Abbiamo fatto l’Europa, facciamo anche l’Italia

“Abbiamo fatto l’Europa, facciamo anche l’Italia”. Così cantava Giorgio Gaber qualche decennio fa. Ed è una riflessione ancora oggi interessante anche se a ben guardare, l’Europa è tutta da costruire nel momento in cui costituisce un gruppo raccogliticcio di Stati, completamente diversi l’uno dall’altro.

Soltanto qualche giorno fa, l’avvocatura italiana ha manifestato per evidenziare ancora una volta le gravi ingiustizie ed inefficienze del sistema, il cui conto viene sempre pagato dalle fasce sociali più deboli e, infine, dai lavoratori. I tribunali non offrono più nessuna certezza del diritto, anzi la vera e unica certezza è l’incertezza assoluta. Il continuo rinvio dei processi, con date di fantasia che nulla hanno a che vedere con l’idea di giustizia (2018 – 2020), la disorganizzazione degli uffici, la mancata informatizzazione che costringe ancora l’utenza e gli stessi avvocati a code Povera Italiainfinite con il numerino in mano (peggio delle poste), la carenza grave di personale e cancellieri (ultimo concorso 1993), la mancata uniformità degli orari degli uffici che per carenza di personale, riunioni sindacali e scioperi, non si sa se e quando saranno aperti, una montagna di fascicoli processuali che a volte scompare e a volte ricompare, istanze anche urgenti fatte dagli avvocati che rimangono ferme per mesi nelle cancellerie salvo poi essere rigettate perché magari superate dagli eventi per il tempo trascorso.

Per non parlare poi dei giudici, sommersi da una montagna di carte, distratti, che negli anni hanno perso l’entusiasmo e la vocazione all’incarico (ammesso che l’abbiano avuta all’origine), giudici che detestano gli avvocati vedendoli come un fastidio o come la causa dei mali del sistema giustizia; giudici “sensibili” al radicamento sul territorio propensi a favorire taluno; giudici corrotti, come la cronaca, anche recentissima, evidenzia.

Tutte queste sono criticità nelle quali l’avvocato di oggi è chiamato a muoversi e con le quali deve confrontarsi. Ciò che si allontana dal cittadino è lo Stato di Diritto come la Costituzione lo disegna. Quindi, l’impossibilità sistematica di avere giustizia rispetto ad uno Stato che è sempre più un “muro di gomma” piuttosto che una democrazia. Siamo passati dal progetto costituzionale di uno Stato di Diritto, alla realizzazione di uno Stato fondato sulla “conoscenza”, sulla “raccomandazione”, sul sopruso, sulla corruzione, sulla violenza; come è possibile che si arrivi a colpire una associazione criminale soltanto dopo che ha accumulato in decenni centinaia di milioni di euro, se non miliardi, senza alcun problema?

Con una illegalità che è prima di tutto illegalità di Stato: si pensi alla gestione folle e disumana delle carceri, al mancato pagamento dei propri debiti verso i fornitori, alla gestione corrotta della sanità a danno dei pazienti, alle stragi ed ai depistaggi dall’ “interno” (pensiamo ad Ustica); da ultimo, fatto gravissimo, all’espulsione della moglie e della figlia del dissidente Ablyazov, violentemente prelevate con una operazione di polizia (della quale il ministro dell’interno dice di non sapere nulla) e repentinamente imbarcate su un aereo messo a disposizione dalle autorità kazake. E’ questo lo Stato che avevano in mente i padri costituenti?


About

Avvocato, classe 1970, si occupa di affari penali, diritto societario, relazioni internazionali, contrattualistica e investimenti, outsider. BLOGGER DI WILD ITALY


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