Bernazzoli e Pizzarotti

Ballottaggi: i grillini sbarcano a Parma. Tengono Pd e Idv. Disfatta di Pdl e Lega. Non pervenuto il Terzo Polo.

Bernazzoli e Pizzarotti

Alla fine ce l’hanno fatta. Hanno espugnato Stalingrado. No, non parliamo della Russia di Putin ma della nostra bella Italia. La Stalingrado italiana, a detta di Beppe Grillo, è Parma dove – nei ballottaggi che si sono tenuti ieri – il candidato del Movimento 5 Stelle, il 39 enne Federico Pizzarotti, ha conquistato la poltrona di primo cittadino con il 60,22% dei consensi. Chi ne ha fatto le spese, è stato il suo sfidante Vincenzo Bernazzoli, Presidente piddino della Provincia di Parma che – come nella miglior tradizione politica nostrana – si era candidato a sindaco conservando la poltrona di Presidente di Giunta. Della serie: anche se perdo, comunque mantengo la mia precedente poltrona. Chapeau.

Il dato sorprendente è che al primo turno, Bernazzoli aveva preso il 39,20% dei voti, lasciando Pizzarotti al 19,47%. Con il ballottaggio di ieri, Pizzarotti ha avuto un balzo di 40 punti percentuali mentre il candidato dell’intero centrosinistra, è avanzato di 57 centesimi (39,77%). Ora, a dispetto delle tante critiche che possono rivolgere al Movimento, vedremo come questo nuovo soggetto della vita politica italiana si saprà muovere al governo di una città. L’opinione pubblica si aspetta molto da loro. I grillini non sono anti politica, sono persone che mettono in campo una nuova politica. Cosa ci costa aspettare di vedere cosa faranno, prima di dire che non sono capaci?

I grillini conquistano – oltre alla guida di Sarègo, già aggiudicata al primo turno – anche i comuni di Comacchio, con Marco Fabbri e Mira, con Alvise Maniero.

Doria e Musso

Il Pd, con una situazione iniziale – risalente alle scorse amministrative – che lo vedeva a capo di 56 amministrazioni comunali contro le 34 amministrate dal centrodestra, vede invertire questo rapporto di forza e si trova a piazzare sindaci in 95 comuni facendo scendere il Pdl e tutti suoi alleati, a quota 34. Tra i comuni che strappa al centrodestra, ci sono: Alessandria, Asti, Monza, Como, Lucca, Rieti, Isernia e Brindisi. C’è da notare però che – tranne per la riconferma a L’Aquila di Massimo Cialente (con il 59,2% dei consensi) – a Genova, a Palermo e a Parma (le sfide più importanti) il partito di Bersani non è riuscito ad esprimere e/o a far vincere un suo candidato.

A Genova, si è imposto il candidato vendoliano Marco Doria (avendo sconfitto alle primarie, ricordiamolo, il sindaco uscente Marta Vincenzi e Roberta Pinotti, entrambe piddine) che ha vinto il ballottaggio con il 59,71%, quasi venti in più del suo sfidante, Enrico Musso. Qui, il Movimento 5 Stelle, capitanato da Paolo Putti, porterà nel nuovo consiglio comunale, ben 5 consiglieri.

A Palermo, il portavoce nazionale Idv, Leoluca Orlando, è tornato a vestire i panni del sindaco per la quarta volta, lasciando Ferrandelli indietro di svariati punti percentuali.

A Parma, come dicevamo, hanno preferito candidare un “professionista della politica” pur sapendo (o ignorando) che il Movimento 5 Stelle lo avrebbe attaccato proprio su quel punto, come anche sulle sue proposte programmatiche (inceneritori e chi più ne ha più ne metta). Bersani, nella conferenza stampa di ieri, è riuscito a dire: <<Abbiamo vinto un po’ dappertutto […] ci sono comuni dove non vinciamo, che è diverso dal dire che perdiamo>>. Questa perla di saggezza poi ce la spiegherai, caro segretario….

L’Idv, dove si allea con gli altri partiti di centrosinistra, vince senza problemi ma anche dove corre da sola (insieme ai Verdi e alla Federazione della Sinistra) come a Palermo, dimostra di azzeccare i candidati e di riuscire a convincere l’elettorato. Basti pensare che Orlando, al primo turno, aveva preso il 47,42%. Tredici giorni dopo, è riuscito a conquistare 25 punti percentuali in più.

Ferrandelli invece, partiva da una situazione di 17,34% ed è riuscito a fare un salto di soli 10 punti, arrivando al 27,57%. Le malelingue dicono che Orlando abbia avuto la benedizione dei candidati pidiellini, centristi e civici che non sono arrivati al ballottaggio, che le loro indicazioni di voto gli hanno permesso di vincere ma fatto sta che – davanti un opinione pubblica che chiede un rinnovamento della classe politica – i palermitani scelgono per la quarta volta una persona che sono trent’anni che fa politica.

Il Pdl, era disperso al primo turno, ed anche a questi ballottaggi non è che si sia fatto vedere poi molto. Oltre ad aver tolto al centrosinistra la guida del comune di Frosinone, riesce a confermare – tra le città più “grandi” – i sindaci di Catanzaro, Gorizia, Lecce, Trani e Trapani. La disfatta del partito di Berlusconi, la testimonia l’affermazione di La Russa, che ieri dichiara, giulivo: <<noi comunque a Trapani, a Trani, a Frosinone e a Melegnano (Mi) abbiamo vinto da soli>>….sono soddisfazioni…

La Lega Nord, che in questa tornata elettorale correva in 7 comuni, li ha persi tutti quanti. Neanche uno è riuscita a conquistare. Ha perso anche la guida della famosa roccaforte di Cantù e a Meda (provincia di Monza) il centrosinistra ha primeggiato per un solo voto! E meno male, come ci fa notare nonleggerlo.blogspot.com, che l’europarlamentare del Carroccio, Matteo Salvini, il 18 maggio era sicurissimo che avrebbero conquistato almeno sei comuni su sette.

Il Terzo Polo, risulta non pervenuto. Segna sul pallottoliere tre vittorie di cui due dell’Udc che strappa al centrosinistra il sindaco di Cuneo e conferma il sindaco di Agrigento.

Ora, leggerete sui giornali che il grande vincitore di queste elezioni è stato Grillo ma non credo sia tutto, non credo sia solo attribuibile al Movimento 5 Stelle questa vittoria. Basti pensare che a Genova, Doria indossa la fascia di primo cittadino, con la consapevolezza che solo il 39% dei genovesi è andato a votare. E’ un dato quanto meno allarmante l’astensionismo che si è manifestato ieri. Certo, molto ha fatto l’attentato di Brindisi e il terremoto in Emilia ma il dato generale, parla di un 51,38% di italiani che si sono recati alle urne, a fronte del 65,36% dei ballottaggi di cinque anni fa. Credo sia una cosa sulla quale i partiti dovrebbero fare una riflessione seria (ancora che confido in una loro parvenza di onestà! ndr) prima che una risata li seppellisca tutti quanti.

MATTEO MARINI

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About

Giornalista pubblicista, fondatore e direttore di Wild Italy. Ha collaborato con varie testate nazionali e locali, tra cui Il Fatto Quotidiano e La Notizia Giornale, ed è blogger per l’Huffington Post Italia. Nel 2011 ha vinto il Primo Premio Nazionale Emanuela Loi (agente della scorta di Paolo Borsellino, morta in Via d’Amelio) come “giovane non omologato al pensiero unico”. Studioso di Comunicazione Politica, ha lavorato in campagne elettorali, sia in veste di candidato che di consulente e dirige, da fine 2016, Res Politics – Agenzia di comunicazione politica integrata . DIRETTORE DI WILD ITALY.


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