Ariel Castro, storia di un insospettabile stupratore.

I vicini lo descrivevano come un signore riservato, che non usciva mai, chiuso in casa con le tapparelle perennemente abbassate. Sono queste le parole che utilizzate per raccontare la vita del cinquantenne Ariel Castro. Nessuno però avrebbe mai pensato che proprio in quella casa, situata a Cleveland, fossero tenute prigioniere da molti anni tre donne: Michelle Knight ( Missing Women Foundrapita nel 2002 all’età di 21 anni), Amanda Berry ( rapita nel 2003 all’età di 16 anni) e Gina DeJesus ( rapita nel 2004 all’età di 14 anni). Oltre a queste tre donne, vittima di Castro era anche una bambina di sei anni, partorita da Amanda all’interno di una piscina gonfiabile. Il test del Dna effettuato sulla bambina, ha dimostrato che è figlia del suo sequestratore. A dare finalmente l’allarme con una telefonata alla polizia è stata Amanda. Nel corso di questi anni Michelle è stata costretta ad abortire per ben 5 volte, a causa dei pugni e delle violenze  ricevute da Ariel Castro. Nessuno tra i familiari di questo apparente tranquillo cinquantenne ha mai pensato che si stesse verificando una situazione del genere in casa sua. Le tre donne hanno affermato di essere uscite da quella casa solo due volte nel corso della loro prigionia.

Questa storia indubbiamente ha dell’incredibile poiché è difficile mettersi nei panni di queste tre donne costrette ad essere prigioniere solo per aver accettato un passaggio in macchina, costrette ad avere una vita che nessuno vorrebbe, senza la speranza di poter scappare. Assurdo è pensare ai conoscenti di Ariel Castro che si sono ritrovati un uomo così misterioso, con un segreto così grande. Non ci sono parole per la violenza nel mondo, per l’assurdità di certe storie. Nessuno dei racconti che avevo sentito sino ad oggi però mi aveva mai colpita così tanto e se penso che questo orco abbia abusato anche della sua stessa figlia mi vengono ancora più brividi. Questa è una delle storie finite bene, per merito della forza che ha avuto questa ragazza di chiamare il 911 ma quante sono le storie che finiscono male? Bisognerebbe controllare di più, bisognerebbe trovare un modo per fermare questi pazzi che invece di andarsi a curare continuano a fare del male alle persone normali, soprattutto alle donne e ai bambini. Non bisogna tacere. Mai.

SABRINA RUFFINI


About

Giornalista pubblicista, fondatore e direttore di Wild Italy. Ha collaborato con varie testate nazionali e locali, tra cui Il Fatto Quotidiano e La Notizia Giornale, ed è blogger per l’Huffington Post Italia. Nel 2011 ha vinto il Primo Premio Nazionale Emanuela Loi (agente della scorta di Paolo Borsellino, morta in Via d’Amelio) come “giovane non omologato al pensiero unico”. Studioso di Comunicazione Politica, ha lavorato in campagne elettorali, sia in veste di candidato che di consulente e dirige, da fine 2016, Res Politics - Agenzia di comunicazione politica integrata . DIRETTORE DI WILD ITALY.


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