Belli di papà, sorprendente commedia italiana

Belli di papà, in uscita il 29 ottobre 2015, rappresenta un tassello che va ad inserirsi nel mosaico della commedia italiana (vasto e di illustre tradizione) pur essendo tratto da un film messicano di grande successo (Nosotros Los Nobles), e lo fa con garbo e senza grandi pretese, raccontando di tematiche tradizionali da un punto di vista acuto e al passo con i tempi, quanto mai accelerati, della nostra epoca

SINOSSI.

belli_di_papaVincenzo Liuzzi (Diego Abatantuono) è un imprenditore di Milano con origini pugliesi, vedovo molto ricco, con tre figli a carico di cui si occupa semplicemente staccando assegni e assecondando in maniera passiva più o meno ogni loro inclinazione, con una fondamentale eccezione rappresentata dal partner della figlia Chiara (Matilde Gioli) interpretato da un sorprendente Francesco Facchinetti. L’imminente matrimonio tra i due e gli sconcertanti estratti conto delle spese folli dei figli portano Abatantuono a un malore che cerca di sfruttare per far cambiare rotta ai figli scriteriati (senza molto successo); infatti Matteo, il primogenito interpretato da Andrea Pisani, è capace solo di sfornare idee senza né capo né coda, mentre il secondo figlio (Francesco Di Raimondo) non fa altro che citare a caso autori illustri, mentre gli anni alla facoltà di psicologia volano via senza aver dato neanche un esame.

Visti i mali estremi il padre agisce come proverbio comanda e inscena una bancarotta fraudolenta con annesso raid della finanza, costringendo i figli a una latitanza nella fatiscente casa paterna di Taranto e a farli ripartire da zero lavorando per tirare avanti, attività completamente estranea negli orizzonti delle loro vite prima di allora. Qui la narrazione si snoda verso nuove scoperte e consapevolezze del nucleo familiare che porteranno i componenti a mettersi in discussione, facendo emergere soprattutto le mancanze del padre che forse sono la vera causa della inettitudine dei figli.

UN NUOVO AUTORE PER LA COMMEDIA ITALIANA.

In sostanza si può tranquillamente asserire che la commedia italiana ha trovato un nuovo autore, il Guido Chiesa che vanta una formazione internazionale e che finora si è cimentato con generi più o meno drammatici, ma che in questo film ha dimostrato di non trovarsi affatto a disagio con registri più leggeri e rivolti al grande pubblico; in conferenza stampa, inoltre, ha dimostrato di avere un’ottica molto aperta sull’argomento “giovani” su cui si fa molta retorica e che il film, anche se in modo leggero, affronta: «Sui giovani si fa sempre molto moralismo, è un atteggiamento che esiste da sempre e che si perpetua nel tempo. Questo moralismo a cui assisto oggi verso l’’inerzia dei giovani d’oggi è lo stesso che ci rivolgevano i nostri genitori quando noi avevamo la loro età. I discorsi di un faraone del tremila avanti Cristo che parla dei figli usa le stesse parole di lamentela e delusione. Io credo che i giovani non andrebbero categorizzati e giudicati come si belli-di-papa-cast-film-490x275tende a fare. Ai miei figli può piacere uno youtuber come Cane Secco, mentre mio padre di 85 anni direbbe che ha un nome da idioti.»

Senza dubbio la colonna portante di Belli di papà è l’immenso Abatantuono, che con la sua ironia mai stucchevole mantiene con forza i toni viranti verso il comico e non verso il drammatico, coadiuvato dal comprimario d’eccellenza Antonio Catania e da Pisani (alla seconda prova cinematografica dopo il successo dei PanPers). Ma Pisani non è il solo youtuber presente: i Nirkiop, pugliesi, non potevano mancare a un film del genere girato nella loro terra, e hanno dato vita a personaggi riuscitissimi come Tonino Gnagnà, titolare di una ditta di sgomberi abusivi.

Ultima ma non per importanza la protagonista femminile, la splendida Matilde Gioli che buca lo schermo con la sua bellezza e che ha dimostra di sapersi cimentare anche lei con un diverso registro dopo il convincente ruolo drammatico in Il capitale umano di Paolo Virzì, regista scopritore di questo talento. Anche qui il merito va a Chiesa che ha saputo lasciare che la Gioli si cucisse addosso il personaggio piuttosto che modellarlo sulla falsariga del personaggio originale, più lamentosa e insopportabile.

Ma l’ingrediente più riuscito del film, a detta di tutti i protagonisti, è stata la coesione del cast e della troupe che si palesa felicemente nella sequenza della cena in famiglia, dove gli attori si lasciano andare a una conversazione naturale e divertente fra loro offrendo uno spettacolo di mimesi tra finzione scenica e reale spontaneità.

 

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Nato a Roma nel 1992, consegue studi classici ad Anzio e attualmente frequenta un corso di laurea di secondo livello in Storia e politica internazionale, presso l'Università di Roma Tre. Scrive per Wild Italy dal 2015, la sua aspirazione più grande è lavorare scrivendo e divertendosi, con il costante obiettivo di cambiare prospettiva. COLLABORATORE SEZIONE POLITICA E SEZIONE CINEMA


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