Ana-Mia: sospesi sul filo della bilancia.

-Ogni riferimento a cose o persone è puramente casuale-

Ero seduta sul sofà con mamma, senza rendercene conto ci ritrovammo a vedere un programma dove il prototipo di “bellezza” era rapportato ad una taglia 36.

Terribile, io portavo la 38.

“Obesa, obesa, obesa.”

Ecco che cosa si ripeteva dentro la mia testa.

Pensieri pungenti si insinuavano nelle mie paure più profonde.

Mia madre se ne accorse e spense velocemente la televisione, facendo finta di niente.

Il silenzio gelò la camera.

– “Vado a preparare la cena”.

Si dileguò cosi.

 

Arrivò l’ora di cena, ma non avevo molta fame.

– “Ho preparato le fettuccine, come piacciono a te!”, esclamò mia madre con un sorriso a 32 denti.

Si sedette a tavola e mentre stava per dare le porzioni, ribattei:

– “Scusa mamma, non ho fame”.

Abbassai lo sguardo per non incrociare il suo.

– “Che ti prende Emma? Non pensi che abbiamo già sofferto abbastanza con il tuo periodo di Anoressia l’anno scorso? Me ne sono accorta che stai continuando ad avere questi problemi…Sei cosi fragile, prima avevi una 46! E’ la volta buona che ti ricovero”.

Iniziò a blaterare parole che per me non avevano senso.

Diceva che questo mio comportamento deviante era dovuto alla mancanza di un padre e che dovevo smetterla di richiedere attenzioni in questo modo.

Come se questo mio rapporto contrastante con il cibo si potesse paragonare ad un capriccio da bambina.

Ogni tanto mi riprendevano delle piccole ricadute, anche di Bulimia, e mi ritrovavo a giocare a “Cala e Cresci” con il mio corpo.

Quante smagliature.

Segni di una pelle che non era abbastanza elastica per seguire le mie abitudini malsane.

Mi abbuffavo in solitudine o digiunavo, ma tutto ciò non importava.

Mi sarei indotta il vomito ugualmente.

Lassativi, diuretici, farmaci.

Quante ne avevo mandate giù per essere in perfetta sintonia con il mio corpo.

Volevo un corpo dannatamente magro.

Sarei arrivata ad un punto di non ritorno?

– “Io te la lascio nel frigo, tu fai come ti pare”.

Sentenziò mia madre, dopo aver finito la sua porzione.

Ripose tutto nel frigo e se ne andò a letto, anche io feci lo stesso.

 

Ore 3.00

Mi svegliai di soprassalto per colpa del mio stomaco che continuava a richiamare attenzioni.

“Fame, Fame, Fame.”

Mi diressi, quasi in modo automatico, verso il frigo.

Tirai fuori i residui della cena ed iniziai mangiare voracemente.

Pasta. Cioccolata. Mozzarella. Patatine. Uh, c’è anche qualche residuo del pranzo di oggi!In poco tempo, mi ritrovai a passare in rassegna tutto ciò che mi capitava a tiro.

Mangiavo, mangiavo e mangiavo.

“Obesa, obesa, obesa”.

Ripetevo dentro di me.

“Sono tutti grassi che accumulo, sono un’obesa!”.

Chiusi velocemente il frigo e mi diressi verso il bagno.

Avere la pancia piena non era da me, una sensazione che da troppo tempo non provavo e che ora mi infastidiva.

Feci attenzione a chiudere la porta, senza fare rumore.

Senza pensarci due volte, mi sbrigai ad aprire il lavandino.

L’acqua scorreva forte e il rumore avrebbe contrastato le conati di vomito.

Mi abbassai china sul water, chiusi gli occhi e mi infilai due dita in gola.

Il male era tornato.

“Sono una fottuta debole”.

Mi appoggiai, stanca, al bordo della vasca da bagno, con gli occhi ancora chiusi.

Ero ritornata alle mie vecchie cattive abitudini.

Improvvisamente, mi resi conto di non sentire più lo scrosciare dell’acqua.

Alzai lo sguardo di scatto e lei era li’, a guardarmi spaventata.

– “Mamma…”

Sussurrai con un filo di voce.

– “Emma…”

Rispose buttandosi a terra, accanto a me.

Non so bene quanto avesse visto, ma era pallida e visibilmente scossa.

– “Avevi ragione tu, ho bisogno di aiuto… Sono una debole, mamma”, continuai a dire, ormai in lacrime.

– “Shhh, risolveremo tutto piccola mia…Insieme”.

Mi abbracciò silenziosamente.

Socchiusi nuovamente gli occhi e lasciai che la mia bocca pronunciasse una di quelle parole che non ero mai riuscita a dire…forse per semplice orgoglio: “Scusami, mamma”

Mi appoggiai a lei e, nella penombra della camera, la vidi piangere.

Come se, con tutte quelle lacrime, volesse lavar via ogni mia debolezza.

Eravamo solo io e lei.

Una madre e una figlia.

 

 ————————————–

 

In un’epoca malata, dove l’immagine è tutto, e chi non la rispecchia viene ripudiato, si dilaga una piaga per ogni ragazza, vittima degli stereotipi che la nostra società ci impone.

Magra e soda, ecco come bisogna essere per andare avanti.

L’attenzione sull’aspetto fisico ha superato di gran lunga l’importanza di un buon cervello pensante.

Dove sono finiti quei canoni di bellezza alla “Marylin Monroe”?

“Grasso è bello”, dicevano. Oggi però vedo solo ragazze che ogni giorno si fanno del male per perdere tutti quei chili di troppo, visibili solo ai loro occhi.

Le nuove generazioni, nel 90% si parla di ragazze dai 14 ai 18 anni, che per cambiare il mondo devono iniziare dal loro fisico.

Ragazze che puntualmente si mettono due dita in gola e corrono a pesarsi sulla bilancia.

La chiamano “dannata gioventù”, ma sono il risultato di ciò che i grandi hanno creato.

Anoressia.

Bulimia.

Due parole, tanto dolore.

Ragazze che sognano di fare le modelle e finiscono, invece, a fare le “stampelle” in passerella.

Si, perché, dopo tutti i loro sforzi, nessuno le guarderà…Saranno tutti concentrati sull’abito che indosseranno.

Loro sono il nulla.

Che cosa c’è di più brutto?

Si fanno del male da sole, non riescono a rapportarsi con il cibo e se si trovano in situazioni dove è presente, cercano di svicolare via.

Si sentono in colpa quando mangiano, quando si pesano, quando vomitano.

Sono cosi fragili, deboli.

Farfalle che quando arriva il loro tempo, volano via.

E il “loro tempo” arriverà molto presto.

Nel caso dell’anoressia, ad esempio, quanto riuscireste a resistere senza mangiare?

Danni al cuore, reni e fegato.
Ulcere intestinali, infiammazioni, perdita delle mestruazioni, poi i capelli ed infine i denti.

E’ questa la fine che fareste fare a vostra figlia?

Dominata dai dettami dell’alta società.

Divorata dai sensi di colpa.

No, non è possibile.

Io dico no a tutto questo e voi dovreste urlarlo insieme a me.

E’ inaccettabile, inammissibile.

Il mondo sta andando al contrario.

Ci sono bambini in Africa che muoiono di fame, mentre qui in Europa c’è chi rifiuta cibo per “sentirsi in armonia con il proprio corpo”.

Molte associazioni si stanno attivando contro la “piaga del 2000”.

Tra le campagne di sensibilizzazione su questo tema, vorrei citare quella di Franca Sozzani, direttrice di Vogue Italia, chiamata “Against Ana and Mia”.

Questa campagna incita chiunque abbia un blog o un sito ad aprire una discussione sui disturbi alimentari, oppure a crearne uno nuovo dedicato esclusivamente a tale argomento.

Anche io ho voluto mettere il mio contributo nel modo in cui “riesco meglio”.

Ho scritto.

Ho messo nero su bianco una storia che potrebbe appartenere ad ognuna di noi.

A me, a te che leggi, alla tua compagna di scuola, a quella ragazza che incroci per strada e senti che tutti la guardano male perchè “diversa”.

“Guardala, è tutta ossa”

“Le ossa diamole ai cani”

“Poveri genitori, chissà quanto le rimane da vivere”.

Criticare, criticare e criticare.

La gente non fa altro.

Tutto ciò non è buffo?

Fai di tutto per dimagrire ed essere conforme ai canoni di bellezza attuali, per non venire emarginata, e poi vieni tagliata fuori ugualmente.

Eh no, adesso siamo noi a doverci dare un taglio netto.

Dobbiamo dire basta a tutte queste pressioni imposte dai media e dovremmo cominciare ad essere un paese dove le taglie piccole vengano da meno, dove non ci si debba vergognare di quel chilo in più.

Tutto ciò dipende solo ed esclusivamente da noi poichè, come scriveva il celebre poeta Paul Valéry: “C’è solo un modo per vedere realizzati i proprio sogni: Svegliarsi” . Io lo auguro a tutti voi ed anche, ad essere sinceri, un po’ a me stessa.

 MIRIAM SPIZZICHINO 

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About

Studia Scienze della comunicazione presso l’Università di Roma Tre. Nota blogger esperta di moda, gestisce da tempo due blog personali, Pensieri Senza Confini e Rebel Fashion Blog. Scrive su diversi giornali, quali Shalom, Lusso Style e Fanpage. Nel dicembre 2013 è uscito il suo primo libro: Le malattie del nostro mondo. COLLABORATRICE SEZIONE CULTURA.


'Ana-Mia: sospesi sul filo della bilancia.' have 1 comment

  1. 11 dicembre 2012 @ 7:39 pm Emma

    Come al solito, sei riuscita a raggiungere il nucleo del problema.
    Vorrei cominciare il mio discorso, dicendo che io sono la prima a non piacersi. Si, peso un po’ di più rispetto agli “altri”, o meglio, alle altre e questo mi crea moltissimi problemi.
    Sono convintissima di tutto ciò che hai detto, infatti sono sempre in testa, per cercare di tirare su il morale e convincere le ragazze che si credono “grasse” se pesano un chilo in più, che in realtà non lo sono e sono bellissime così.
    Nonostante io non riesca ad accettarmi, alla fine sono arrivata alla conclusione che questo corpo ho e con questo ci devo vivere. Di certo non mi ritroverete chinata su un gabinetto a rimettere, ma questa idea de “la donna perfetta”, che consiste nell’avere la pancia piatta e “tutto sodo”, per così dire, è assolutamente e categoricamente SBAGLIATA e sta rovinando tutta la nuova generazione.
    Potrei citare alcuni cantanti moderni, come Lady Gaga, Katy Perry, Christina Aguilera o JessieJ; Ognuna di queste celebrità, ha scritto e pubblicato una canzone con l’intento di convincere la gente che “si è belli così”, a partire da “Born This Way” e “Firework”, sino ad arrivare a “Beautiful” e “Who You Are”. Tutte e quattro queste canzoni parlano della bellezza. Dicono che non c’è niente che non va in noi, che siamo tutti belli, indipendentemente da ciò che dicono gli altri, che siamo unici e insostituibili e che dobbiamo credere in noi stessi e mai perderci nel “gregge” (ho voluto fare questa citazione, indipendentemente dai gusti musicali di chi leggerà questo commento).
    Ci sono moltissime ragazze che sognano di diventare modelle, senza nemmeno rendersi conto di COSA dovrebbero diventare. Ho scritto “cosa” perché le modelle, senza offesa, ma non si possono definire “belle”, poiché sembrano scheletri camminanti. Uno quando le vede si chiede come diavolo fanno a stare in piedi…
    Ridursi a tal punto, solo per riuscire a finire su una misera rivista di moda, secondo me è una mancanza di rispetto prima di tutto verso noi stessi, poi verso il nostro corpo.
    La bulimia e l’anoressia sono molto frequenti, ultimamente e si possono riscontrare anche in ragazzine di 11 anni.
    Se un genitore permette ai propri figli di conciarsi in tal modo, allora significa che loro per primi, dovrebbero farsi un esame di coscienza e capire COSA è realmente importante nella vita e COSA è la bellezza.
    Sono convinta che la società debba cambiare, in qualche modo, anche se sarà dura, tutti siamo belli come siamo. L’importante è capirlo.
    Questa idea sta distruggendo migliaia di giovani (o meno) vite, e continuerà a farlo, se nessuno farà niente per cambiarla.


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