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Antigone – La tragedia di Sofocle nel cinema del terzo millennio

Antigone è la rielaborazione della tragedia di Sofocle nel cinema contemporaneo. In concorso alla 14^ Festa del Cinema di Roma

Quando ci si avvicina a prodotti come Antigone (2019) scritto e diretto da Sophie Deraspe con protagonista assoluta Nahéme Ricci, c’è sempre il rischio di trovarci dinanzi a un adattamento fiacco e poco incisivo, specie perché riuscire ad attualizzare una tragedia del V Secolo a.c. non è cosa da poco.

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Eppure il lungometraggio della Deraspe in concorso alla 14^ Festa del Cinema di Roma si è rivelato la sorpresa del concorso, tanto da esser ritenuto il vincitore morale dagli addetti ai lavori che han lodato, in particolare, la performance della Ricci – autentica mattatrice di un racconto di grande fattura cinematografica.

Antigone infatti, riesce ad attualizzare al meglio la tragedia Sofocliana, rielaborandola in chiave contemporanea grazie al suo sottotesto sociale fortemente radicato. Film di grande fattura, tanto da essere il candidato canadese agli Oscar 2020 e da essere premiato al TIFF 2019 come Miglior film canadese.

Sinossi

In seguito all’assassinio dei suoi genitori, la giovane Antigone si rifugia a Montreal insieme ai fratelli e alla nonna.

Studentessa modello, Antigone è il collante che tiene unita la famiglia. La tragedia deflagra quando suo fratello Etéocle viene ucciso dalla Polizia.

Dal V° Secolo a.c. un racconto tremendamente attuale

Per chi non fosse avvezzo agli studi classici, L’Antigone di Sofocle è una delle tragedie più famose di tutti i tempi. L’opera narra infatti la storia di Antigone, che decide di dare sepoltura al cadavere del fratello Polinice contro la volontà del nuovo re di Tebe, Creonte.

Scoperta, Antigone viene condannata dal re a vivere il resto dei suoi giorni imprigionata in una grotta. In seguito alle profezie dell’indovino Tiresia e alle suppliche del coro, Creonte decide infine di liberarla, ma troppo tardi.

Antigone nel frattempo si è suicidata impiccandosi. Questo porta al suicidio il figlio di Creonte, Emone (promesso sposo di Antigone), e poi la moglie di Creonte, Euridice, lasciando Creonte solo a maledire la propria stoltezza.

L’adattamento della Deraspe riprende la ricostruzione psicologica del personaggio di Sofocle, venendo meno al sacrificio di dolore. L’Antigone della Ricci è un personaggio forte, resa inconsapevolmente – dai social media – una paladina delle ingiustizie.

Un racconto sul retaggio e sull’appartenenza dal linguaggio contemporaneo

Antigone attraverso poche sequenze delinea il quadro del contesto scenico della sua protagonista.

Studentessa modello in un quadro familiare multietnico e multicaratteristico dall’anima giocosa e malinconica, vittima di un passato amaro da digerire e di un presente tutto da scoprire.

Sino al raggiungimento del primo turning point, Antigone è un racconto spensierato declinato in un inno alla vita e alla scoperta delle prime volte. Da quel punto in poi, il racconto muta gradualmente il proprio tono in una feroce critica alla brutalità delle Forze dell’ordine.

Antigone fa sovente uso dei social media e del concetto di Citizen Journalism, volto a dare un’eco esponenziale agli eventi alla base del primo turning point.

Espediente che permette di fare emergere sempre grazie a un montaggio che conferisce al racconto un ritmo teso ma dal respiro scenico lento e intimo, un’anima profondamente drammatica, in un’escalation continua di eventi essenziali all’evoluzione dei personaggi.

L’evoluzione del personaggio e la rilettura del sacrificio della tragedia di Sofocle

L’anima benevola di Antigone viene profondamente sconvolta dagli eventi alla base del turning point, abbastanza da spingerla a reagire mutando aspetto e intenzioni.

L’atto di estremo sacrificio della protagonista, sulla base dell’andamento della tragedia di Sofocle, permette di alzare ulteriormente la posta in gioco del conflitto; rielaborando così la tragedia attraverso un’impersonificazione piuttosto che con un atto sovversivo.

antigone recensione film wild italyEspediente che genera una riflessione sull’identità sociale in un mondo multiculturale che viene rielaborata al fine di dar maggior peso ai legami familiari il cui sviluppo dell’intreccio mette a dura prova. Si realizza così un’evoluzione della caratterizzazione del personaggio opportunamente gestita dalla Antigone della Ricci che gioca tutto sulla sottrazione emotiva e su una susseguente esplosione.

Da vittima degli uomini a paladina dei diritti umani

Il racconto fa emergere il desiderio di giustizia a qualunque costo della protagonista da una parte, e il mantenimento dei rapporti familiari – profondamente mutati – dall’altra. Divenendo così prigioniera di un mondo che non l’appartiene.

È certamente la sequenza del tribunale il cuore del racconto. Antigone tasta l’opinione pubblica, scoprendo quanto questa incida sull’audience, in una sequenza tanto spiazzante quanto suggestiva e coinvolgente. Antigone genera infatti un fenomeno mediatico tra i giovani assolutamente senza precedenti, divenendo un’icona culturale della strumentalizzazione cieca senza tener conto delle attenuanti del caso; inconsapevolmente una paladina dei diritti umani.

Una piacevole sorpresa, per un serio candidato agli Oscar 2020

L’opera della Deraspe, oltre a far emergere il talento della finora semi-sconosciuta Nahème Ricci, è indiscutibilmente un prodotto cinematografico dall’enorme impatto tematico.

Abbastanza da ritenere Antigone un serissimo candidato a entrare a far parte della cinquina degli Oscar al Miglior film straniero 2020.

Per un racconto affascinante e suggestivo, il cui unico vero rischio è la sua costruzione fin troppo “perfetta”, con le tematiche giuste al posto giusto, una forte protagonista femminile, e probabilmente l’assenza di una spontaneità che a volte fa la differenza tra un buon film e un’opera memorabile.

 

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About

Nato in Sicilia da madre umana e padre probabilmente alieno, ha un blaster sul comodino e uno zaino protonico dentro l’armadio. Malato cronico di Cinefilia dal 1989, dopo aver passato una vita a studiare i Classici Greci e Latini prima, la Letteratura Russa Ottocentesca poi, e per ultimi i Social-Media e le teorie sociologiche di Marshall McLuhan e Erving Goffman, si trasferisce a Roma per poter finalmente realizzare il suo sogno: studiare cinema, diventare sceneggiatore e costruire il suo personale Millennium Falcon. COLLABORATORE SEZIONE CINEMA


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