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7 uomini a mollo

7 uomini a mollo, la commedia francese per ritrovare il respiro

Disfunzionali, sconfitti dalla vita: 7 uomini a mollo parte da personaggi con la testa sott’acqua per vedere poi come riprendono in mano la loro vita.

 

7 uomini a molloSi dice che non tutte le cose che ti tolgono il respiro siano poi un male. L’amore può toglierti il respiro, una sorpresa inaspettata, forse una gioia che non pensavi potesse arrivare. Ma, per lo più, è della peggior specie il tipo di respiro che ti rimane bloccato in gola e da cui non si riesce ad emergere. Un talento mai veramente posseduto, un matrimonio e una famiglia fallimentari, una solitudine che ti lascia da solo, scoraggiato, privo di orizzonti. E di respiro. Poter riacquisire la fonte primaria di vita è l’obiettivo dei sette uomini della storia di Gilles Lellouche, sette disadattati che della sconfitta, il risentimento, la delusione hanno fatto il loro masso per poter definitivamente affogare, ma che una meta comune e una speranza mai veramente assopita possono tentare di mantenere a galla. 

È, infatti, 7 uomini a mollo il titolo del regista e sceneggiatore francese, che insieme a Mohamed Hamidi e Julien Lambroschini firma la rinascita filmica di alcuni tra i maggiori esponenti attoriali della cinematografia europea. Da Mathieu Amalric a Guillaume Canet, da Benoît Poelvoorde a Virginie Efira, un continuo conoscersi e confrontarsi al bordo scivoloso di una piscina.

IL NUOTO SINCRONIZZATO MASCHILE FRANCESE TRA SCONFITTA E VITTORIA

7 uomini a molloOgnuno ha il proprio motivo per recarsi alle lezioni di nuoto sincronizzato maschile. C’è di tenta di trovare qualcosa da fare durante la giornata e sconfiggere così il demone della depressione, chi cerca nel rigore delle forme una stabilità da poter riportare nella propria quotidianità, e c’è chi invece ha semplicemente piacere a praticare questo sport insolito. Ed è questo strambo team che va allenandosi per un’impresa potenzialmente umiliante: partecipare ai campionati nazionali. Un traguardo che rimetterà in discussione gli sfiduciati uomini e che potrà forse tirare loro fuori la testa da sott’acqua. 

I protagonisti in vasca di Gilles Lellouche sono brutti. Non hanno il fisico da atleti e hanno più peli che muscoli a costituirne la fisionomia. Sformati, impacciati, i personaggi cercano la grazia e si ritrovano maldestramente scoordinati, mentre provano ad abbozzare coreografie acquatiche troppo complicate per dei non professionisti. Ma nel loro tentativo di riuscita c’è quanto di più vincitore e umano possa saltar fuori, un tuffo in una sfida che nel proprio piccolo rappresenta una meta di cambiamento per ogni singolo appartenente alla squadra.

Ingenuità, risata e melanconia per ritrovare il respiro

7 uomini a molloNell’incomprensione dei protagonisti di 7 uomini a mollo coabita la stanchezza di una vita fatta di insuccessi e la volontà di non voler più sbagliare, c’è l’entusiasmo di chi avrebbe piacere anche solo a partecipare e la grinta che, ricercata in posti interiori in cui non si esplorava da tempo, spinge gli uomini verso una gara a livello nazionale. Una doppia anima che convive anche nei toni del film, con la malinconia dei personaggi e le loro esistenze disfunzionali, ma che nelle venature dell’abbattimento personale trovano la maniera per far sorridere. Con una regia che non si esime dal corrispondere a quella duplicità, con tanto di inquadrature totali che vanno contrapponendosi agli zoom da sottolineatura per incorniciare gli umori o i gesti dei personaggi.

Una commedia che dal naufragio individuale si avvia per attivare la sensibilità dello spettatore facendogli trovare presto la rotta per la risata. Ingenua, spontanea, alimentata proprio da quella mestizia che sembra dominare la visione, ma viene presto soggiogata dall’imprevedibilità dei componenti del team. Sette personaggi, sette uomini che hanno trattenuto il respiro per poter affrontare l’acqua e che sono poi riusciti a riacquistarlo nella vita.

7 uomini a mollo è nelle nostre sale dal 20 dicembre distribuito da Eagle Pictures.

 

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About

Martina Barone è nata a Roma nel 1996. Appena diplomata al Liceo Classico Pilo Albertelli, è pronta a seguire all’università corsi inerenti al cinema e tutti i suoi più vari aspetti. Ama la settima arte in tutte le sue forme, la sua capacità di trasporti in luoghi lontani e diversi e di farti immergere in storie sempre nuove. Ama poterne parlare e poterne scrivere. COLLABORATRICE SEZIONE CULTURA


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