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RomaFF13: 7 sconosciuti a El Royale, l’hotel dei segreti di Drew Goddard

Film di apertura della Selezione Ufficiale della 13^ edizione della Festa del Cinema di Roma, 7 sconosciuti a El Royale fa incrociare nel corso di una notte le esistenze di un pugno di misteriosi personaggi

 

Inquietanti, maestosi, sfondo di crude nefandezze o nascita di amori passionali, luoghi di perdizione e rinascita. Gli hotel sono da sempre molto amati dal cinema, luoghi-non luoghi dove il mistero e l’incontro con l’altro sono favoriti dalla natura stessa di queste strutture che fingono di essere casa, quando casa non sono. Ed è proprio all’interno di un albergo che è ambientato per la sua (quasi) totale interezza 7 sconosciuti a El Royale (Bad Times at the El Royale), secondo lungometraggio scritto e diretto da Drew Goddard (Quella casa nel bosco, ma più noto come sceneggiatore di serie di culto e film di successo come The Martian) scelto dalla 13^ edizione della Festa del Cinema di Roma come film di apertura della Selezione Ufficiale.

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Un prete, una cantante, un piazzista entrano in un hotel…

È il 1969, Nixon è stato da poco eletto presidente. All’hotel El Royal – edificato sul lago Tahoe al confine tra Nevada e California – si ritrova un manipolo di strani personaggi. Tra gli altri abbiamo un prete (Jeff Bridges), una cantante (Cynthia Erivo), un piazzista (Jon Hamm) e una hippy (Dakota Johnson), accolti dall’unico impiegato della struttura (Lewis Pullman). Ognuno ha un passato da nascondere. Nel corso di una sola notte piovosa, le loro esistenze si intrecceranno e segreti verranno svelati, fino a impensabili conseguenze.

Può sembrare l’inizio di una barzelletta (un prete, una cantante, un piazzista entrano in un hotel…), ma fin dal suo prologo, 7 sconosciuti a El Royale rivela chiaramente la sua natura. Siamo in un noir dai toni mistery, in cui nessuno è chi dice davvero di essere. È la doppiezza il principale tema del film, tema riflesso nella struttura stessa dell’hotel. Caratterizzato da un’aura fatiscente e corridoi nascosti raccapriccianti, El Royale è infatti l’ottavo protagonista della storia, testimone e custode silenzioso di grandi piccoli segreti.

Un puzzle da ricostruire

Interrotta da sporadici flashback che rivelano passo passo le vere identità dei personaggi, quella che altrimenti si sarebbe caratterizzata come un’unità di tempo e di luogo viene sapientemente manipolata da Drew Goddard. Quest’ultimo sceglie infatti di non narrare i fatti in maniera convenzionale seguendo la logica della causa-effetto, ma crea un piccolo puzzle di sottotrame da ricostruire. Non c’è un solo protagonista ma i punti di vista sono multipli. Dividendo la narrazione in capitoli a seconda del personaggio su cui sceglie di volta in volta di concentrarsi, Goddard aggiunge dunque un tassello dopo l’altro al suo rompicapo mistery. Dimostrando grande abilità nel saper dosare rivelazioni e colpi di scena.

Grazie anche alle prove attoriali di giganti quali Jeff Bridges e Jon Hamm (nel cast troviamo anche Chris Hemsworth e un cameo di Xavier Dolan), 7 sconosciuti a El Royale tiene incollati gli spettatori allo schermo. Nonostante sia fin da subito chiaro come nessuno stia davvero dicendo la verità, la sceneggiatura non inciampa nella trappola della prevedibilità. Tutt’altro. Riesce a tenere costantemente deste curiosità e attenzione, in attesa dell’inevitabile resa dei conti finale.
Ottimo aiuto viene dato in questo dalla fotografia d’atmosfera di Seamus McGarvey e dal lavoro effettuato sul suono, che rendono ancora più coinvolgente l’esperienza cinematografica del pubblico. A cui viene chiesto di osservare più che ascoltare, quasi in un patto di tacita segretezza con i personaggi.

La fine del sogno americano

7 sconosciuti a El Royale

Sul piano del mero intrattenimento il film di Goddard dunque funziona. Osservando più a fondo l’opera, si potrà tuttavia notare come il regista stia di fatto raccontando la fine del sogno americano propria di quell’epoca. Epoca evocata anche nella scelta dell’uso della pellicola al posto del digitale. Un sottotesto non così immediato da cogliere e poco approfondito, e per questo poco penetrante nonostante le intenzioni.

Tra echi di Charles Manson, dell’FBI di J. Edgar Hoover, della guerra del Vietnam, delle comunità hippy, si radunano sotto lo stesso tetto alcune delle figure più rappresentative di un periodo storico che sta perdendo il proprio ottimismo. Figure in parte destinate alla condanna definitiva, in parte alla speranza, ma anche a un’assoluzione che si fa più ampiamente simbolica.
Ecco dunque che la distinzione tra bene e male non esiste più, la dualità dell’identità si fa dualità morale. Senza più tifare per i buoni contro i cattivi, non si può far altro che accettare la vita per quella che è, favorire i bei ricordi alla più cruda verità e, al di là di tutto, continuare a cantare.

7 sconosciuti a El Royale sarà nei cinema dal 25 ottobre con 20th Century Fox.

 

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About

Da sempre cultrice del cinema classico americano per indole familiare e dei cartoni Disney e film per ragazzi anni ’80 e ’90 per eterno spirito fanciullesco, inizio più seriamente a interessarmi all’approfondimento complesso della Settima Arte grazie agli studi universitari, che mi porteranno a conseguire la laurea magistrale in Forme e Tecniche dello Spettacolo. Amante dei viaggi, di Internet, delle “nuvole parlanti” e delle arti – in particolare quelle visuali – dopo aver collaborato con la testata online Cinecorriere, nel 2013 approdo a SeeSound.it, nel 2015 a WildItaly.net e nel 2016 a 361magazine.com, portando contemporaneamente avanti esperienze lavorative nell’ambito della comunicazione. CAPOSERVIZIO CULTURA


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