8 Marzo: se crescono le donne, cresce il paese!

– Ogni riferimento a cose, fatti o persone è puramente casuale.-

Notte inoltrata, ero nella mia camera.
Sola, come sempre.

Il buio ed il silenzio facevano da cornice ad uno stato che ormai, da troppo tempo, era parte di me.
Cercavo di prendere sonno, sperando che Lorenzo, mio marito, sarebbe tardato ad arrivare.non è un paese per donne

Ogni sera era sempre la stessa storia.

Anni prima credevo nell’amore e molti descrivevano il matrimonio come un’isola felice, ma io, per ora, ho visto solo la mia sofferenza e la brutalità di un uomo che poco prima diceva di amarmi, davvero.
Era questione di anni, mesi o attimi e sarebbe stata la fine, la mia.
Lo sentivo.

La mia storia d’amore mi stava trascinando in un baratro dove sarei affogata da un momento all’altro, senza la possibilità di risalire a galla.
Il dolore non era nulla in confronto al dover “stare zitta” con colleghi, amici e parenti.
Se solo avessero saputo che tutta la dolcezza di lui era solo un film ben manovrato per mostrare una bella facciata che non apparteneva, e non ha mai fatto parte, del nostro matrimonio.

Mentre pensavo a tutto ciò, nella mia mente si fece spazio una frase di Pirandello: “Imparerai a tue spese che nel lungo tragitto della vita incontrerai tante maschere e pochi volti”.
Niente di più vero.
Sobbalzai per il rumore del chiavistello: era tornato a casa.violenza-donne

Nel momento in cui lo sentì chiudere la porta di casa in maniera forte e decisa, mi rannicchiai velocemente sotto le coperte e quasi trattenni il respiro per fingere di aver già preso sonno.

Percepivo il rimbombo dei suoi passi incerti che andavano a ritmo con lo scricchiolio del pavimento.
Appena varcò l’ingresso della camera da letto, annusai nell’aria un’odore sgradevole che, da ormai troppo tempo, accompagnava le serate di mio marito: l’alcol.

Si buttò nel letto senza neanche cambiarsi, sentivo la sua presenza ingombrante e possessiva vicino al mio corpo.

Quando con la mano andò a sfiorare la mia spalla, trasalii nuovamente.
– “Ah, ma allora sei sveglia!”, esclamò con voce roca, mentre con entrambe le braccia mi girò violentemente verso di lui.
– “Chiara, guardami negli occhi quando ti parlo! Mi stavi aspettando?”, continuò a domandare insistentemente.
– “Lorenzo, ho avuto una giornata pesante a lavoro e vorrei riposare…”, mi limitai a dire, cercando di salvarmi almeno per stasera.
– “Anche io, ma trovo sempre il tempo per stare con te”, rispose quello che era stato fino a tarda notte in un pub di Roma a bere tutto ciò che gli capitava a tiro.

Avvicinò le sue labbra alle mie per baciarmi. Avvertii subito un forte odore misto di alcol e fumo e mi ritrassi automaticamente.
Cercai di divincolarmi ulteriormente ma, come sempre, lui ebbe la meglio con la sua corporatura massiccia e mi forzò a fare tutto quello che voleva.

Ero completamente in balia di lui, un uomo dalla mente e dal cuore malato… Un po’ come il nostro “amore”, se così si poteva realmente chiamare.

426514_478702395525590_2102073799_nLa notte tra il 7 e l’8 Marzo, la più brutta della mia vita.
Mi costrinse ad avere rapporti sessuali con lui, tappandomi la bocca per evitare di farmi urlare e ogni volta che tentavo di divincolarmi, inesorabilmente, mi picchiava e mordeva come una bestia in punti strategici dove nessuno poteva andare a guardare, ad esempio, il seno e il basso ventre.

Il giorno seguente, 8 marzo, mi trascinai fuori dal letto a fatica. Di lui non c’era più traccia e, al suo posto, trovai solo un biglietto: “Scusami per ieri, ero ubriaco e fuori di me”.
Sono tutti bravi a dire così col senno di poi, ma aveva abusato sessualmente di me e io ero cosi vulnerabile davanti a lui.

Mi iniziai a preparare per la giornata, quando ricevetti la chiamata di mia madre dove mi sollecitava ad aspettarla a casa perché doveva darmi un piccolo pensierino, cosi seguì le sue istruzioni.

Arrivò dopo mezz’ora con un mazzo di mimose e la solita frase di circostanza, con un piccolo cenno di ironia:
– “Oggi è la festa della donna, se stasera esci fai la brava! Poi chi lo vuol sentire quel gelosone di Lorenzo?!”
Sorrideva a quelle parole, non poteva sapere quello che realmente stava accadendo nella mia vita coniugale ed io non glielo avrei detto. Mai.

Come un uragano sempre in movimento, se ne tornò a casa da mia sorella ed io rimasi nuovamente sola, per gli ultimi accorgimenti prima di uscire.basta-violenza-domestica-ecco-la-strategia-globale-dell-europa_1177

Avevo già messo le chiavi alla porta, quando mi ricordai di non aver ancora sistemato le mimose comprate da mamma, cosi tornai indietro.

Presi un’anfora fatta interamente di vetro, la riempii d’acqua al punto giusto e ci inserii il bel pensiero di mia madre, quando, improvvisamente, la porta si aprì di scatto e mi ritrovai Lorenzo davanti.
– “Non dovevi essere a lavoro?!”, tuonò, senza neanche darmi il tempo di spiegare.
– “Io, io.. E’ venuta mia madre… L’ho aspettata…”, iniziai a giustificarmi.
– “Bugiarda!!!”, mi urlò contro, scaraventando il vaso che si ruppe in mille frammenti, per terra.
– “Erano di mia madre, davvero!!”, indicai l’anfora distrutta, piangendo disperata poiché già sapevo ciò che mi aspettava. La sua furia.
– “Sei una bugiarda e sai benissimo che non devi mentire a me!”, affermò con tono minaccioso, avvicinandosi a passi sempre più pesanti verso di me.

Iniziai a camminare indietro, cercando un qualsiasi appiglio per salvarmi da quella tortura.
Lui fu più veloce di me e, con i suoi riflessi pronti, mi afferrò per il collo e mi alzò da terra per poi sbattermi sul muro, tenendo sempre salda la presa.
Cercavo di divincolarmi inutilmente, stavo soffocando.
– “Ti prego, no..”, sussurrai con un filo di voce.
– “Non devi e non avrai altri uomini all’infuori di me”, urlò in preda alla rabbia, con gli occhi rossi, spietati, allucinati da un suo monnalisa_attacco di gelosia che avrebbe fatto male ad entrambi, soprattutto a me.

Con un ultimo gesto mi strinse più forte il collo e mi gettò a terra in mezzo ai vetri taglienti, che ferirono anche me.
La mia mente era annebbiata, non più lucida e stavo perdendo i sensi.
Un altro tocco e sarei morta, lo sentivo.

Nel frattempo, il film della mia vita cominciava a proiettarsi di nuovo davanti ai miei occhi, in una versione decisamente più macabra. Un film in cui vedevo quell’uomo piangere al mio capezzale, vicino a mia madre, dicendo, magari, di avermi trovata già così… morta.
Chissà quale scusa si sarebbe inventato per giustificare la mia morte e per salvarsi dalla galera.

In preda ad un raptus si scaraventò contro di me per la “stoccata finale” ed io, spinta da non so quale forza, mi ritrovai tra le mani sanguinanti un pezzo di vetro, staccatosi dall’anfora, lungo qualche centimetro.
Fu un attimo.
Lui non se ne accorse, mi venne addosso e io, con tutta la forza rimasta in corpo, glielo conficcai nel petto, molto vicino al cuore.
Un punto letale.

Non potrò mai dimenticare il suo sguardo e il modo in cui mi chiamò, ancora rabbrividisco.
Si accasciò per terra, accanto a me, in fin di vita.
– “Come hai potuto?”, mi domandò quasi senza voce.

Io mi alzai, puntandomi con i gomiti sui mobili perché sentivo di essere ancora troppo debole.
– “Mors tua, Vita mea”, riuscii a dire solo questo, tra i singhiozzi, per poi vederlo stendersi in terra sul pavimento sporco di sangue e vetri.

Cercai nervosamente il telefono dentro la borsa e chiamai la polizia.
Per i soccorsi era troppo tardi.
Molti pensieri vorticavano nella mia testa, primo tra tutti, quello di non dipendere più da un uomo violento, di rendere conto solo a me stessa.
Mi sentivo libera di essere felice, senza di lui.

———

8 Marzo, Giornata Internazionale Della Donna.

Purtroppo, il significato di tutto ciò è stato stravolto e ogni uomo tende a rendere importante la propria donna in questa data o il 14 Febbraio. (San Valentino Ndr.)

Bisogna fare una netta distinzione: l’8 marzo deve essere riguardato come una giornata di memoria per tutte le donne che sono state vittime della violenza di ogni genere.

Non c’è bisogno di festeggiare le donne con bouquet di mimose o portandole a cena fuori, ma dovremmo fermarci a riflettere su ciò che sta continuando a succedere nel mondo in modo da poter risollevare la dignità di ogni donna sulla terra.
Si sente ancora parlare di donne abusate sessualmente, malmenate, vittime di pressioni psicologiche o stalking.hunziker_bongiorno

Fortunatamente, ci sono molte fondazioni ed istituzioni che si danno da fare per aiutare le donne ad uscire dal silenzio poiché, gran parte di loro, decidono di non denunciare il loro carnefice, la maggior parte delle volte sentendosi colpevoli.
In prima linea, per tentare di combattere questo sistema malato, la Onlus “Doppia Difesa”, fondata da Michelle Hunziker e Giulia Bongiorno. Insieme, cercano di far passare un messaggio importante a tutte le donne: “La violenza non è un fatto privato: Apri quella porta.”

Un’altra associazione auto-finanziata, senza scopri di lucro e da molti anni presente sul territorio romano, è la “Casa Internazionale Delle Donne”: una struttura aperta, dove si coniugano eventi, laboratori e servizi attivi come quelli di consulenza psicologica, di consulenza legale e di salute della donna.

Nella Costituzione si parla di pari dignità sociale senza distinzione di sesso, sia un maschio o una femmina.
Allora mi chiedo come mai, in base a rapporti pubblicati annualmente, la condizione della donna nel nostro paese è a livelli allucinanti: Guadagnano a volte anche la metà degli uomini e lavorano il doppio.
In molti casi, inoltre, sono costrette a firmare un foglio di dimissioni senza data, da presentare il giorno in cui dovessero rimanere incinta. Una sorta di “metodo anticoncezionale terroristico”.

Un dato su tutti, per avere un’idea della situazione: in Italia, solo il 47% delle donne lavora. Davanti a noi, abbiamo: Spagna, 56%; Francia, 60%; Germania, 64%; Usa, 65% e Regno Unito, 67%.

Un paese che non sfrutta la potenza vitale delle donne, è un paese che ha perso una grande sfida di cambiamento in partenza. E di questi tempi non ce lo possiamo proprio permettere. Non più.

Non vogliamo mimose e delle parole, ormai, non ce ne facciamo niente.

Vogliamo i fatti e subito, per la nostra dignità.
Se non altro perché, come hanno urlato al cielo le attiviste di “Se non ora, quando?”:
” Se crescono le donne, cresce il paese!”

MIRIAM SPIZZICHINO

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About

Studia Scienze della comunicazione presso l’Università di Roma Tre. Nota blogger esperta di moda, gestisce da tempo due blog personali, Pensieri Senza Confini e Rebel Fashion Blog. Scrive su diversi giornali, quali Shalom, Lusso Style e Fanpage. Nel dicembre 2013 è uscito il suo primo libro: Le malattie del nostro mondo. COLLABORATRICE SEZIONE CULTURA.


'8 Marzo: se crescono le donne, cresce il paese!' have 1 comment

  1. 8 marzo 2013 @ 7:56 pm Emma

    La violenza é una delle cose più crudeli che possano esistere. Partendo dal bullismo, fino ad arrivare a stupri e induzioni al suicidio. Ovviamente, ora, parlo in generale, ma arrivando sulla questione “donna”, ci sono fin troppe cose da dire.
    La donna é sempre stata considerata “inferiore” all’uomo e, nonostante ora sia “libera”, capita, fin troppo spesso, che gli uomini la trattino come un loro oggetto. Un giocattolo. Le differenze sono che i giocattoli non hanno sentimenti, le donne si. I giocattoli si possono aggiustare, le donne no. …
    Spesso si cerca di nascondere la verità, anche a se stesse, parlando di amore e trovando scuse insostenibili, ma se tra un uomo e una donna c’é violenza.. be’, di certo quello non é amore.
    In giorni come S.Valentino o, appunto, oggi (8 Marzo), é diventato usanza far sentire le donne “speciali” con regali, cenette romantiche e quant’altro, ma non si ha il diritto di essere “considerate” solo due giorni all’anno.
    Ogni donna é speciale ogni giorno, ogni ora, ogni singolo SECONDO della sua vita, e merita di essere rispettata e trattata come tale.
    Io, personalmente, vorrei far provare a tutti quei bastardi (non c’é altro modo di definirli) quello che loro fanno provare alle loro “dolci metà”… o, almeno, quello che dovrebbero essere.

    Sinceramente, non so cosa dire, o meglio, non so come scriverlo. Troppe cose, troppe opinioni, si accavallano nel mio cervello.
    Ci sono troppe cose da dire. Troppe cose da cui difendersi.
    Bisogna combattere per i propri diritti e la propria libertà.
    Nessuno, e ripeto, NESSUNO ha il diritto di togliere un sorriso dal viso di qualcuna.
    E nessuna merita di venirne privata.


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