Amministrative 2012: la disfatta dei poltici italiani? Non solo!

Beppe Grillo ha mosso le masse. Ora possiamo dirlo. Sorprendenti i risultati alle elezioni amministrative per quello che non è nemmeno un partito, ma un semplice movimento, il Movimento 5 Stelle.

Non un leader politico, non un tecnico, non un imprenditore che “scende in campo” per salvare le sorti degli italiani, ma un comico pungente e irriverente, seducente per molti elettori.

Un remake della “Grande fuga” il risultato delle amministrative, se osservato dal punto dei grandi protagonisti della maggioranza: un fuggi fuggi generale degli elettori che hanno abbandonato Pdl e Lega, senza troppe remore.

Delusi dalla cattiva amministrazione cittadina? Attratti dalle alternative o dalle ali più estreme? O più semplicemente sfiduciati da una politica ormai logora e consunta, incapace di ridare vigore all’Italia e agli Italiani?
Un insieme di cause probabilmente. Quel che è certo è che, mentre anche il governo tecnico di Monti tocca il minimo storico dei consensi, i cittadini si danno all’ebbrezza di cercare conforto nei partiti più piccoli e nel nuovo.

Ma c’era da aspettarselo. Che Grillo piaccia o non piaccia, ha toccato le corde giuste, il cuore della gente, la “pancia delle persone”, stanche di un sistema politico sempre uguale a se stesso e sempre più ripiegato sul marcio che esso stesso ha prodotto.

La Lega riporta una dura sconfitta. Non si poteva pensare a un epilogo differente, visti gli scandali che ormai stanno fagocitando sempre più in fretta i pezzi grossi del Carroccio.

Il Pdl precipita. E come poteva non essere così? Tutto possiamo dire del“povero Silvio”, ma certamente era lui l’anima di un partito figlio della sua Forza Italia. Oltre alla reiterata incapacità delle amministrazioni locali di offrire soluzioni realmente vantaggiose per la gente comune, la sua assenza ha avuto un peso determinante nello sfiduciare il grande popolo del partito dell’amore, che – vi ricordo – cantava convinto “Meno male che Silvio c’è!”.

Tuttavia, non posso fare a meno, in ultima analisi, di riflettere anche sul clima politico d’Europa, sulla voglia di cambiamento che hanno manifestato anche altri cittadini, non Italiani, ma Greci, Francesi, Inglesi e Tedeschi.

In Germania la Merkel tiene, ma perde molto terreno e la coalizione di centro destro della donna di ferro si lascia sfuggire il controllo del piccolo Stato agricolo dello Schleswig-Holstein. 

In FranciaSarkozy che era già pronto a festeggiare all’Eliseo, è stato scalzato da François Hollande e i socialisti.

In Grecia, le misure austere imposte hanno messo a dura prova i grandi partiti, che puniti dagli elettori, insieme non riescono a creare un governo di maggioranza, senza i piccoli nuovi protagonisti di una politica frammentata, che ha premiato persino i neonazisti.

E in Inghilterra? I conservatori e Cameron si saranno anche riconfermati al primo posto. Ma di certo la loro può essere considerata una vittoria mutilata, dal momento che sono ben lontani dalla necessaria quota per la maggioranza al Parlamento, con 310 seggi ottenuti contro i 326 necessari.)

Mi pare evidente che, oltre ai malesseri nostrani, i risultati politici risentano di un atteggiamento generalizzato, diffuso anche nel resto d’Europa, che riflette l’insofferenza degli elettori verso la crisi globale e l’incapacità della politica di dare risposte mirate e veloci. 

Una risposta, dunque, che forse si è fatta attendere troppo a lungo, ma che ora potrebbe segnare un’inversione di rotta inarrestabile.

MARCO BARUFFATO

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