Against Homophobia.

Ho il grande onere e onore di introdurre il nuovo acquisto di questo blog: Miriam Spizzichino. Miriam è una ragazza romana di 19 anni che, in questa sotto sezione della rubrica Racconti, vi narrerà storie di pura invenzione (scritte di suo pugno) che le daranno il là per una riflessione più ampia su tematiche di attualità che spaziano dall’omofobia all’obesità, a tutti quegli argomenti che i media tradizionali  non vogliono (o non possono) raccontare. Lei li chiama “racconti e riflessioni introspettive”. A voi lettori giudicare se la definizione della nostra Miriam è azzeccata.

Matteo Marini – direttore del blog Wilditaly.net

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– Ogni riferimento a cose o persone è puramente casuale.-

Lunedì mattina.

Camminavo per i corridoi con la testa china, ignorando gli sguardi altrui.

Guardavano con occhi indiscreti la mia camicia rosa, la mia camminata sinuosa e il filo di kajal che usavo per mettere in risalto i miei occhi neri.

Non si rendevano conto che tutte queste ironiche attenzioni mi facevano solamente tanto male.

«Occhi belli, ti sei scordato il mascara?!»

«Buongiorno donna mancata!»

«Giorgio, niente lucidalabbra oggi?!»

Mi prendevano in giro mentre passavo davanti a loro.

Io non volevo niente, io non chiedevo niente.

Me ne stavo per le mie, ma tutto ciò non bastava e le battutine continuavano fino a che non suonava la campana.

Anche i professori non riuscivano a tenermi al paro degli altri.

Erano impegnati a soffermarsi su tutti quei dettagli che per loro erano difetti come, ad esempio, il modo in cui gesticolavo ed enfatizzavo ogni parola durante le interrogazioni.

Quanto lo odiavano.

Quanto mi odiavano.

Francesco, il mio compagno di banco, non era ancora arrivato, anche lui aveva il mio stesso “difetto”.

Ci siamo conosciuti durante il primo anno, siamo cresciuti insieme e, inevitabilmente, ci siamo innamorati.

Ebbene si, eravamo una coppia gay.

Purtroppo non potevamo comportarci come tutte le altre coppie “normali”, eterosessuali  perché se solo ci avessero visto baciare… La sospensione sarebbe stata inevitabile oppure, i nostri compagni di classe, ci avrebbero picchiato, come l’ultima volta.

Il tempo scorreva lento.

Finalmente suonò la campanella dell’ultima ora ed io mi precipitai fuori velocemente per non perdere il bus.

Arrivai a casa e la prima cosa che feci fu quella di comporre il suo numero.

«.. Risponde la segreteria telefonica del numero…»

Niente, non riuscivo a trovarlo o forse non voleva farsi trovare.

Avevo passato tutta la domenica a chiamarlo, ma la solita segreteria rispondeva minacciosa ad ogni mio squillo.

Francesco rispondi, che ti prende?

Passarono altri due minuti, ricevetti un messaggio:

«Non ce la faccio più, il mondo ci va contro e noi non possiamo fare niente.. Sarò un debole, ma non voglio essere deriso ulteriormente. Giorgio, è finita.»

Mi aveva lasciato.

Non mi voleva più.

Mi buttai sul letto in lacrime, lo sapevo che sarebbe finita cosi.

Essere catalogati come “diversi” faceva male anche a me.

Un colpo di vento fece spalancare la finestra della mia camera, sobbalzai spaventato.

Mi alzai, dirigendomi verso di essa per richiuderla.

Nella mia mente solo un pensiero: Come era potuto accadere?

Francesco aveva represso tutto il suo amore nei miei confronti.

Le gambe mi tremavano, gli occhi bruciavano.

Sarà stata la debolezza, l’amarezza, la frustrazione… Eppure ci volle un attimo.

Senza pensarci due volte, mi buttai.

Un urlo e poi il buio.

– Roma. Ragazzo di 17 anni suicida per la sua omosessualità, buttandosi dal balcone dell’abitazione dove viveva con il padre. Secondo i genitori, il figlio, subiva violenze fisiche e verbali da parte dei compagni di scuola. –

Giorgio era morto.

 

 

Omofobia.

Non si sente altro. Non si parla di altro.

Nonostante le molte vittime, ancora in pochi conoscono il vero significato di tutto ciò.

L’Omofobia, letteralmente, è una persistente paura verso tutto ciò che riguarda la sfera dell’omosessualità.

Paura.

Definiamo anche questa parola: ” Sensazione di forte preoccupazione, di insicurezza, di angoscia, che si avverte in presenza o al pensiero di pericoli reali o immaginari”.

E’ questa la definizione che si limitano ad “affibbiare” a tutte quelle persone che odiano gli omosessuali.

Parlano di pericoli come se, essere di un altro orientamento sessuale, potesse danneggiare gravemente chi sta loro intorno.

L’ultimo a pagarne le conseguenze è stato Andrea, un ragazzo romano di soli 15 anni che si è tolto la vita davanti al fratellino.

Il popolo dei social network ha fatto sentire la propria voce di indignazione, creando eventi per commemorare Andrea e tutte le vittime dell’Omotransfobia.

Tra le iniziative che hanno avuto maggior risalto, c’è “Tutti in rosa. In segno di solidarietà con lo studente di Roma e contro l’Omotransfobia”.

Un fattore negativo, che ha influenzato molto, è l’ignoranza delle persone.

Criticano senza sapere chi siano in realtà gli omosessuali.

Non conoscono i loro sentimenti e le loro emozioni poiché non riescono a far parte della nostra quotidianità.

Tutto inizia tra i banchi di scuola, quando i ragazzi sono in continuano cambiamento, non avendo ancora sviluppato una loro “sessualità”.

Inutile negare che ci si mette veramente poco a passare dal “bullismo” adolescenziale al razzismo.

Tutto ciò è un incubo perenne che rincorre questi ragazzi giorno per giorno, ripetendosi, senza dargli tregua.

La stessa tregua che non è stata concessa neanche ad Andrea.

Viviamo con il preconcetto di avere una “mente aperta a 360°” e ne andiamo fieri, eppure si commettono ancora atti discriminatori verso chi è in minoranza, “il diverso”.

Mentre tutti si accaniscono contro qualunque forma di famiglia che non sia quella cattolica, organizzando manifestazioni come “No ai matrimoni gay”, queste persone continuano semplicemente a chiedersi come mai non possono amarsi, quale sia il loro peccato, quale legge stiano trasgredendo.

Quando vedono che queste domande rimangono lettera morta e che le loro parole, come sabbia trasportata dal vento, scompaiono dal dibattito pubblico, decidono di andare all’estero per trovare quella legittimazione che – un paese definito da molti “bigotto” – non può dargli.

Andrea si è suicidato a 15 anni.

Non riusciva a vivere sapendo che la società che lo circondava non lo accettava, lo riteneva un reietto.

Successe anche ad Oscar Wilde, il quale fu imprigionato perché colpevole di provare un sentimento sbagliato per un altro uomo.

Ormai funziona così nella società di oggi: devi fare, pensare, provare cose che non siano difformi dal pensiero dominante, da ciò che la società si aspetta da te.

Di fronte però a tanta ipocrisia e falsità che pervade questo mondo e considerando il fatto che, fino a prova contraria, ognuno di noi è dotato di un bene prezioso ed inalienabile che è il libero arbitrio, mi domando: come si stabilisce cos’è giusto e cos’è sbagliato? Cos’è giusto o sbagliato da pensare, da dire, da provare? Forse allora aveva ragione George Orwell quando, in 1984, descriveva un futuro utopico dove verrà punito lo psico reato, il reato del pensiero, di avere un pensiero diverso dal resto della popolazione.

Capire, quindi, che la questione della Omotransfobia non riguarda solo la mera e becera sfera del razzismo ma comprende una diagnosi più ampia delle condizioni culturali di questa società, credo sia un punto da cui partire e che deve essere il pilastro per qualsiasi tipo di dibattito sull’argomento.

Che segnale si da quando si etichetta un uomo che ama un altro uomo come un “finocchio”? Si da il segnale di una società che deve compiere ancora molti passi avanti.

Il problema è che, man mano che i giorni passano, il traguardo di una società più civile e tollerante si allontana sempre di più.

Chi è disposto quindi a rincorrere questo sogno?


About

Studia Scienze della comunicazione presso l’Università di Roma Tre. Nota blogger esperta di moda, gestisce da tempo due blog personali, Pensieri Senza Confini e Rebel Fashion Blog. Scrive su diversi giornali, quali Shalom, Lusso Style e Fanpage. Nel dicembre 2013 è uscito il suo primo libro: Le malattie del nostro mondo. COLLABORATRICE SEZIONE CULTURA.


'Against Homophobia.' have 7 comments

  1. 26 novembre 2012 @ 10:15 pm Nathan

    La riflessione ti lascia con troppa considerazione dell’amore per il prossimo a differenza della sua sessualità,purtroppo al giorno d’oggi, le persone non riescono a capire ancora la gravità dell’omicidio di quel povero ragazzo… Le scuole continuano a proporre delle difese anti-bullismo/razzismo ma i risultati purtroppo sono ancora questi. Che amarezza. Riposa in pace andrea.

  2. 26 novembre 2012 @ 10:48 pm Claudia

    E’ terribile che ancora, nel 2012, in un paese considerato civile, una persona debba sentirsi “sbagliata”, e debba arrivare ad un punto di non ritorno come il suicidio, solo perchè omosessuale. Ed è incredibile l’ignoranza che ancora regna a proposito, tutti si fingono aperti mentalmente ma non si perde occasione di fare battutine sarcastiche, ed è da quella battutina che nasce tutto. Non dovrebbero succedere cose del genere. Mai.
    Riposa in pace, Andrea.

  3. 27 novembre 2012 @ 12:32 am Mario

    È vergognoso che certa gente possa avere certe chiusure mentali assurde e senza nessun fondamento! Ma se un ragazzo ama un ragazzo o una ragazza ama una ragazza perchè non sono considerati una coppia di fatto?! E la stessa cosa succede per la religione, per il colore della pelle o una cultura differenti. Quelli che dovrebbero sentirsi “sbagliati” sono tutti quei str***i che fanno soffrire questi ragazzi che a volte arrivano anche al suicidio.. È uno schifo che esista ancora tanto ignoranza e cattiveria a proposito!

  4. 27 novembre 2012 @ 11:31 pm Fede

    Stiamo regredendo anzichè avanzare! mi sembra di essere nel medioevo,dove chi era diverso veniva messo alla forca, adesso i tempi sono cambiati, siamo nel 2012 quasi alle porte del 2013 e ancora ci sono queste discriminazioni assurde, non ci sono più gli omicidi ma i suicidi\omicidi.Già, le persone fragili vengono sottoposte a pressioni psicologiche brutali e piuttosto che star continuamente a soffrire perchè la gente li considera diversi si tolgono la vita.Ma diversi da chi? non è vero che siamo tutti a immagine e somiglianza di Dio?basta questo razzismo, questo odio per ciò che è diverso.SIAMO TUTTI UGUALI, bisogna imparare ad accettare una persona sia per i suoi pregi così come per i suoi difetti, che sia etero, gay, bisessuale o transessuale.Apriamo la mente e il cuore.
    P.s. Il nuovo acquisto del blog è favoloso.Brava Miriam.

  5. 28 novembre 2012 @ 12:07 am Emma

    Ho sentito tanta gente dire “non ho niente contro i gay” e poi etichettare “finocchio”, un ragazzo effemminato, dire di non voler avere amici gay perchè “Se no me la mettono nel sedere” (scusate la volgarità).
    Il risultato di questo pensiero, di questo razzismo (non so come altro definirlo), è solo una stupida ed ottusa mente, limitata a pensare e idealizzare l’uomo eterosessuale come immagine “perfetta” e “pura” della natura dell’essere umano.
    Anche tra gli animali, vi sono casi di attrazione tra due esemplari dello stesso sesso.
    Eppure, perchè pensare che gli omosessuali sono diversi dagli altri? Perchè etichettarli, come fossero degli esperimenti non andati a buon fine, o dei soggetti con qualche problema genetico?
    Chi ha mai autorizzato le persone a giudicare, insultare e ridicolizzare, chi è considerato diverso?
    Si, è vero. Sono DIVERSI. Sono diversi perchè sono unici, coraggiosi e si distinguono dagli altri, tutti uguali, come un branco di pecore. Cade una e tutte le altre le cadono sopra.
    Eppure, questa loro unicità, è odiata, quasi invidiata, dagli altri.
    le prese in giro e le persecuzioni, causano suicidi, come quello accaduto pochi giorni fa:
    “Un ragazzo si impicca perchè delle persone lo prendono in giro su Facebook”. Perchè perseguitare queste persone? Perchè non dargli la possibilità di vivere, esattamente come fanno tutti gli altri? Perchè, dico io, PERCHE’?
    Gli omosessuali meritano ed HANNO gli stessi identici diritti di qualsiasi altra persona e nessuno ha il potere di negarglieli.

  6. 28 novembre 2012 @ 1:24 am Francesco Angeli

    Bell’articolo.
    Bel racconto.

    Grazie anche a te, un giorno, l’Italia cambierà.

    Con stima,
    Francesco

  7. 13 dicembre 2012 @ 8:03 pm Joanna

    Anche se quest’articolo è uscito già da un po’, vorrei comunque dire la mia.
    E’ vergognoso vedere tanti casi di omofobia al giorno d’oggi; dovremmo ricordarci sempre e comunque che siamo tutti esseri umani e abbiamo il diritto di essere come vogliamo.
    Purtroppo il suicidio di quel ragazzino non è il primo e non sarà neanche l’ultimo: la violenza psicologica è una delle armi più tremende che esistono al mondo.
    Ora, non voglio passare per criticona, però vorrei solo farti un appunto: ci sono vari errori nel tuo articolo, ed è un peccato visto che le argomentazioni che hai cercato di usare sono buone – ma anche queste potevi approfondirle maggiormente.
    Quello che voglio dirti è che faresti meglio a ricontrollare per bene ciò che scrivi, in modo da poter pubblicare un articolo non discreto, ma veramente buono.
    Comunque apprezzo moltissimo che sempre più persone si interessino a far risaltare il più possibile queste inciviltà – perché la discriminazione può essere definita solamente come un’inciviltà -, e questo tuo scritto dovrebbe far riflettere tutte quelle persone che si ostinano a tenere la mente chiusa a doppia mandata.
    Continua così e vedrai che migliorerai sempre di più!


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