Appetite for Destruction: il disco di debutto dei Guns N’ Roses

“Il disco di debutto più importante della storia del rock”; “capace di vendere 26 milioni di copie in tutto il mondo”; “quarto album di debutto di maggior successo nella storia”. Basterebbero queste piccole informazioni a rendere l’idea della grandezza di questo CD dei Guns N’ Roses rilasciato nel 1987; 12 tracce una migliore dell’altra che si condensano in un’ora di rock ‘n’ roll da spezzare il fiato. Per chi non li conoscesse, vediamo ora chi sono questi 5 eroi della musica che a cavallo tra la fine degli anni ’80 e l’inizio dei’90 riuscirono a diventare la rock band più famosa del pianeta:

Axl Rose (cantante)- il leader del gruppo, carismatico ed egocentrico fino all’esasperazione, dotato però di una voce straordinaria e assolutamente fuori dal comune.
Saul Hudson/ in arte “Slash” (chitarrista solista)- è sicuramente al pari di Axl il componente più famoso dei 5. I suoi folti capelli ricci e il suo cappello a cilindro lo hanno reso, insieme alla sua grande tecnica, una delle icone del rock.
Duff McKagan (bassista)- altro storico membro della band, ha accompagnato la sua fama di musicista a quella di una vita sregolata, elemento che però contraddistingue tutti i componenti del gruppo.
Izzy Stradlin (chitarrista ritmico)- viene spesso definito come il cuore del gruppo, a dispetto della sua natura apparentemente tranquilla e silenziosa; è autore tra l’altro della maggior parte dei brani del disco.
Steven Alder (batterista)- completa, insieme a Duff e Izzy, la forte sezione ritmica delle canzoni. Ottimo batterista, sarà poi sostituito anni dopo a causa di evidenti problemi con la droga.

Il disco:
L’esordio dei Guns è affidato ad una canzone dall’impatto travolgente e dal ritmo incalzante: Welcome to the jungle. Divenuto in seguito uno dei pezzi più famosi del rock, rappresenta a pieno lo stile del gruppo: inizio in crescendo fino all’ingresso folgorante della batteria, strofe pungenti con un testo politicamente scorretto, ritornello che concede quell’attimo di respiro tra una strofa e l’altra, e poi un assolo memorabile di Slash prima della fine, quasi inaspettata e travolgente come lo era stato l’esordio: se mai dovessero chiedermi quale sia per me la canzone più rappresentativa del loro repertorio, risponderei sicuramente questa.

Il pezzo successivo è It’s so easy, bella canzone ma non al livello delle più grandi; da segnalare come emerga l’ottimo basso di Duff, e soprattutto lo stile nel cantare di Axl, che è su un registro più basso per quanto riguarda le strofe, ma che ritorna al suo standard nel ritornello.

Terminata It’s so easy, un riff potente e accattivante introduce il brano successivo: Nightrain.
Il titolo rende omaggio a un vino che portava quel nome, con cui i Nostri erano soliti ubriacarsi quasi tutte le sere agli inizi della loro carriera. La canzone scorre in maniera rapida ma indelebile, complice un ritornello facilmente memorizzabile (da segnalare un notevole assolo di Slash), e quasi non ci si accorge della sua conclusione, dato che il pezzo seguente ne ricalca molto lo stile.
Si tratta di Out ta get me, che possiamo accomunare alla precedente per la struttura musicale tipica del puro hard rock e anche per il cantato di Axl che raggiunge livelli mostruosi.

Con Mister Brownstone ci troviamo di fronte ad una versione inedita del gruppo, quasi sperimentale, soprattutto grazie ad una sezione ritmica praticamente tribale; il testo è sostanzialmente un inno alla droga e allo sballo che ne deriva ma non scandalizziamoci: se cosi non fosse non staremmo ascoltando i Guns ‘n’ Roses.

Siamo giunti a Paradise city che è una delle canzoni più famose del gruppo e si fa presto a capire il perché: c’è l’alternanza tra un inizio lento e quasi poetico e un proseguimento ritmato in pieno stile punk-rock; il testo del ritornello facilmente memorizzabile e soprattutto un grande impasto tra tutti i musicisti. Sta proprio in questo, a mio giudizio, la grandezza di questo pezzo cosi come di tutto l’album: la sensazione da parte di chi ascolta che quei ragazzi siano veramente uniti in quello che fanno, e la loro unione permette di far emergere il talento che ognuno di loro possiede; non sarà sempre cosi nella storia del gruppo, e il suo scioglimento è dovuto proprio a questo cambiamento.
Tornando a parlare di Appetite, siamo solo a metà della track list e già i pezzi citati basterebbero a farne un disco da leggenda.

Ora ascoltiamo My Michelle e Think about you, entrambe canzoni d’amore ma di carattere diverso, in quanto la prima si riferisce ad una ex ragazza di Axl, che stava passando un momento difficile, tra droga e stenti; mentre nella seconda ci troviamo di fronte un testo sereno, disimpegnato, quasi ottimista: è raro nelle discografia dei Guns trovare pezzi così, vista la natura distruttrice e pessimista del gruppo.

Giunti alla traccia n.9 ci troviamo ad ascoltare LA CANZONE; ovvero, Sweet child o’ mine.
Molti hanno definito questo brano per i Guns ‘n’n Roses, come si associa Stairway to heaven ai Led Zeppelin. Una cosa è certa: questa canzone emana un alone di poesia, di spiritualità, di amore, difficile da ritrovare in altre canzoni della storia recente della musica. Il riff di apertura è probabilmente uno tra i più famosi al mondo, e la profonda intesa tra la splendida voce di Axl e quella chitarra cosi rock ma cosi dolce allo stesso tempo, è qualcosa di unico.
Il tutto viene sapientemente accompagnato dagli altri strumenti, che contribuiscono a rendere quell’atmosfera sognante, che non viene intaccata ,ma anzi amplificata, quando il registro si fa più alto e inizia il lungo assolo di Slash. Già l’assolo, in mezzo a tutta quella bellezza sembrerebbe quasi superfluo, e invece rappresenta il punto più alto di tutto il brano, quando l’emozione di chi ascolta è tale da non udire nient’altro se non quella chitarra, fermata solo dalle parole di Axl, che ci accompagnano sino alla conclusione.

Mancano ancora tre pezzi, eppure con il brano precedente il gruppo sembra aver detto tutto.
Vale la pena di andare avanti, dove ci imbattiamo in due canzoni come You are Crazy e Anithing Goes che non sono particolarmente significative, ma che di certo non sono dei riempitivi.
La prima è un riadattamento elettrico di una versione acustica scritta da Izzy, che si trova nel disco successivo a questo, Guns ‘n’ Roses Lies; la seconda è un pezzo abbastanza breve che ricalca la recente tradizione blues rock degli Aerosmith.

Siamo dunque arrivati al brano di chiusura, Rocket Queen, un brano molto ritmico e alle volte incalzante in cui a farla da padrone è il terzetto Izzy-Duff-Steven, forti di quell’intesa musicale e non, di cui ho già parlato sopra. Il pezzo scema alla fine in atmosfere più lente e meno frenetiche, con cui si chiude il disco.

Beh che dire, già so di aver tralasciato centinaia di momenti e di particolari che avrebbero mostrato, ancora di più, la grandezza di questo album e di questo gruppo, e chiedo scusa anticipatamente. In conclusione mi rivolgo alla maggioranza dei lettori che non ha mai ascoltato Appetite for Destruction e dico loro: compratelo e ascoltatelo con attenzione, se vi piace il rock, ve ne innamorerete all’istante.

TOMMASO BUZZELLI



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