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Baby, la serie Netflix: un’occasione perduta

A Roma, per motivi di trama, ma credo anche in tutte le principali città italiane, campeggiano i tabelloni pubblicitari di Baby, la nuova serie Netflix disponibile alla visione dal 30 novembre scorso. Il tema della serie è il racconto dello scandalo riguardante le “baby squillodei Parioli, caso che tanto ha infiammato le cronache nel 2014. Riuscendoci? Ragioniamoci un attimo.

LA VICENDA

Baby aveva l’intento di ricostruire la vicenda della prostituzione di due (o forse più?) giovani ragazze, residenti nel quartiere lussuoso ed esclusivo di Roma, interessate ad avere sempre più soldi perché desiderose di essere indipendenti, anche se già figlie di famiglie abbienti.

Avevano cominciato con la partecipazione alle feste come “ragazze immagine”, per poi intrattenersi in incontri privati dentro un appartamento appositamente affittato. Dall’inchiesta è venuto fuori che i loro clienti erano avvocati, calciatori, persone facoltose. Alcuni appuntamenti avvenivano anche in un costoso ristorante di Via Giulia, nel centro storico della Capitale.

Diverse testimonianze hanno parlato di uso di droghe massiccio e di vacanze incredibili per la loro giovane età. Dalle indagini si è scoperto che le ragazze facevano parte di un giro organizzato da uomini poco raccomandabili, interessati a creare un giro di “prostituzione baby” per l’alta borghesia romana.

LA SERIE

Baby mirava ad accendere un faro su tutto questo. Purtroppo il risultato, come spesso accade, è stato quello di un’occasione persa.

Fedele è l’ambientazione: quartiere Parioli, un mondo rappresentato come ovattato, fuori tempo.

Nella pubblicità si vedono solo due protagoniste, anche se la serie non gira solo attorno a loro: Ludovica, detta Ludo (Alice Pagani) e Chiara (Benedetta Porcaroli). La prima è figlia di una famiglia “disgraziata”: la madre (Isabella Ferrari) è una donna immatura, spendacciona e senza un mestiere. Soffoca le sue insoddisfazioni passando da un compagno all’altro con l’unica costante che tutti vogliono approfittarsi di lei. Il padre è assente e non stima né Ludo né l’ex moglie. Esiste anche una seconda figlia ma si è trasferita in America per sfuggire da quella situazione complessa.

Chiara, invece, proviene da una famiglia apparentemente perfetta: di ottima borghesia, ha un nonno facoltoso, mangiano solo cibo sano e biologico. La mamma è esponente di un circolo culturale dove si ritrova tutta l’élite capitolina. Il padre è un uomo viziato, che ha sfruttato il nome della moglie per avere successo.
Scoprirà poi che il mondo in cui è sempre vissuta è, in realtà, solo una farsa.

Damiano (Riccardo Mandolini) è figlio di un ambasciatore e di una ragazza della periferia romana. Porterà un po’ d’aria fresca nel liceo “perfettino” Collodi. Fabio (Brando Pacitto) è il figlio del preside, di cui teme la personalità e non riesce a battere la sua timidezza. Monica (Claudia Pandolfi) è l’insegnante di ginnastica, pentita di non essersi goduta la giovinezza per dedicarsi completamente allo sport. Saverio (Paolo Calabresi) e Fiore (Giuseppe Maggio) i due sfruttatori delle ragazze. Brando (Mirko Trovato) e Niccolò (Lorenzo Zurzolo) i due bulli viziati della scuola.

L’INTRECCIO

Ludo e Chiara sono due ragazze a prima vista molto diverse: la prima è superficiale e trascorre una vita dissoluta; la seconda è la classica “brava ragazza”, giudiziosa, prima della classe e nello sport. Lanciata a diventare qualcuno da grande. In realtà sono accomunate tutte e due dalla voglia di rompere gli schemi e di dimostrare di essere diverse da quello che appaiono.

Cominciano a frequentarsi e si intrufoleranno in un giro che le porterà ad accerchiarsi di persone che le sfrutteranno per la loro avvenenza e per la loro “disponibilità”.

Attorno girano le vite degli altri protagonisti: l’amica di Chiara, sempre fedele ai dettami della famiglia; un ragazzetto viziato e donnaiolo; il bello e dannato; il ragazzo confuso nel suo intimo.

UNA SERIE CHE POTEVA DIVIDERE E INVECE SCORRE SCIATTA

La sceneggiatura è stata scritta dal collettivo GRAMS*, un gruppo di ragazzi molto giovani (età media 24 anni) con l’intento di svecchiare il testo delle battute e dei dialoghi. E va riconosciuto che l’obiettivo è centrato: sono pieni di parole nuove, poco usate nelle serie tradizionali e il susseguirsi degli atteggiamenti è infarcito di nuove tendenze (seppur prevedibili), come la centralità nella vita dei ragazzi del cellulare, dei social e dell’apparire (preferibilmente felicemente) a tutti i costi.

Purtroppo però il prodotto complessivo non è buono: appare ricco di luoghi comuni, di cliché, senza davvero entrare nei fatti accaduti. La serie scorre fra feste, ipocrisie generali, la supponenza dei ragazzi e l’apparenza generale. Tutto già visto e rivisto.

Mostra i “Parioli” come ogni altro film: un quartiere che è come un acquario, dove bisogna dare un senso a vite apparentemente perfette, ma in realtà più povere e vacue di altre. Emblematico da questo punto di vista è il parallelismo che viene fatto con Damiano, figlio sì di un ambasciatore, ma cresciuto nella borgata romana e per questo deriso, all’inizio, dai suoi nuovi compagni. Lui è sì più “rude”, ma intriso di valori e di rapporti umani autentici, anziché superflui come quelli a Roma Nord.

La serie è una occasione persa perché è una collezione di cose dette e ridette, rappresentate e riproposte e non entra davvero nel cuore del fatto di cronaca, che invece rimane come sullo sfondo. Si vuole mostrare solo il disagio dei protagonisti, così ricchi esteriormente, ma così poveri attorno a loro.

Si poteva fare di meglio. Probabilmente, sì.


About

Studia Giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Roma Tre e ha scritto, fin dall’età di 17 anni, in vari giornali locali. Da qualche anno è rimasto folgorato dall’ambiente radiofonico e non se ne è più andato. Conduce ogni settimana un programma di attualità ed interviste su RadioLiberaTutti.it . REDATTORE SEZIONE POLITICA.


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