A Casa Tutti Bene

A casa tutti bene, la pantomima familiare di Gabriele Muccino

A casa tutti bene. Al cinema no. Torna Gabriele Muccino, torna il dramma all’italiana, ma soprattutto torna una produzione e un’ideazione di film che sembrava oramai superata. C’è del déjà vu nell’ultima opera del regista e sceneggiatore romano, il passato di un cinema che speravamo superato e di cui è invece incarnazione la nuova pellicola.

a casa tutti bene

Esasperazione e grida, prese per i capelli, burroni concreti che rappresentano confini metaforici, da cui probabilmente si dovrebbe prendere il volo piuttosto che rivolgere lo sguardo in basso per buttarsi. E nel tracollo sono presenti davvero tutti: un cast di nomi, volti, talenti nostrani, che a differenza dei propri personaggi, hanno potuto scegliere l’insoddisfacente e ingarbugliato nucleo parentale di cui si ritrovano parte integrante.

Sono le nozze d’oro quelle tra Alba (Stefania Sandrelli) e Pietro (Ivano Marescotti), che spingono la matrona a voler organizzare una corposa rimpatriata. Una festa per rinnovare i voti e un’occasione per trascorrere una giornata felice accanto ai propri cari. E si rivela veramente un evento speciale quello trascorso sull’isola di Ischia in una grande villa. Ma il tempo è sfavorevole agli ospiti che, costretti a passare ancora alcuni giorni in compagnia, non riusciranno a trattenere i dissapori deposti tra tradimenti taciuti, relazioni irrisolte, antipatie non manifestate. Un momento breve di serenità, spazzato via dal persistere delle nuvole.

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A casa tutti bene. O quasi.

La natura riflette il turbinio interiore. La tempesta, che immobilizza l’isola di Ischia, è la stessa che si scatena non solo all’esterno dell’abitazione di Alba e Pietro, ma si abbatte anche con furia esagerata e lamentevole sulla loro famiglia. Uno stratagemma narrativo che dà vero inizio al film A casa tutti bene, l’allegoria della pioggia scrosciante che si materializza nelle sceneggiate domestiche e nelle parole gridate dei presenti. Scritta da Muccino assieme a Paolo Costella, l’opera del regista viene improntata – più involontariamente di quanto si voglia o possa far credere – sul melodramma. Quel modo artefatto di eseguire l’azione, quella recitazione ostentata che finisce soltanto per perdersi tra gli acuti di cattiverie isteriche scagliate gli uni addosso agli altri.

Un melò che, nel numeroso – ed anche questo smodato – numero di attori non trova un solo protagonista, ma pone come comprimari genitori, zii, fratelli, amici, cugine, ex mogli, nuore e generi. Ognuno personaggio di una particolare vicenda, che dallo stare in famiglia si staccherà per consumare la propria svenevole situazione, per lo più sentimentale.

Una festa che non era necessaria

a casa tutti bene

Pochi si salvano dalle grinfie di una sceneggiatura in cui sembra vigere l’amplificazione del drammatico come imperativo, trasformando la loro stessa interpretazione nell’apoteosi della pantomima. E dove la frustrazione regna sovrana e si scatena come le onde contro gli scogli di Ischia, gli occhi dello spettatore si rivelano i medesimi di personaggi confusi. Uno di questi è Pierfrancesco Favino, sconvolto dall’imprevedibile, nonché fastidioso, risvolto della situazione, per finire poi a reagire con la stessa vena esausta di Giulia Michelini la quale, come il pubblico, con questa famiglia non vorrà più avere niente a che fare.

La scusa dell’instabilità di un gruppo insieme per obbligo e delle sue verità nascoste non regge al confronto della farsa messa in piedi da Gabriele Muccino, il cui obiettivo cinematografico viene completamente mancato, ma riesce forse a far rivalutare allo spettatore le divergenze della propria famiglia. Che poi in fondo aveva ragione il patriarca Pietro: questa festa non era necessaria.

A Casa Tutti Bene è al cinema dal 14 febbraio con 01Distribution

 

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About

Martina Barone è nata a Roma nel 1996. Appena diplomata al Liceo Classico Pilo Albertelli, è pronta a seguire all’università corsi inerenti al cinema e tutti i suoi più vari aspetti. Ama la settima arte in tutte le sue forme, la sua capacità di trasporti in luoghi lontani e diversi e di farti immergere in storie sempre nuove. Ama poterne parlare e poterne scrivere. COLLABORATRICE SEZIONE CULTURA


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