A ciascuno il suo, il giallo del ’62 di Sciascia

A ciascuno il suo” è un romanzo giallo scritto nel 1962 dal siciliano Leonardo Sciascia e pubblicato nella sua prima edizione 4 anni dopo. Insieme a “Candido” e “il giorno della civetta” è certamente il suo romanzo più conosciuto e apprezzato: è un libro abbastanza corto, scorrevole, ma che allo stesso tempo non assume i canoni di una lettura leggera, e provoca nel lettore intense sensazioni e riflessioni, più di quanto i racconti gialli non facciano normalmente. La vicenda si svolge in un imprecisato paese siciliano degli anni 60, a ciascuno il suo copertinadove un inaspettato duplice omicidio sconvolge la vita cittadina: a svolgere delle indagini parallele a quelle della polizia è un semplice professore di liceo, tale prof. Laurana, il quale, attraverso un’incessante ricerca di indizi e testimoni attendibili, finisce per rovesciare totalmente la pista seguita dagli inquirenti. A mio parere però la bellezza di questo libro non sta tanto nella ricerca dell’assassino da parte del protagonista, elemento ormai trito e ritrito in tutti i romanzi gialli, quanto nel contorno alla vicenda, rappresentato dalla più totale indifferenza dei paesani ai tentativi di Laurana di scoprire la verità. Sciascia riesce a pieno nel suo reale obbiettivo: rendere consapevole il lettore della impossibilità stessa per un canonico romanzo giallo di essere svolto in un paese siciliano, dove omertà e rassegnazione caratterizzano le persone, le quali preferiscono essere testimoni di omicidi, piuttosto che correre pericoli per schierarsi a favore della giustizia e della verità. A testimonianza di ciò, rivelerò un unico elemento importante nella trama del libro: Laurana, venuto finalmente a conoscenza dei fatti, verrà fatto sparire shockando il lettore proprio nel momento in cui la vicenda si stava per concludere felicemente. È qui che emerge la realtà, brutale e spietata, della legge del più forte, dell’idea che chi si schiera contro i potenti e dalla parte della giustizia, sia un intralcio al corso degli eventi e vada eliminato; qui tutte le pagine di puro romanzo giallo paiono perdere totalmente di significato, schiacciate dall’ incombente realtà siciliana. Basterebbe pensare all’ ultimo capitolo del libro, quando ormai l’ ingiustizia ha trionfato portandosi dietro tutto il paese, dove due paesani spettegolando sull’accaduto definiscono così il coraggioso Laurana: “Era un cretino.”

Un libro che a me ha profondamente colpito e che consiglio vivamente a tutti.

TOMMASO BUZZELLI

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