Balla su balla

Ecco un commento ad alcune frasi dell’articolo Chiudete le Camere decidono i giudici di Giancarlo Perna apparso oggi su Il Giornale, utile più che altro per registrare la solita perdita di dignità di parecchi dipendenti di Berlusconi (Paolo ovviamente), disposti a sacrificare quotidianamente la verità e il buonsenso solo per offrire i loro sporchi servizi etti, in realtà utilissimi  – come vedremo alla fine dell’articolo – al solito noto per ribadire il solito concetto: la volontà popolare è stata espropriata.

Secondo il giornalista, i giudici «non contenti di spiarci, ci hanno imposto con sentenza che Michele Santoro ci strazi le viscere all’ora di cena». Le balle sulle intercettazioni sono sempre quelle, ma visto che continuano ad essere ripetute, urge un rinfreschino della memoria: i pm sono autorizzati ad intercettare dal codice di procedura penale, l’unico che ne regolamenta l’attività. Lo dice anche la solita Costituzione con l’art. 15: «La libertà e la segretezza della corrispondenza e di ogni altra forma di comunicazione sono inviolabili. La loro limitazione può avvenire soltanto per atto motivato dell’autorità giudiziaria con le garanzie stabilite dalla legge». Dunque l’invasione della privacy in casi particolari ed eccezionali (sono solo 20.000 gli italiani effettivamente intercettati ogni anno: lo 0,03% del totale) è legittima e si basa sulle norme che – per chi non lo sapesse – sono fatte e modificabili dal Parlamento e non dai giudici. Su Santoro imposto, va forse ricordato che una società moderna si basa sulle sentenze dei tribunali, quelli che nel caso specifico finora hanno dato ragione al conduttore di Annozero due volte su due, in primo grado e in appello.

Proseguiamo. «Già si vocifera – sostiene Perna – che se mai le Camere approvassero il lodo Alfano, la Corte lo boccerebbe. Una misura, quella del lodo, che, vista la rabbiosità delle toghe verso il Cav, servirebbe a metterlo al riparo dai processi durante il mandato, insieme al capo dello Stato. In altri Paesi è la regola». La «rabbiosità delle toghe verso il Cav» semplicemente non esiste: Berlusconi ha avuto meno di 20 processi, tutti quelli conclusi non l’hanno mai portato in carcere nonostante in diversi casi sia stata verificata la sussistenza dell’ipotesi di reato contestatagli. Dunque, a voler essere un minimo razionali parlando dati alla mano, questa veemenza dei magistrati contro il premier è una bufala: nonostante le molteplici occasioni di tradurlo in galera, lo hanno sempre lasciato libero, penalmente ancora intonso. Sul fatto che il lodo Alfano in altri Paesi sia la norma, beh, c’è solo da ridere: in nessun Paese occidentale il capo del governo è coperto da uno scudo simile a quello ipotizzato dalla cerchia del guardasigilli. Sono solo re e presidenti della Repubblica ad usufruire di qualcosa di simile.

Perna insiste: «la Corte [Costituzionale, nda] sottrae al Parlamento il diritto di creare uno scudo in favore del Berlusca (e Napolitano). Lo fa asserendo che c’è nella Carta una norma – l’art. 3 – più «forte» della norma che costituzionalizza il lodo. Ossia, che la Costituzione dei padri costituenti prevale sulle innovazioni […]. Questo limite all’innovazione ha l’aria di una forzatura della Consulta». Le voci di corridoio di prima qui sono già date per certe, compaiono anche i virgolettati dei giudici della Consulta. Resta da capire da dove effettivamente siano giunte, visto che finché la legge non verrà approvata la Corte Costituzionale non potrà intervenire ne aprire bocca. Ma l’ottimo giornalista, senza citare la fonte, garantisce di sapere già tutto, quindi stiamo tranquilli.

Il sottoposto di Sallusti prosegue nella discettazione: «il bello (per la Corte) del meccanismo è che i quindici sapientoni [quelli della Consulta, nda] – età media sui settanta – sono infinitamente più potenti dei 945 rappresentanti del popolo». Perna evidentemente ignora che i giudici della Corte Costituzionale sono «nominati per un terzo dal Presidente della Repubblica, per un terzo dal Parlamento in seduta comune e per un terzo dalle supreme magistrature ordinaria ed amministrative» sulla scorta dell’art. 135 della Carta, quella che – forse non l’ha capito – norma l’intera nazione e che sancisce l’estrema superiorità di quest’organismo rispetto al Parlamento. Esso infatti «giudica: sulle controversie relative alla legittimità costituzionale delle leggi e degli atti, aventi forza di legge, dello Stato e delle Regioni» (art. 134). Sull’età media dei giudici, ricordiamo come il nostro giovane premier ha da poco festeggiato i 74 anni.

E se un giorno il Parlamento decidesse di trasformare l’Italia in Repubblica presidenziale, si domanda Perna? «Dipenderà dal clima del momento. Se a proporlo sarà la sinistra, i giudici, a maggioranza di sinistra, ammetteranno l’innovazione. Se sarà la destra, no. In altre occasioni, accadrebbe lo stesso a parti invertite. Allora non sono il diritto e i sacri principi a decidere, ma la convenienza politica. Anche i matusalemme sono infarciti di pregiudizi e interessi». Sulla definizione di «matusalemme», rinviamo alla veneranda età del solito noto; sul fatto che i giudici siano in maggioranza di sinistra, riportiamo quanto detto e ribadito più volte a questi ballisti sull’attuale composizione della Corte da Marco Travaglio nella puntata del 7 ottobre di Annozero: «il Parlamento ne nomina 5, 3 li ha indicati la destra e 2 la sinistra; altri 5 li nomina il Quirinale, uno l’ha nominato Napolitano, 4 Ciampi, ma fuori dai partiti ovviamente; idem per i 5 che sono nominati dalla Cassazione, dal Consiglio di Stato e dalla Corte dei Conti».

Lo strenuo menzognere non demorde e rilancia: «Se fossero neutrali – e non lo sono – avrebbero impedito alle Camere impaurite del 1993 di suicidarsi rinunciando alla piena immunità parlamentare. Unico baluardo contro il macello giudiziario di Mani pulite. Sarebbe bastato dire che il primo articolo della Carta riconosceva “la sovranità del popolo” e che i suoi rappresentanti non potevano perciò spogliarsi dello scudo, consegnando i risultati delle urne agli assatanati alla Di Pietro». Questo è il massimo: il nostro sta scrivendo un articolo dicendo che i giudici della Consulta ribaltano le decisioni del Parlamento e per l’abolizione dell’immunità parlamentare sostiene che la stessa Corte avrebbe dovuto sopprimere la modifica legge costituzionale decisa con doppia lettura Camera-Senato con maggioranza plebiscitaria, cancellando così la suddetta volontà popolare? Fantastico.

Perna chiude passando al ruolo di «tribunali, pm, gup, gip, cip e ciop [grasse risate tra il pubblico, nda]»: «Le Camere cercano di arginare i clandestini? Lui [il giudice] invece ragiona così: “Poverino, ignora la lingua. Processo sospeso. Si accomodi”, e gli indica la porta. Quello la infila e si dilegua. Quando però devono incastrare i politici che abbiamo eletto sono inflessibili. Per toglierseli dai piedi hanno addirittura creato il “concorso esterno in associazione mafiosa”, mostro giuridico mai votato dalle Camere». Per la legge sui clandestini il discorso è semplice: fino a che il Parlamento (l’unico autorizzato in materia) non abrogherà – se mai lo vorrà fare ovviamente – le norme desuete che permettono con semplici cavilli di lasciarli in libertà, non ci sarà mai nulla da fare. Sull’inflessibilità dei processi contro i politici, resta solo da piangere: tra l’abuso del diniego all’autorizzazione a procedere (vedi Lunardi), all’arresto (vedi Cosentino) e all’utilizzo delle intercettazioni (D’Alema&co.), tra impedimenti più o meno legittimi (vedi Berlusconi e il tentativo di Branche) e amnistie e indulti vari ed eventuali (Previti), ormai i nostri eletti per nulla onorevoli sono praticamente certi dell’impunità. Per la genesi del reato di concorso esterno in associazione mafiosa, ci limitiamo a ricordare semplicemente che tale reato punisce semplicemente chi – senza essere ufficialmente mafioso – favorisce un mafioso. Giustizialismo o buonsenso? Non si sa, di certo c’è solo che è stato creato ad hoc per una lacuna legislativa e che non è ancora stato inserito nel codice penale. Sarà mai perché spesso e volentieri coinvolge i colletti bianchi e, più nello specifico, i nostri eletti?

L’estenuante commento all’articolo odierno de Il Giornale, fortunatamente, è finito. Abbiamo deciso di soffermarci su tutte le singole balle per un semplice motivo: dimostrare quanto sia difficoltoso stare dietro a questi seminatori di falsità, utili solo a confondere gli elettori e ad affievolire le energie dei poveri cristi che provano a ristabilire la verità che, in quanto tale, è unica. L’arma su cui fanno affidamento questi soggetti in sé è molto semplice: continuare a sparare balle, spesso e volentieri ripetendole, tanto per lasciare nella memoria dei lettori-telespettatori-cittadini-elettori la confusione e l’ignoranza di cui si nutre il loro capo, il fratello figo dell’editore, in questi giorni impegnato a rilanciare il mantra del furto della sovranità popolare. Una balla, ovviamente.


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Nato nel 1987 a Vicenza, consegue a Padova la laurea triennale in Lettere moderne, quella magistrale in Filologia medievale e il dottorato di ricerca in Filologia romanza. Creatore nel 2009 del blog bile.ilcannocchiale.it (sospeso nel 2011 per collaborare con "Wilditaly" e citato ne "I nuovi mostri" di Oliviero Beha nell’elenco delle "associazioni che a vario titolo rientrino nell’accezione culturale di chi promuove riflessioni sullo stato del Paese”), fino a gennaio 2011 ha fatto parte della redazione della rivista online "Conaltrimezzi", dirigendo le sezioni dedicate all’attualità e al mondo universitario. REDATTORE SEZIONE INTERNI


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