In ogni caso sono sempre possibili ulteriori indagini”.

Le motivazioni arriveranno in 90 giorni, dopo i quali sarà possibile fare un’analisi più dettagliata. Per ora possiamo affermare che, nel nostro senato, siedono almeno due mafiosi: Giulio Andreotti, fino al 1980, e Marcello Dell’Utri fino al ’92.
Si procederà ora con il ricorso in Cassazione.

GIAMPAOLO ROSSI
giampross@katamail.com


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Residente a Belluno, studia all’Università Alma Mater Studiorum di Bologna alla facoltà di Lettere, con indirizzo storico, per poi specializzarsi in giornalismo.
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