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Barbie. The Icon, a Roma un affascinante viaggio con la bambola Mattel

barbie the icon 2È il 9 marzo 1959 quando alla fiera del Giocattolo di New York debutta Barbie, la più celebre bambola al mondo, firmata Mattel. Barbara Millicent Roberts (questo il suo vero nome) inizialmente era identificata con il più formale nome di Teenage Fashion Model Barbie Doll, ma la sua lunga e gloriosa storia ci narra di come Barbie nei decenni si sia affermata come molto più di un giocattolo, arrivando a rivestire un vero e proprio ruolo di icona. Ed è proprio in virtù di questo suo status globalmente riconosciuto che ha visto il suo debutto la mostra Barbie. The Icon che, dopo essersi trionfalmente conclusa al MUDEC – Museo delle Culture di Milano, è arrivata a Roma al Complesso del Vittoriano – Ala Brasini, dove è visitabile fino al 30 ottobre 2016.

Barbie. The Icon è divisa in cinque sezioni, che permettono non solo di ammirare esemplari storici e da collezione, ma di arrivare a comprendere l’importanza sociale e culturale di questa bambola che tutt’oggi appassiona grandi come piccine, grazie al percorso predisposto che punta l’attenzione su come attraverso di essa possa essere ricostruita la storia della moda, del costume, della società.

Barbie the icon attraverso le decadiVi presento Barbara Millicent Roberts.

Nella sala introduttiva, Semplicemente Barbie, facciamo una prima conoscenza della nostra protagonista amante del colore rosa, ammirando gli otto pezzi iconici delle decadi dal 1959 a oggi. La nascita di Barbie segue un’intuizione di Ruth Handler, moglie di Elliot Handler ovvero il fondatore nel 1945 della Mattel insieme all’amico Harold Matson. Ruth notò infatti che la figlia Barbara Handler (da cui il nome della bambola) amava giocare con le immagini di famose attrici ritagliate dalle riviste più che con le bambole di pezza.

Ecco perché Barbie alla sua nascita rispecchia la sensualità delle star dell’epoca, da Sandra Dee a Marilyn Monroe, con tanto di seno prosperoso, vita sottile e gambe slanciate, e un trucco ispirato a quello di Erwin Blumenfeld per il numero di Vogue del 1° gennaio 1950: una pin up in miniatura, di cui nel primo anno di vita sono stati venduti 351.000 esemplari.

Barbie the icon col little black dressUna bambola sempre di moda che è essa stessa la moda.

La prima sezione, Da Teenage Fashion Model Doll a Fashionista. Una bambola di moda, è invece dedicata all’universo fashion di Barbie, centrale nella sua vita. È infatti evidente che tra i motivi del successo negli anni della bambola Mattel ci sia il suo guardaroba aggiornabile, e quindi la sua capacità di rimodellarsi ed evolversi a seconda delle mode. Parliamo di un’icona di stile, attraverso i cui capi di abbigliamento (ma non solo) assistiamo all’avvicendarsi delle decadi, ognuna con le sue peculiarità. Ammiriamo dunque la bambola nei Sessanta riprodurre l’outfit Red Flair & Pillbox e il taglio di capelli Bubblecut ispirati a quelli di Jackie Kennedy, o indossare l’outfit Black Magic Ensemble che richiama la moda del little black dress impazzata dopo il film Colazione da Tiffany.

E ancora eccola indossare i castigati costumi da bagno dei Settanta o le tute da sci della medesima epoca, per essere fashion anche sulle piste della modaiola St. Moritz. Sempre nei ’70 il rosa viene ufficializzato come colore distintivo di Barbie, che viene inscatolata nella Pink Box.

Portrait of Billy Boy as Barbie - barbie the iconNegli anni ’80 l’evoluzione è eccessiva e rock (vedi la glitterata Barbie & The Rockers), ma al tempo stesso abbiamo la Day-to-Night Barbie che rispecchia la nuova donna in carriera del periodo, mentre primo tra gli stilisti Oscar de la Renta disegna per lei una collezione di haute couture con 4 abiti acquistabili separatamente, a cui seguiranno collaborazioni con molti altri celebri fashion designer.
Da questo momento Barbie dunque non incarna più solo la moda, ma ne diventa essa stessa ispiratrice, affermandosi definitivamente come icona pop anche grazie al ritratto che ne fece Andy Warhol nel 1986 in Portrait of Billy Boy as Barbie.

Nei Novanta compare la bambola più venduta della storia, la Totally Hair Barbie e i più grandi stilisti iniziano con più costanza a vestirla (sono infatti esposte le meravigliose creazioni per Barbie dei fashion designer), da Calvin Klein a Ralph Lauren. Negli anni 2000 Barbara Millicent Roberts, quasi fosse un vero personaggio pubblico, si separa dallo storico fidanzato Ken Carson dopo 43 anni insieme (il 1961 è l’anno della prima apparizione di Ken come anche quello del suo incontro con Barbie sul set di uno spot tv), si mette col surfista australiano Blaine per poi a San Valentino 2011 riconciliarsi con Ken, con il quale appare anche in Toy Story 3.

barbie fashionistas - barbie the iconNel 2014 ispira la collezione Moschino nel corso della Settimana della moda di Milano e nel 2016 porta una vera rivoluzione nella sua linea: la Mattel decide infatti di produrre le Barbie Fashionistas, con 3 nuove tipologie di corpo, 7 tonalità di carnagione, 22 colori d’occhi e 24 diverse acconciature. In tutti questi anni, l’espressione facciale di Barbie subisce più di un cambiamento, adeguandosi al mondo che la circonda, come i suoi abiti.

Le mille sfaccettature di Barbie.

La seconda sezione I Can Be. Barbie Careers si concentra sulla vita lavorativa della protagonista della mostra, che di carriere ne ha intraprese oltre 180 dopo gli inizi da modella e fashion editor, da quella di ambasciatrice UNICEF a quella di membro delle forze armate. Una fonte di ispirazione per tre generazioni di giovani, per spingere a divenire chiunque si desideri essere, senza limiti.

le carriere di Barbie - barbie the iconLa terza sezione, Barbie Family, è più strettamente dedicata ai piccini, con riproposizione di alcuni angoli della casa di Barbie, e la presentazione della sua folta famiglia che le permette di dotarsi di una vera e propria biografia. Sorelle, amici e animali caratterizzano la sua vita privata, ma anche case e mezzi di trasporto in linea col periodo storico che di volta in volta vive.

Nella quarta sezione Barbie in viaggio. Dolls of the World, viene posta l’attenzione sulla ricerca di un legame tra culture diverse attraverso i modelli multietnici della bambola: i primi sono degli anni ’60, poi evolutisi nella collezione Dolls of the World, in cui ogni modello di Barbie rappresenta un popolo e una cultura differente. 50 sono le nazionalità che ha rappresentato, 140 i paesi in cui è stata commercializzata. La prima amica afroamericana è Christie (1968), la Spanish Talking Barbie è del 1969, la Black Barbie (la prima di colore) è del 1980.

barbie grace kelly - barbie the iconLa quinta e ultima sezione è la più cinefila. Barbie Divas è un grande omaggio alle star del cinema come a importanti personaggi storici femminili, ognuna per motivi diversi un’icona del proprio tempo. La nostra eroina ha infatti indossato i panni regali di Elisabetta I, Maria Antonietta o Cleopatra, ma anche quelli più recenti di Twiggy (la prima celebrità riprodotta, nel 1967), Lucille Balle, Jennifer Lopez o Shakira. Ma è la serie delle Hollywood Legends a catturare più di altre l’attenzione. A partire dalla riproduzione di Rossella O’Hara di Via col vento nel 1994, Barbie arriva a vestire gli amatissimi panni di dive anni ’50 e ’60, come Audrey Hepburn, Grace Kelly, Marilyn Monroe, Elizabeth Taylor, ognuna con indosso le più celebri mise dei propri film.

Barbie. The Icon è prodotta da Arthemisia Group e 24 ORE Cultura – Gruppo 24 ORE in collaborazione con Mattel, curata da Massimiliano Capella, nella sede romana sotto l’egida dell’Istituto per la Storia del Risorgimento.
Una mostra che sulla carta potrà apparire rivolta a bambini ed eterni Peter Pan, e che invece visitandola vi farà realizzare di aver intrapreso attraverso la bambola Mattel un meraviglioso viaggio attraverso la storia recente e i suoi cambiamenti culturali e sociali… scoprendo di essere tutti un po’ Barbie.

Per info su orari e biglietti visitate www.ilvittoriano.com.

 

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About

Da sempre cultrice del cinema classico americano per indole familiare e dei cartoni Disney e film per ragazzi anni ’80 e ’90 per eterno spirito fanciullesco, inizio più seriamente a interessarmi all’approfondimento complesso della Settima Arte grazie agli studi universitari, che mi porteranno a conseguire la laurea magistrale in Forme e Tecniche dello Spettacolo. Amante dei viaggi, di Internet, delle “nuvole parlanti” e delle arti – in particolare quelle visuali – dopo aver collaborato con la testata online Cinecorriere, nel 2013 approdo a SeeSound.it, nel 2015 a WildItaly.net e nel 2016 a 361magazine.com, portando contemporaneamente avanti esperienze lavorative nell’ambito della comunicazione. CAPOSERVIZIO CULTURA


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