Beatles, Abbey Road

Giradischi: Beatles e Abbey Road, il canto del cigno dei Fab Four

Abbey Road , i cinquant’anni dell’ultimo disco dei Beatles festeggiati a Roma con una mostra inedita

 

Beatles, Abbey Road

Fonte: Wikipedia

Il 1969 è stato un anno fondamentale per la storia della musica rock. Si cercano nuove sonorità e nuove ispirazioni musicali. Si cerca di andare oltre, oltre e verso quello che poi sarà il sound degli anni ’70 tra psichedelia, hard rock e progressive che, bene o male, caratterizzeranno il sound degli anni a venire. Quando esce Abbey Road i Beatles sono più o meno prossimi allo scioglimento. Abbey Road può essere inteso come l’ultimo disco dei quattro di Liverpool perché i pezzi contenuti in Let It Be derivano da session in studio precedenti.

L’aria nello studio di registrazioni non è delle migliori: John Lennon è proiettato altrove, praticamente fuori dai Beatles; George Harrison sta producendo dei dischi sperimentali e Ringo Starr si è buttato verso il cinema. L’unico ancora coerente con l’idea di gruppo è Paul McCartney che spinge i compagni verso lo studio per registrare questo fatidico Abbey Road.

L’ultimo disco dei Beatles nasce sotto questa “cattiva stella” e, date le premesse, poteva essere un vero disastro, cosa che per fortuna si è evitata.

Altra curiosità su Abbey Road è l’evidente frammentarietà del sound. I Beatles suonarono in studio insieme pochissime volte, solo per le ritmiche, il resto è quasi tutto un “lavoro solista” dove ogni singolo membro entrava in studio, registrava e poi andava via senza parlare col resto della band. Come già detto, l’aria dentro lo studio di registrazione non era delle migliori.

Abbey Road: il Lato A

Il lato A di Abbey Road contiene brani come Come Together, che comunque è uno dei pezzi più famosi del disco, e altre chicche che pur non essendo ai livelli di creatività dei dischi precedenti risultano comunque dei brani interessanti che ancora oggi sono dei veri e propri classici.

Il lato di Abbey Road è questo, una parte di disco dai toni classici che evidenzia problemi decisamente profondi all’interno della band. Si dice che Lennon avesse da ridire su quasi tutti i pezzi contenuti in questo lato A, eppure sono brani che sono finiti in un disco che ha fatto la storia.

Il lato B di Abbey Road è la vera punta di diamante del disco. Potrebbe essere intesa come una sorta di risposta a chi non riusciva a vedere più nulla di innovativo nella musica dei Beatles.

Abbey Road, il Lato B: l’indimenticabile Suite.

Questa seconda parte del disco si presenta come un lungo medley composto da ben 8 brani collegati tra loro come fossero un’unica traccia. L’idea partì essenzialmente da McCartney e di George Martin (che curò la produzione del disco) e chiaramente trovò il dissenso di Lennon che non amava i medley ma che alla fine ha “acconsentito” alla cosa.

Si parte con Here Comes The Sun un classico brano acustico che porta la firma di George Harrison. Anche questo è uno dei brani più conosciuti dei Beatles, segno più che evidente che nonostante tutto i quattro riescono ancora a produrre delle grandi hit immortali.

Subito dopo troviamo Because scritto sull’inversione delle note della Moonlight Sonata di Beethoven e impreziosito da cori decisamente complessi.

Beatles, Abbey Road

Fonte: NME

Dopo questi due brani prende vita il medley o la suite se preferite chiamarla in modo più ricercato.

You Never Give Me Your Money/Sun King/Mean Mr Mustard/Polythene Pam/She Came In Through the Bathroom Window/Golden Slumbers/Carry That Weight/The End. Dopo venti secondi dalla conclusione di The End, chiudeva la sequenza la traccia Her Majesty, inizialmente scartata e inserita alla fine come una sorta di bonus track.

Concludere questo disco con un medley è stato sicuramente un tocco di classe oltre che una cosa decisamente poco comune per l’epoca. In pochi prima di Abbey Road si erano cimentati in una cosa del genere e in pochi l’hanno fatto a livello dei Beatles.

Per concludere in bellezza la storia di un disco nato sotto una cattiva stella ci fu il problema del nome. Inizialmente si era pensato a Everest, un po’ per una nota marca di sigarette e un po’ per la montagna. L’idea sembrava buona ma nessuno dei Beatles voleva andare a scattare foto sull’Himalaya, come già detto le priorità erano altre.

La storica copertina.

Alla fine, quasi per gioco, Sir Paul McCartney propose di dedicare il disco agli Abbey Road Studio dove i Beatles avevano registrato per otto anni. Da quell’idea la celebre foto sulle strisce pedonali davanti agli studi che sarebbe poi diventata un’icona in tutto il mondo.

Secondo molte persone Abbey Road è il miglior lavoro dei Beatles, secondo forse a Sgt. Pepper. Sicuramente c’è del vero in questa frase perché, nonostante i dissapori e nonostante la frammentarietà sonora di questo disco è innegabile che ci sia ancora una grande creatività dentro la band.

Sicuramente Abbey Road segna la piena maturità compositiva di Paul McCartney e di Ringo Starr che riescono ad articolare i loro arrangiamenti come (forse) mai prima di quel momento. Lennon nonostante il disinteresse verso la band e verso il disco regala delle perle che risulteranno indispensabili per la buona riuscita del “prodotto”.

Abbey Road è forse il canto del cigno di una band leggendaria che è riuscita a regalare al mondo un ultimo capolavoro prima del “tragico” epilogo. I Beatles erano ormai una macchina i cui ingranaggi non sarebbero più stati in grado di girare all’unisono, eppure sono riusciti a concepire e a realizzare un disco del genere. Anche questo è segno di una genialità e di una esperienza sonora che per purtroppo (o per fortuna) resterà irripetibile.

Roma, i festeggiamenti per il 50° anniversario.

Beatles, Abbey Road

Fonte: TheCheatStreet

Per il 50° anniversario della pubblicazione di Abbey Road, l’Official Beatles Fan Club Pepperland, in collaborazione con l’Istituto Quinta Dimensione e l’Archivio Riccardi, intende ricordare lo storico album con un’esposizione a tema che si terrà dal 26 al 28 settembre presso Spazio5, via Crescenzio 99/d – Roma.

L’evento sarà l’occasione per presentare in anteprima le nuove edizioni di Abbey Road che Universal Music distribuirà in tutto il mondo dal 27 settembre.

La mostra si articolerà in un’esposizione fotografica e in una rassegna di oggetti concernenti dischi e memorabilia legati esclusivamente ad Abbey Road.

L’esposizione fotografica s’intitola “In The Fog And In The Rain” e raccoglie notevole materiale lasciato al fan club da un’Apple Scruff italiana. Così erano denominate dagli stessi Beatles quelle ragazze che stazionavano davanti alla sede della Apple e della EMI a Londra allo scopo di incontrare i Fab Four e che ci hanno lasciato un patrimonio fotografico di “polaroid” assolutamente inedite e in perfetto stato di conservazione.

I visitatori, inoltre, potranno visionare l’inedito materiale fotografico “1965: The Beatles in Rome” a cura di Maurizio Riccardi e Giovanni Currado dell’Archivio Riccardi che racconta, attraverso le immagini del noto fotografo Carlo Riccardi, la tappa romana dei Beatles: dai preparativi al Teatro Adriano, alla conferenza stampa all’hotel Parco dei Principi, dove erano alloggiati, fino a concerto sul palco dell’Adriano a pochi passi dai fan trepidanti.

 

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La musica è la mia passione: sul palco dietro una batteria e sotto al palco in un mare sterminato di dischi. Laureato in Letteratura, Musica e Spettacolo e in Editoria e Scrittura a La Sapienza di Roma, passo il mio tempo tra fogli bianchi, gatti e bacchette spezzate. CAPOSERVIZIO MUSICA


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