A noi il giudizio

L’ “imprenditore” Tarantini, presunto pappone e trafficante di droga, è stato arrestato ieri.

Non mi stupirei se, in breve tempo, riuscisse a sfruttare la fama acquisita ed entrasse in quel mondo fatato di VIP alla corte del suo (ex) cliente più noto.

Perchè in Italia funziona così. Perchè l’Italia ammira uomini così. Perchè tanti, troppi, giovani puntano a diventare “un Gianpaolo Tarantini”. Di ulteriori esempi ne abbiamo: Fabrizio Corona, Lele Mora, Matteo Cambi. Per loro cambiare rotta nella mente della gente è stato facile, quasi naturale.

L’arricchito con pochi scrupoli, tante conoscenze nei posti giusti e molto attento all’estetica personale è diventato un modello da seguire. Ciò che determina il valore di una persona è il suo denaro. Nient’altro. E’ una visione triste ma realistica.

E’ nella mentalità comune credere che il cocainomane, se è a bordo di una Porsche, non sia un tossicodipendente. Crediamo che non sia poi troppo grave evadere il fisco, ricattare le persone e tentare in ogni istante di ingannare il prossimo: lo fanno tutti, perchè io no?

Quello che appare ai nostri occhi è una vita “fantastica”: yacht, donne, soldi e auto sportive. Il resto è un fastidioso contorno.

Sappiamo che una società di “Gianpaolo Tarantini” sarebbe drammaticamente allo sfascio ma la gran parte degli italiani desidererebbe esserlo, attratta dallo sfarzoso stile di vita e dalla ricchezza ostentata.

Molto più duro e, spesso, vano costruirsi un futuro migliore attraverso lo studio, il lavoro onesto e la fatica che ogni attività umana richiede.

Non si tratta di qualcosa che ci viene inculcato dall’esterno. E’ la società che è malata e non si accorge di esserlo: starne fuori è molto difficile.

EMANUELE MAZZUCA



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