Atac Spa: analisi di un declino

Roma, 15 maggio. Assistiamo all’ennesimo sciopero del trasporto pubblico questa volta indetto dalla USB ( Unione Sindacale di Base), ancora una volta di venerdì ed ancora una volta un blocco in grado di paralizzare l’intera città con tutte le ripercussioni del caso.

Fonte: terzobinario.it

Fonte: terzobinario.it

In migliaia hanno riversato il loro disappunto sui social, vero e proprio termometro dell’insoddisfazione sociale dei tempi moderni, e tutti sembrano chiedersi la stessa, identica cosa: quando il nostro Governo metterà fine a questo scempio, che da una parte costituisce un diritto (sciopero dei lavoratori), ma dall’altra, paradossalmente, risulta un diritto negato a migliaia di pendolari che ogni giorno, tra mille disservizi, usano i mezzi pubblici per recarsi a lavoro?

Oppure: ma scioperare martedì e mercoledì, no? Così facendo non fanno altro che fomentare il sospetto diffuso che cerchino una buona scusa per godersi un weekend lungo.

Gli attacchi si fanno man mano più pesanti, ed anche il diritto allo sciopero comincia ad essere messo in dubbio.

Per capire meglio la situazione bisogna prima fare un passo indietro e scoprire quel vaso di Pandora che, tra parentopoli, biglietti falsi, precarizzazione selvaggia, orari e turni di lavoro insostenibili, racchiude i tanti misfatti di cui l’Atac, l’azienda partecipata dal Comune che gestisce il trasporto pubblico nella Capitale, si è macchiata nel corso degli anni.

IL CASO PARENTOPOLI.

Nel 2010, sotto la giunta Alemanno, inizia l’inchiesta Parentopoli, ovvero “l’illegittima gestione delle modalità d’assunzione delle modalità di assunzione del personale nell’azienda Atac  dovuta alla mancanza di imparzialità e trasparenza nelle procedure di selezione e per l’inammissibilità della chiamata diretta”, secondo quanto stabilito dalla Corte dei Conti.

Grazie ad una scrupolosa inchiesta la magistratura mette al vaglio 854 assunzioni sospette. Tra i vari nomi illustri coinvolti: Mario Marinelli, attualmente dirigente del personale di Atac ed ex di Me.tro Riccardo Di Luzio, il dirigente Vincenzo Tosques, che è anche a capo delle risorse umane di Me.tro, l’ex dirigente Antonio Marzia e Tulio Tulli, l’ex direttore generale di Trambus SpA. L’elenco dei dirigenti coinvolge anche il figlio dell’ex capo di scorta del sindaco Gianni Alemanno, la cui assunzione in Atac sembrerebbe sia stata facilitata.

Fonte: espresso.repubblica.it

Fonte: espresso.repubblica.it

L’inchiesta si chiude con sei rinvii a giudizio e due proscioglimenti.

Ma non finisce qui. Nel 2011, grazie ad alcune rivelazioni di un dipendente interno all’azienda, ascoltato dalla magistratura come persona informata sui fatti, viene aperto un altro fascicolo, questa volta su degli appalti “sospetti” che l’Atac avrebbe affidato ad una ditta spagnola.

I TAGLI AI FONDI. 

Nonostante gli 800 milioni di euro, stanziati dalla manovra finanziaria nel 2012 dal Governo Monti, istituiti con lo scopo di ossigenare le casse deperite del Trasporto Pubblico Locale, la Presidente della Regione Lazio, Renata Polverini, decide di dare un doppio taglio alle casse. I fondi regionali destinati al Tpl capitolino per il 2012 passano così da 305 milioni a 188.

Come se ciò non bastasse, la Regione decide di effettuare un ulteriore taglio di 10 milioni ai fondi per il Contratto di Servizio relativo alle Ferrovie concesse gestite da Atac: Roma-Lido, Roma-Giardinetti e Roma-Viterbo.

Il 2012 sarà anche tristemente noto come l’anno dello scandalo della Regione Lazio; un penoso teatrino che vede tra i suoi attori principali proprio il Presidente della Regione Lazio, Renata Polverini, con i suoi 21 milioni di euro di finanziamenti destinati al “rapporto tra elettore ed eletto” ed invece sperperati tra ostriche, viaggi e festini.

I BIGLIETTI FALSI. 

Dopo Parentopoli un’altra inchiesta scuote l’Atac: quella che prova a far luce su una “biglietteria parallela” che, secondo l’ipotesi accusatoria, si trascina da anni. Una truffa milionaria iniziata nel 2003 e portata avanti fino al 2009, che per gli inquirenti trovava il suo punto di forza su in un “anello” in azienda, incaricato di gestire il coordinamento dei lavori. Questo sistema particolarmente ingegnoso fu infatti messo a punto da alcuni dirigenti e dipendenti Atac con lo scopo di falsificare biglietti di bus e metro per ricavarne somme ingenti totalmente in nero ( si stimano intorno ai 70 milioni di euro l’anno). Da quanto emerge dalle tante carte delle inchieste interne ad Atac, consegnate alla commissione Roma-Lido,_p.ta_San_Paolo_VL01capitolina di indagine amministrativa, grazie alla clonazione del software per l’emissione dei titoli di viaggio, fu possibile metter in circolazione centinaia di biglietti che vennero successivamente distribuiti ad una ventina di esercizi commerciali, edicole, bar ed internet point. La magistratura, tramite la Procura di Roma e la Guardia di Finanza, inizia così un’indagine che porta alla denuncia di 14 persone con l’accusa di associazione a delinquere, peculato e riciclaggio. Tra i nomi dei manager illustri coinvolti: Gioacchino Gabbuti ed Antonio Cassano, scelti dalla giunta Veltroni e poi confermati da Gianni Alemanno.

LA SITUAZIONE OGGI E LE POSSIBILI SOLUZIONI.

Ad oggi Atac SpA è un’azienda pubblica con 12mila dipendenti, un milione di passeggeri ed un deficit annuo di oltre 150 milioni coronato da un debito che ha raggiunto 1 miliardo e 600 milioni. Ma il fruitore dei mezzi pubblici, che il più delle volte è rappresentato da un lavoratore precario, oppure un disoccupato, quando non addirittura un pensionato, subissato dai problemi che la crisi finanziaria gli crea ogni giorno, non riesce a rendersi conto di tutto ciò che si nasconde dietro ogni inefficienza del servizio pubblico. Al contrario, i dipendenti Atac, sanno bene quali sono le cause che hanno portato a questo sfacelo, un dissesto generato dalla mala gestione finanziaria e politica, dalla scarsa manutenzione delle vetture (l’Unione europea stabilisce un cambio di vetture ogni 7/8 ma invece circolano per almeno 15 anni) fino ad arrivare al blocco delle assunzioni che parte dal 2007.

Chi ha un’idea precisa su come risanare l’azienda è Enrico Stefàno, consigliere comunale di Roma per il Movimento 5 Stelle e membro della Commissione Mobilità.

Ai microfoni di Wild Italy l’esponente dei 5 stelle spiega l’importanza di una campagna di sensibilizzazione dell’utenza sulle motivazioni dei disservizi: «Attualmente in alcuni impianti il lavoro viene svolto per circa il 50% facendo ricorso allo straordinario, impedendo, di fatto, il corretto recupero psicofisico e la fruizione delle ferie. Si rende quindi indispensabile che gli utenti sappiano cosa si nasconde dietro le quasi quattromila corse in meno ogni giorno per guasti e mancanza di personale».

«Ritengo, quindi, – continua Stefàno – che il primo passo da compiere verso una maggiore trasparenza, sia quello di stabilire una comunicazione più efficace ed efficiente tra i lavoratori ed il bacino d’utenza».

Enrico Stefàno, consigliere comunale per il Movimento 5 Stelle di Roma

Enrico Stefàno, consigliere comunale per il Movimento 5 Stelle di Roma. Fonte immagine: iltabloid.it

«Ma non è tutto – aggiunge il consigliere pentastellato – contestualmente al risveglio della coscienza collettiva, c’è bisogno di un sostanziale incremento delle manutenzioni e degli investimenti degli impianti e delle linee con un conseguente aumento delle assunzioni in tutti i settori operativi. Infine, per un restyling completo- continua Stefàno- serve un doppio taglio, sia agli stipendi dirigenziali e sia all’organico manageriale.

Alla domanda se la via d’uscita da una situazione così problematica possa essere rappresentata dall’entrata dei privati nell’azionariato Atac, Stefàno replica: «Assolutamente no. Con Roma Tpl S.c.a.r.l. (società Consortile limitata) possiamo dire avere già sotto gli occhi il chiaro esempio di come la privatizzazione non sia affatto sinonimo di miglioramento, anzi. Il servizio svolto, oltre ad essere di pessima qualità con vetture fuori norma ed una scarsa manutenzione dei mezzi, comporta anche dei turni di lavoro insostenibili per gli autisti. Inoltre alcune aziende del consorzio Roma Tpl, concessionarie di milioni di chilometri di trasporto nella Capitale, stanno ritardando il pagamento degli stipendi per centinaia di operatori del servizio».

«Risale solo all’altr’anno – aggiunge – l’incontro tra i dipendenti della TPL S.c.a.r.l con l’assessore capitolino ai trasporti, Guido Improta, avente come oggetto il pagamento dei loro arretrati. Sembrava, per altro, si fosse giunto ad un accordo, ma poi, di fatto, il tutto si è concluso con un contratto di solidarietà, per una durata di 12 mesi, che coinvolge 884 dipendenti».

«Il M5S – conclude – si è sempre unito apertamente al coro dei lavoratori, le cui lamentele continuano a rimanere inascoltate. Rimaniamo fermamente convinti che la via d’uscita da questo vicolo cieco non può e non deve passare attraverso la privatizzazione del pubblico e quindi, di conseguenza, anche mediante l’ennesimo taglio della qualità del servizio. In un momento storico come quello che stiamo vivendo, soltanto unendo la battaglia dei lavoratori agli interessi dei cittadini si potrà garantire il diritto di mobilità a tutti».

Almeno fino al prossimo sciopero.

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About

Nata a Roma nel 1978, dopo il diploma si trasferisce a Londra dove vive sei anni. Nel 2015 consegue il titolo di Web journalist freelance. Da sempre appassionata di giornalismo politico-sociale, concretizza il suo interesse collaborando con diverse testate giornalistiche, tra cui Wild Italy, nella SEZIONE SPECIALI.


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