Azzardopoli, il paese delle mafie!

76,1 miliardi di euro. Primi in Europa, terzi nel mondo e sedici volte il fatturato di Las Vegas! Stiamo parlando del gioco d’azzardo in Italia.

L’associazione Libera, ha presentato un dossier in cui raccoglie dati, eventi e problematiche del gioco d’azzardo legale. Nel documento, disponibile in download qui, affronta moltissime tematiche. Noi qui vogliamo però affrontare e proporvi quella più spinosa: quella della azzardoCriminalità Organizzata.

Non ci sono esclusi al tavolo da gioco mafioso. Tutte le più potenti organizzazioni sono rappresentate dei loro boss. Camorra, Cosa Nostra, ‘Ndrangheta e Sacra Corona Unita. E così come il gioco è aperto a tutti, è anche esteso in ogni angolo del paese. Da Chiavasso a Caltanissetta, percorrendo la Via Emilia e arrivando fino alla Città Eterna, Roma.
Sono 41 i clan che gestiscono quella che è definita la “grande roulette”. Ciò che spinge la criminalità organizzata ad impossessarsi del gioco d’azzardo è la sua ingente quantità di danaro. Un’ “azienda” che non sente crisi, anzi. In questo modo si rende più facile il riciclaggio. Ma è utile anche per reclutare malaugurati perdenti che si affidano agli strozzini per saldare i debiti.

Si stima che tra i beni sequestrati alle organizzazioni criminali, ben il 9% delle ricchezze derivi da agenzie di scommesse e sale giochi. I mafiosi si sono infatti mossi nella zona a più alta densità danarosa: quella delle macchinette. Ciò che fanno è quello di imporre con la forza gli esercenti a noleggiare gli apparecchi dalle ditte vicine ai clan. A Milano, Ilda Boccassini ed il suo pool, hanno portato avanti un’inchiesta che sembra aver portato a nudo un giro d’affari proprio nell’ambito delle slot machine. Il Clan ‘ndranghetistico Valle-Lampada infatti, tramite 4 società aveva posizionato slot-machine e video poker in ben 92 locali a Milano e Provincia, per un totale di 347 macchinette. I ricavi, stando alle indagini, si aggiravano fra i 25 e i 50 mila euro al giorno, tutte finite nelle casse del Clan che erano impegnate in attività simili anche in Calabria, tramite i Condello.

Se la ‘ndrangheta domina Milano e provincia, a Napoli invece la Procura ha puntato i fari addosso alla figura di Renato Grasso, imprenditore nell’ambito dei videopoker, estremamente introdotto nel settore del gioco illecito e già risultato in passato legato ai clan Vollaro, Grimaldi e infine con i Casalesi. Grazie a questi “agganci”, Renato Grasso risultava avere il monopolio del settore, avendo infatti l’esclusiva sull’installazione e noleggio dei video poker illegali.

Il giro d’affari era talmente ampio che risultava necessario un vero e proprio comparto contabile composto da due uomini, uno dei clan e uno dello stesso Grasso. A questi accordi, che prevedevano grossi introiti da parte della Camorra, partecipavano i più grossi clan camorristici, in particolare il Clan Vollaro di Portici, il clan Mazzarella per Forcella, il clan Misso per la Sanità, il clan Bardi per il Vomero e ovviamente il clan dei poker3Casalesi per la provincia di Caserta. Per inciso, dobbiamo rilevare che non venne interessata solo il napoletano; sale bingo vennero sequestrate in tutta Italia: da Brescia a Cremona, da Milano a Padova.

In provincia di Modena, addirittura dal carcere, il clan Schiavone è riuscito a gestire, tramite la corruzione di due agenti, due bische clandestine che fruttavano ai Casalesi 200.000 euro mensili. A Santa Maria Capua Vetere invece a comandare erano gli Amato-Berlfiore imponendo le loro macchinette e spinando le giocate!

Non può mancare infine, nel nostro excursus, il capitolo delle scommesse illegali via internet. Su questo fronte, ci dirigiamo verso la Sacra Corona Unita pugliese, o quel che ne rimane. L’inchiesta di Lecce sulla società Goldbet Sportwetten, teoricamente svizzera ma controllata da Italiani, ha portato alla luce 50 agenzie, su 500 controllate dalla Goldbet, direttamente controllate dal boss pugliese Saulle Politi. Mentre, con l’accusa di detenere il controllo di un giro di estorsioni su videopoker tra Italia e Albania, è stato arrestato Daniele Vicentino, boss del quadriumvirato dei mesagnesi composto da Massimo Pasimeni, Antonio Vitale e Ercole Penna. Il Vicentino era la mente dell’intera associazione e imponeva il pizzo ai gestori di locali e l’acquisto delle macchinette fornite da Albino Prudentino, anch’egli boss detenuto dal settembre scorso.

Tra Caltanissetta e Catania, i clan di Cosa Nostra dei Madonia e dei Santapaola avevano il controllo di videopoker attraverso due incensurati: Carmelo Barbieri e Antonio Padovani.
La sala bingo “Las Vegas” di Palermo, una delle più grandi d’Europa, è stata confiscata poichè la gestione e lo stesso immobile erano di proprietà del capomafia palermitano Nino Rotolo. Oltre al boss, che si trova in carcere dal 2006, sono stati arrestati rinviati a giudizio anche l’intera famiglia Casarubea, il padre Domenico e le quattro figlie; i boss Alessandro Mannino, nipote del boss ucciso Salvatore Inzerrillo e Vincenzo Marcanò, reggente del mandamento di Bocca di Falco, Rosario Inzerrillo, capo della famiglia di Altarello e Filippo Piraino, cognato di Rosario Inzerrillo.

Non si può poi dimenticare poi la storica e clamorosa Operazione Cartagine di Torino, col più grande sequestro di cocaina mai effettuato in Italia, che portò in carcere, tra gli altri, due calabresi: Salvatore Belfiore e Mario grattaevinciUrsini. L’inchiesta portò alla luce una cupola di mafiosi nel capoluogo Piemontese protagonista di omicidi e estorsioni in relazione alla gestione di bische clandestine e totonero. Nel 2007 furono condannati Aldo Cosimo e Adolfo Crea, calabresi di Monasterace, per aver creato un sodalizio mafioso assieme a Antonio Cappiello e Giacomo Lo Surdo, specializzato nelle estorsioni imponendo ai gestori di installare le proprie macchinette; chi non ubbidiva subiva attentati. Ma se guardiamo un pò più in basso, non possiamo non citare colui che è chiamato il “re dei videopoker”, Gioacchino Campolo, capo indiscusso di Reggio Calabria.

A Prato e Firenze, però, sono i cinesi a comandare. Dal 2004 ad oggi, sono state registrate, sommando tutte e due le città, ben 349 denunce.
Ultimo obiettivo che andiamo a puntare è quello sui Casinò. In particolare ci concentriamo su quello di Saint Vincent, finito nel viagra dell’antimafia per storie di riciclaggio e sequestro di persona. Nel 2006, emerge che il Casinò era nel mirino del clan palermitano dei Villabate, e della cosca di Santa Maria Gesù. In questo caso, le imputazioni furono di riciclaggio aggravato, concorso esterno in associazione mafiosa, usura, violazione delle norme antiriciclaggio.
Ma non tralasciamo il Casinò di Campione d’Italia, preso di mira nel 2004 dalle famiglie camorriste dei Licciardi e dei Contini, che avrebbero tentato in tutti i modi di riciclare denaro presso il Casinò.

L’ammontare totale del fatturato illegale stimato all’interno della sfera del gioco d’azzardo è di 10 miliardi di euro. Ma Maurizio Fiasco, consulente della Consulta Nazionale Antiusura, stima che ogni 25 miliardi di euro accolti dalle slot machine e registrati, ne corrisponderebbero almeno altrettanti di quelli non risultanti.
Questi sono nomi e numeri. E citando il rapporto di Libera vi salutiamo: Signore e Signori, Benvenuti ad Azzardopoli, il paese del gioco d’azzardo, dove quando il gioco si fa duro, le mafie iniziano a giocare!

GIAMPAOLO ROSSI

 


About

Residente a Belluno, studia all’Università Alma Mater Studiorum di Bologna alla facoltà di Lettere, con indirizzo storico, per poi specializzarsi in giornalismo.
giampross@katamail.com


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