Alice In Chains, un percorso artistico coerente per una band inossidabile

Gli Alice In Chains tornano sulla scena con il loro nuovo album Rainer Fog

 

Alice In Chains

Fonte Wikipedia

Gli Alice In Chains presentano il loro nuovo disco Rainier Fog, il terzo disco dell’era di William Duvall, uscito a cinque anni dal precedente The Devil Put Dinosaurs Here.

La cosa che appare subito chiara è la coerenza sonora e compositiva scelta dagli Alice In Chains: l’attaccamento all’ala più metal del grunge, i riff di chitarra taglienti, il magistrale lavoro di armonizzazioni vocali e la vena heavy di questa band è più viva che mai.

C’è chi scambia questa coerenza sonora per scarsità di idee e sonorità ridondanti, noi crediamo che invece gli AIC siamo semplicemente coerenti con il loro percorso artistico e sonoro iniziato nei gloriosi anni ’90 e che, anzi, abbiano ancora molto da dire e Rainier Fog ne è la prova tangibile.

Rainier Fog, un percorso artistico coerente

Il disco si apre con The One You Know, il classico pezzo abrasivo col marchio di fabbrica AIC. Un riff tagliente che si snoda perfettamente tra le strofe e che diventa più melodico sul ritornello; le ritmiche scandite al centimetro che seguono gli incastri di chitarra e basso e il gioco di voci che rappresenta forse la parte più caratteristica della produzione musicale del gruppo.

Rainier Fog è un brano più incalzante del precedente e dall’attitude più heavy. Anche qui spicca su tutto la chitarra di Cantrell e, ovviamente, le armonizzazioni vocali. Molto interessante notare come, sulla metà del brano, una pausa ci riporti su sonorità più moderate: il riff più pesante lascia il posto a un arpeggio dai toni acidi che regge tutto il verso e che gradualmente ci riporta sui toni più aggressivi dell’inizio.
Un pezzo essenzialmente bello dritto, dove a fare la differenza sono i suoni scelti e le dinamiche messe in moto dalla band.

Drone è un brano dall’andamento più sincompato, una sorta di “hardblues” mescolato a un andamento da ballad e a sonorità pesanti e molto cupe. Un brano particolare che rompe un po’ il classico spettacolo movimento messo in scena dagli Alice In Chains e cambia un po’ il punto di vista (almeno quello ritmico) della composizione.
Un brano interessante, forse un po’ meno efficace di altri tentativi elettro-acustici della band ma comunque molto riuscito. Decisamente affascinante la parte del solo di chitarra e il contorno strumentale.

Deaf Ears Blind Eyes resta su questo andamento da ballad cupa e tagliente. Anche qui la band sceglie un andamento moderato e sonorità abissali, cupe e affilate che da sempre hanno conquistato il pubblico degli AIC.
Anche qui nulla di nuovo, ma la passione e forza di Cantrell e soci riesce a dare vita a uno spaccato (sonoro e concettuale) degli anni ’90 che non può che affascinare l’ascoltatore, soprattutto i fans storici della band.

Alice In Chains

Fonte AlternativeNation

So Far Under riprende i toni heavy di cui sopra con la chitarra e le ritmiche cupe e pesanti. Un pezzo dalle sonorità “datate”, quel sound acido che sembra “decadere” grazie al magistrale gioco di leva di Cantrell.

Un pezzo dove tutta la band riesce ad esprimersi alla perfezione e a dare vita a sonorità così accattivanti che difficilmente dimenticherete così come accadde con la title track del precedente disco. Insomma il classico pezzo alla Alice In Chains ed è proprio per questo che non può non piacere.

Stessa storia per Never Fade, un pezzo più incalzante del precedente e di forte impatto. Un brano dove la chitarra resta (almeno in principio) più di riempimento, lasciando il grosso del lavoro alla ritmica e alla voce. Ovviamente la sezione chitarristica ritorna prepotente durante il solo a metà del brano e sulla conclusione del tutto.

All Am I è la ballad finale (di circa 7 minuti) che porta a conclusione Rainier Fog. Torniamo sui toni più pacati ed elettro-acustici ai quali i nuovi Alice In Chains ci hanno abituato da Black Gives Way To Blue in poi. Un brano del genere è una sorta di respiro strumentale e vocale in un disco dalle sonorità abrasive, è come un momento di (finta) rilassatezza dove si dà voce all’espressione strumentale e alle sonorità.

Una dark-ballad incredibile, che pur nella sua lunghezza, tiene l’ascoltatore incollato alle casse per tutto il tempo, affascinato e spaventato da questa oscurità. Il pezzo continua con il classico andamento sinusoidale del caso andando a crescere proprio per sorreggere il grande solo di chitarra che poi va a chiudere il brano in una sorte di chiave acustica intima e cupa.

Alice In Chains, una band inossidabile

Un grande ritorno per gli Alice In Chains che si dimostrano una tra le ultime realtà musicali del grunge ancora inossidabili e vitali. La band che tutti aspettavamo e Rainier Fog è un disco coerente e corposo, in grado di soddisfare sia i fans di vecchia data che le nuove leve dell’era Duvall.

Con Rainier Fog gli Alice In Chains segnano un ritorno che non snatura il progetto e, anzi, va a confermare l’interesse per questa nuova formazione che assolutamente non delude i fans. L’ascolto è più che consigliato.

 

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La musica è la mia passione: sul palco dietro una batteria e sotto al palco in un mare sterminato di dischi. Laureato in Letteratura, Musica e Spettacolo e in Editoria e Scrittura a La Sapienza di Roma, passo il mio tempo tra fogli bianchi, gatti e bacchette spezzate. CAPOSERVIZIO MUSICA


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