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Atac, una ricetta per voltare pagina

Leggendo le cronache romane negli ultimi mesi è ritornato all’attenzione l’annoso problema dei biglietti sui mezzi pubblici della nostra città. Il motivo che ha riportato agli onori delle cronache questa vicenda, sono stati i dati abbastanza sorprendenti diffusi da ATAC riguardo gli introiti da bigliettazione relativi al 2015, che sono diminuiti di circa 17 milioni di euro in funzione di un calo della vendita dei biglietti pari a circa 7 milioni di titoli di viaggi. L’azienda ritiene che i motivi di questo calo siano tre:

Fonte: cinquequotidiano.it

Fonte: cinquequotidiano.it

  1. la riduzione delle presenze turistiche;
  2. alcuni disservizi sulle linee della metropolitana dovuti a guasti e scioperi;
  3. l’aumento dell’uso del mezzo privato in funzione del minor costo dei carburanti.

La vicenda merita qualche riflessione, sia per il fatto in sé sia per le motivazioni addotte dall’Atac stessa.

Cominciamo dal contesto nel quale sono emersi questi dati, ovvero la pluridecennale ed incancrenita situazione del trasporto pubblico locale a Roma.

Siamo tutti coscienti, se non altro come utenti, che i servizi offerti a Roma non sono mai stati un mostro di efficienza. Basti pensare alle lunghe abituali attese alle fermate degli autobus. Credo si debba partire da questo, ovvero dalla qualità dei servizi in termini di efficienza ed efficacia, vale a dire tempi di percorrenza, tempi di attesa alle fermate, affollamento dei veicoli, confort di marcia, ecc.. 

Se non si riesce a metter mano a questi aspetti essenziali del servizio, tutto il resto sono chiacchiere o palliativi. Ma per prendere di petto questi obiettivi, c’è bisogno di un risanamento gestionale radicale. Vediamo qualche numero: attualmente  il 40% del parco veicoli (900 mezzi su 2.300) è fermo, molti per riparazioni, altri per fornire pezzi di ricambio perché la gestione degli acquisti e ferma, sembrerebbe per mancanza di fondi, al punto tale che circa il 55% degli interventi per le riparazioni di autobus non vanno a buon fine.

Per incidere realmente servono però interventi anche su altri settori; facile a dirsi, forse un po’ meno a farlo.

Fonte: eurotrip.it

Fonte: eurotrip.it

Se Atac incassa solo il 38% degli introiti contabilizzati a Milano dall’Atm, dove può essere il problema? Una componente è certamente quella derivante da quel 40% di utenti che non paga il biglietto. L’azienda sostiene che sia il 25% (comunque un numero altissimo, 1 passeggero su 4). Per invertire la rotta servono tanti controlli, difficili da garantire se ci sono appena 300 controllori (che si riducono poi a 100 operativi in virtù della turnistica e delle assenze fisiologiche), ovvero circa il 2% di tutti i dipendenti. Non c’è dubbio che i noti imbrogli venuti agli onori della cronaca un paio di anni fa, relativi alla produzione di biglietti falsi realizzati dentro Atac, ad opera di dipendenti, non aiuta e non solamente per la perdita secca dovuta alla vendita di biglietti fasulli ma anche perché con un esempio simile, diventa ben difficile che i cittadini si comportino correttamente.

Qualche riflessione anche sulle uscite di bilancio. Un autista di autobus a Roma lavora 700 ore l’anno, a Napoli 850 a Milano 1200, circostanza che incide pesantemente sui costi. Non bisogna dare giudizi frettolosi perché le realtà possono essere molto diverse, ma la differenza tra 700 e 1.200 è clamorosa ed un intervento ci vuole per ristabilire equità tra lavoratori dello stesso comparto tra diverse città italiane e nei confronti anche di altre categorie.

Di questa circostanza si trova riscontro anche da altri aspetti numerici: Atac ha quasi 12.000 dipendenti per gestire circa 2.300 autobus, una linea filoviaria, tre linee di metropolitana, di cui una a marcia automatica,  tre linee ferroviarie regionali.

In sintesi sono necessari:

  1. maggiori controlli sull’evasione;
  2. netto miglioramento dei servizi;
  3. ottimizzazione della produzione con contenimento dei costi;
  4. contenimento dei costi degli acquisti.

E le motivazioni addotte da Atac?

Marco Rettighieri, direttore generale di Atac. Fonte: ecodallecitta.it

Marco Rettighieri, direttore generale di Atac. Fonte: ecodallecitta.it

Premesso che il management attuale è stato nominato relativamente di recente e che per ricuperare le negatività e i vizi delle precedenti gestioni ci vuole ben più tempo, le motivazioni appaiono molto discutibili.

Sono diminuite le presenze turistiche? Sarà vero, ma sembra una giustificazione risibile e neanche tanto coerente con i dati noti. Nel 2012 rispetto al 2011 c’è stato il 4,28% di presenze turistiche in più (vedi Repubblica.it) e nel 2014 rispetto al 2013 il 3,60% in più (vedi Corriere.it). Infine si calcola che dal 2000 al 2015 vi sia stato un aumento di presenze turistiche pari a circa il 77%, tant’è che le presenze turistiche a Roma si attestano a circa 13 milioni all’anno.

Ci sono stati alcuni disservizi sulle linee della metropolitana dovuti a guasti e scioperi?

Certamente vero ma gli scioperi sono stati in misura del tutto simile a quella degli anni precedenti, mentre un discorso diverso va fatto per i guasti sulla metropolitana.

Per ovviare a questi problemi bisogna fare un’opera di prevenzione che è rappresentata dalla manutenzione programmata e da quella straordinaria. Mentre per quella straordinaria ci può essere una parziale giustificazione per mancanza di fondi, per quella ordinaria c’è l’evidente necessità di una attenzione diversa dell’azienda, con una rinnovata catena di responsabilità e dei controlli. I nuovi amministratori hanno a che fare sicuramente con un problema serio che si sono ritrovati, ma proprio il loro essere nuovi gli dovrebbe dare una forza più grande nell’imporre maggior serietà nelle attività e soprattutto nel reclamare alle autorità politiche le esigenze finanziarie. Il tutto va fatto con decisione ma anche con grande capacità mediatoria: solamente così si può sperare in migliori servizi per gli utenti e migliori condizioni per i lavoratori i quali, a loro volta, devono collaborare, tramite le loro rappresentanze sindacali, perché si trovino delle giuste soluzioni nell’interesse di tutti.

Un’ultima considerazione riguardo l’ulteriore motivazione addotta da Atac, ovvero l’aumento dell’uso del mezzo privato in funzione del minor costo dei carburanti. Sicuramente c’è del vero ma è altrettanto vero che negli anni precedenti c’era stato il fenomeno opposto con un aumento della domanda sui trasporti pubblici nonostante la non eccellenza degli stessi. Se ora per questa quota utenti non è avvenuto il fenomeno della fidelizzazione, conseguenza della circostanza che si era verificata, un motivo ci sarà e va inevitabilmente ricondotto alle già citate motivazioni relative alla qualità del servizio. Non c’ è da stare allegri, ma per il futuro bisogna sicuramente rimboccarsi le maniche. Auguri di buon lavoro ai dirigenti dell’azienda e al nuovo sindaco di Roma, Virginia Raggi.


About

Classe 1955, è un ingegnere dei trasporti laureato nel 1980 e ha sempre lavorato nel settore. Attualmente ricopre la carica di Direttore dell’Agenzia Nazionale della Sicurezza delle Ferrovie. Dirigente Generale dello Stato dal 1998, ha ricoperto vari incarichi di alto prestigio: direttore generale del Trasporto Pubblico Locale, Capo Dipartimento del trasporto aereo e marittimo, Presidente al Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, Commissario Straordinario di governo presso la Presidenza del Consiglio. Appassionato del suo mestiere e di tutto quello che fa cultura, ha avuto tante esperienze anche nel campo della pianificazione territoriale e dei trasporti, negli aspetti gestionali ed economico-finanziari, nei rapporti con la Comunità Europea. Professore a contratto presso l’Università di Roma La Sapienza in corsi e master di Trasporti. BLOGGER DI WILD ITALY


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