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RomaFF13: Beautiful Boy, il viaggio nella dipendenza di un padre e un figlio

Tratto dai bestseller di David e Nic Sheff, Beautiful Boy ci mostra la devastazione della droga ma anche il potere salvifico della famiglia

 

Era il 2005 quando il giornalista David Sheff pubblicava sul New York Times Magazine un articolo dal titolo “My Addicted Son”, in cui raccontava della dipendenza del figlio dalla metamfetamina, della sua lotta per uscirne, ma anche della sua stessa battaglia in quanto padre per salvarlo. Quell’articolo si sarebbe poi evoluto in un vero e proprio volume dal titolo Beautiful Boy: A Father’s Journey Through His Son’s Addiction. Presto affiancato dal libro di memorie Tweak: Growing Up on Methamphetamine, scritto da quello stesso figlio di cui trattava, Nic Sheff. Due punti di vista su una medesima storia, riuniti ora in Beautiful Boy, film della Selezione Ufficiale della 13^ edizione della Festa del Cinema di Roma.

Sceneggiato da Luke Davies e diretto da Felix Van Groeningen (Alabama Monroe), Beautiful Boy vede protagonisti il lanciatissimo Timothée Chalamet (Chiamami col tuo nome, Lady Bird) e il sempre più avvezzo a ruoli drammatici Steve Carell (La battaglia dei sessi, La grande scommessa, Café Society), rispettivamente nei ruoli del figlio tossicodipendente e del padre che tenta in tutti i modi di recuperarlo.

La costante dell’amore

Quando si pensa ai film sulla droga, vengono subito in mente immagini di povertà e degradazione, di fallimenti personali, di situazioni familiari complesse. Beautiful Boy va invece contro questo quadretto limitato di cosa la dipendenza da sostanze stupefacenti davvero comporti per chi ne abusa e per chi gli sta accanto. Il protagonista Nic è infatti un bravo studente a cui non manca praticamente niente. Ha una ragazza, è uno sportivo, si appresta ad entrare al college e soprattutto possiede una splendida famiglia allargata che gli vuole molto bene. Nic però prova la metamfetamina, e da quel momento inizierà per lui un viaggio tra tossicodipendenza, centri di recupero, momenti sereni e nuove ricadute. A stargli vicino, pur non sapendo come farlo davvero, sarà soprattutto l’amatissimo padre.

beautiful boy filmSfruttando come si diceva i bestseller dei due veri David e Nic Sheff, Beautiful Boy presenta un ritratto dai punti di vista multipli su quello che di fatto è un vero e proprio calvario per l’intera famiglia di Nic. Da una parte abbiamo un ragazzo intelligente, gentile e fragile, di cui è possibile scorgere la bellezza interiore anche nei momenti di peggiore ricaduta. Dall’altra abbiamo un padre coraggio, uno di quelli che usano il dialogo, l’amore e la comprensione per cercare di riavvicinare a sé il figlio perduto. Ciò che colpisce in Beautiful Boy è infatti che nonostante tutto il dolore, l’angoscia e l’orrore portati nella loro vita dalla malattia di Nic, padre e figlio continuano a volersi un mondo di bene. A cercarsi, e a combattere per ritrovarsi definitivamente.

Due ottimi protagonisti

Lo sconvolgimento che il film vorrebbe causare nello spettatore non è di tipo visivo, bensì emotivo. Al di là di qualche immagine che potrebbe risultare disturbante, Felix Van Groeningen per raggiungere il cuore del pubblico punta infatti più sul fattore umano. Ad aiutarlo in questo le ottime performance dei due protagonisti. Timothée Chalamet è convincente (anche se talvolta sopra le righe) nel presentarci il suo Nic, ragazzo non emarginato ma di famiglia benestante, che non sa dare spiegazioni al perché della sua malattia. Steve Carell si dimostra ancora una volta un gigante non solo nei ruoli comici ma anche in quelli più seri, restituendo con sensibilità e attenzione il dolore impotente di un padre che vuole solo che gli venga restituito il suo “bellissimo ragazzo”.

Giocando con i piani temporali, Felix Van Groeningen non ci presenta una narrazione lineare ma ci porta avanti e indietro nel tempo. Tra flashback e ritorni al presente, entriamo e usciamo di continuo dall’inferno personale di Nic e padre. In un alternarsi di gioia e dolore la cui unica costante è l’indistruttibile legame tra i due.

beautiful boy filmBeautiful Boy non dà risposte. Non ci mostra come si arrivi all’assuefazione, perché a volte non ci sono motivi forti dietro, ma semplicemente ci si ammala. Né ci indica come bisognerebbe o non bisognerebbe comportarsi con una persona dipendente dalla droga, perché non sempre l’amore è sufficiente e il controllo che si pensa di avere è solo un’illusione.

Buone le intenzioni

“Mi auguro che [il film] possa dare voce alle tante persone che lottano contro la dipendenza dalla droga. Il nostro obiettivo è mostrare, con semplicità, onestà e anche con una certa crudezza, la complessità di questa malattia”, ha dichiarato Felix Van Groeningen. Intenzioni che il film riesce a rispettare, ma che non vengono rese nel migliore dei modi dal regista. Se infatti le interpretazioni di qualità di Chalamet e Carell danno il giusto grado di autenticità e naturalezza al film, la regia tende spesso a “rompere la magia” facendosi eccessivamente ricattatoria. Tra musica lirica che vuol spingere forte sul pedale della commozione, didascalie finali che trasformano il film in una lunga pubblicità progresso, intenzioni eccessivamente edificanti, Beautiful Boy tende a fallire proprio da un punto di vista emotivo. Lasciando freddi laddove si vorrebbe far scendere una lacrima.

Se dunque del film viene più da lodare le intenzioni che la resa effettiva, fa comunque piacere che probabilmente grazie a quella calamita per giovani che è Timothée Chalamet, saranno non pochi i ragazzi che guarderanno il film. Trovandovi magari un conforto personale che possa far sentire loro o le famiglie meno sole in questo mondo dove non esistono buoni o cattivi, ma solo persone in cerca di aiuto, redenzione o semplicemente serenità.

Beautiful Boy uscirà in sala con 01 Distribution.

 

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About

Da sempre cultrice del cinema classico americano per indole familiare e dei cartoni Disney e film per ragazzi anni ’80 e ’90 per eterno spirito fanciullesco, inizio più seriamente a interessarmi all’approfondimento complesso della Settima Arte grazie agli studi universitari, che mi porteranno a conseguire la laurea magistrale in Forme e Tecniche dello Spettacolo. Amante dei viaggi, di Internet, delle “nuvole parlanti” e delle arti – in particolare quelle visuali – dopo aver collaborato con la testata online Cinecorriere, nel 2013 approdo a SeeSound.it, nel 2015 a WildItaly.net e nel 2016 a 361magazine.com, portando contemporaneamente avanti esperienze lavorative nell’ambito della comunicazione. CAPOSERVIZIO CULTURA


'RomaFF13: Beautiful Boy, il viaggio nella dipendenza di un padre e un figlio' have 1 comment

  1. 23 ottobre 2018 @ 11:23 pm Claudio Lo Jacono

    Bellissima chiusa


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