Amleto

Amleto, quando il teatro raggiunge il grande schermo

Hamlet

In occasione del quattrocentesimo anniversario dalla morte di Shakespeare, il 19 e 20 aprile approda nelle sale italiane, in diretta dal National Theatre di Londra, l’Amleto di Lyndsey Turner con Benedict Cumberbatch, candidato all’Oscar per The Imitation Game, scenografie di Es Devlin e musiche di Jon Hopkins. Lo spettacolo, presentato in anteprima al Torino Film Festival, ha ottenuto già uno straordinario successo di pubblico coinvolgendo, in 25 paesi, oltre 225.000 spettatori che lo scorso ottobre si sono collegati via satellite con il teatro inglese.

Trama       

La tragedia si mantiene fedele, nelle linee generali, all’originale: Amleto, unico discendente al trono di Danimarca, scopre dallo spettro del padre la verità sul suo assassinio da parte dello zio Claudio, novello sposo della madre Gertrude e decide di vendicarlo in un macabro gioco oscillante tra follia e cosciente simulazione. Nella drammatica vicenda di Amleto restano coinvolte molte figure: Polonio, credulo ministro di corte, erroneamente ucciso da lui in un accesso d’ira; sua figlia Ofelia, innamorata di Amleto e fuori di sé per la scoperta della morte del padre, che si lascia morire per annegamento; Laerte, suo fratello, complice del re Claudio nell’ordire un inganno per assassinare Amleto, ma vittima egli stesso del complotto in cui vedrà il suo destino congiungersi a quello del rivale.

Il dramma si chiude con l’immagine del palazzo reale di Elsinore, tramutatosi in un lugubre campo di battaglia, che diviene cupo scenario di un fatale errore per cui trovano la morte Laerte, Gertrude e Amleto. Ed è proprio con la sua stoica accettazione della fine e l’eroismo delle parole di speranza per la Danimarca rivolte al fidato amico Orazio che si conclude significativamente quest’ultima toccante scena del dramma.

Amleto rivive nel ventunesimo secolo

L’Amleto di Lyndsdey Turner è stato oggetto fin da subito di numerose critiche dovute certamente alla violazione del testo originale, alla manipolazione dei contenuti in una direzione più spiccatamente sarcastica, al taglio ironico e quasi farsesco di alcune scene e soprattutto alla dislocazione del celebre monologo To be or not to be (solitamente collocato nel terzo atto) durante il secondo atto, a seguito di un beffardo battibecco con Polonio.

HamletEppure la rappresentazione ha ottenuto ovunque un enorme consenso, secondo alcuni dovuto essenzialmente all’eccezionale bravura degli attori (Leo Bill nel ruolo di Horatio, Sian Brooke in un’appassionatissima Ophelia, Jim Norton nella bizzarra interpretazione di Polonio, Ciaràn Hinds e Anastasia Hille come il demoniaco Claudio e la malinconica Gertrude) e alla messa in scena mozzafiato che riscatterebbero una sostanziale carenza nella trasposizione del testo letterario e nella riorganizzazione delle parti.

Michael Billington, in particolar modo, considera Cumberbatch dotato di molte delle qualità richieste ad Amleto: la compostezza dignitosa, una voce tuonante e una predisposizione all’introspezione che lo rendono l’interprete ideale di un ruolo ampiamente ricoperto, ai limiti quasi della consunzione, cui riesce a restituire una sfumatura di originalità e un’auto-consapevolezza inedita. Tuttavia, sostiene anche che egli avrebbe potuto lasciare al pubblico infinitamente di più se non fosse stato “imprisoned by a dismal production that elevates visual effects above narrative coherence and exploration of character”, ovvero intrappolato in un’infelice struttura teatrale che sacrifica la fedeltà al testo originale e la meditazione interiore dei personaggi alla ricerca di suggestioni visive ed effetti spettacolari.

Al di là delle contestazioni, lecite nei confronti di un’opera fortemente straziata nei suoi aspetti più tradizionali e in alcuni tratti forzatamente rielaborata per renderla fruibile ad un pubblico più vasto, è notevole lo sforzo di attualizzazione portato a termine dalla regista che, attraverso l’attenzione ad alcuni dettagli (l’abbigliamento dei personaggi, gli oggetti di scena come giradischi e fucili moderni, le battute comiche), proietta nel presente uno dei drammi più conosciuti e ripercorsi nella storia del teatro moderno per affermarne la sua irriducibile contemporaneità. E sono proprio alcune scelte di regia, come la polvere che precipita sul palcoscenico dalla fine del primo atto fino all’ultima scena, le luci smorzate e le tonalità plumbee prevalenti, a rendere estremamente struggente la resa di una vicenda dolorosa e crudele che, nell’offrire un ritratto del mondo stesso nella sua lenta dissoluzione e nel declino dell’integrità umana, si eleva dalla contingenza finzionale per raggiungere un grado di assoluta esemplarità.

Una sfida culturaleHamlet

La proiezione di Amleto nei cinema, resa possibile grazie a Nexo Digital, rientra nella campagna internazionale del British Council, “Shakespeare Lives”, volta a celebrare l’influenza di uno dei più grandi drammaturghi mai esistiti sulle realtà socio-culturali di ogni tempo attraverso la rievocazione del messaggio universale delle sue creazioni.

Il progetto, tuttavia, non nasce soltanto dalla volontà di commemorazione di uno scrittore immortale e di preservazione dell’eterno fascino dei suoi versi, ma dalla scelta superare il gap intellettuale e sociale che separa il grande pubblico dagli spettacoli teatrali e sensibilizzare in particolare le nuove generazioni all’apprezzamento del teatro, reso più accessibile e vicino ad ognuno attraverso lo sfruttamento di tecnologie più avanzate di comunicazione.

Pur venendo meno l’aspetto strettamente cinematografico nella costruzione del film (le riprese sono sostanzialmente statiche e scarsa è la ricerca di integrazione tra componente video e scena reale), proprio la presa diretta di uno spettacolo teatrale senza alcun intervento di montaggio ulteriore e selezione produce l’effetto di una partecipazione vissuta in prima persona a contatto con le sensazioni del pubblico, con l’emozione degli attori, con una recitazione sentita che trasporta lo spettatore in un’atmosfera più vera e spontanea di quella respirata in una sala cinematografica. Se il pubblico di oggi non cerca più il teatro ritenuto una forma di svago e d’acculturamento sempre più elitaria, è il teatro stesso a raggiungere il grande pubblico nel modo più immediato e coinvolgente che si potesse scegliere, servendosi di uno dei più apprezzati e diffusi mezzi d’intrattenimento: il cinema. Ed in questo contesto la scelta di Hamlet non è casuale, non semplicemente poiché si tratta di uno dei maggiori e indiscussi capolavori del genio shakesperiano nonché di una delle tragedie più amate e fonte d’ispirazione nel corso secoli, ma per il significato Hamletintrinseco che questa pièce conserva in sé.

E’ lo  stesso Cumberbatch, in un’intervista, a definire Amleto un eroe universale, che vive i drammi e le lacerazioni proprie di ogni uomo, che brancola nel buio per afferrare risposte esistenziali che non riuscirà mai a raccogliere, che cerca nel gioco una disperata evasione dalle fatue convenzioni che lo tormentano (l’essere dell’individuo contro l’apparire del mondo esterno), che si dibatte sul confine incerto tra coscienza e follia, realtà e finzione. Amleto è dunque il personaggio adatto per ricordare Shakespeare, nella verità sempre attuale delle sue opere, ma soprattutto per avvicinare un pubblico nuovo ad un teatro antico nella realizzazione che un Amleto, con i suoi dubbi e le sue riflessioni ancor oggi moderne, seppur visto in maniera straniata e nuova attraverso la lente cinematografica, è presente e vive in ogni persona.

 

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About

Nata a Roma nel 1995, ma napoletana d'origine, studia Lettere moderne presso l'Università di Roma Tre. Interessata e poliedrica, appassionata d'arte, cinema e teatro, ama la letteratura fin da bambina e ha fatto della scrittura il mezzo per conoscere se stessa e il mondo. COLLABORATRICE SEZIONE CULTURA


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