Manuel Bellone e Vincent Hank, la grande anima rock di Split Pot

È uscito il 18 aprile Split Pot, il nuovo disco di Manuel Bellone e Vincent Hank, che sono già in tour per portare questo lavoro in giro per l’Italia e l’Europa.Manuel Bellone e Vincent Hank, , Split Pot

Manuel Bellone e Vincent Hank, un grande disco…

Un disco dal sapore vintage, dove il rock più classico esplode in tutta la sua potenza con sonorità scure e ruvide; un lavoro dal tiro internazionale, che profuma di USA e di rock vecchia scuola.

È “facile” definire un disco rock, è “facile” anche suonare rock, ma il concepire un disco del genere senza risultare scontato o un semplice imitatore, quello è un lavoro di altra natura; quella natura che, a quanto pare, scorre nelle vene di Manuel Bellone e Vincent Hank.

Apre il disco No Money, un rock blues incalzante e ruvido, un sound corposo e dal sapore datato ma non per questo meno affascinante. Un inizio esplosivo che fa appassionare da subito a questo sound affilato. Incredibile tutta la parte di armonica che, registrata e/o effettata a dovere, spara fuori un sound da urlo, roba del tutto assurda che il panorama musicale italiano può solo sognare.

It’s Too Late è una ballad elettro-acustica, con qualche lieve sfumatura dal carattere piuttosto gospel. Il brano è leggero, elegantemente malinconico, e con questa cadenza trascinata e posata crea un’atmosfera intima e soffusa.

Just Another Irish Song, nemmeno a dirlo, ha un sound dal sapore irish, ma di quelle ballad da pub, costruite su chitarra, voce e whiskey. Un brano semplice ma molto intenso, sarà questa “attitude da bevuta” che rende il tutto più “corale”.

…Rock

Aint’ It Right rimanda a quei brani acustici scritti per chitarra e voce. Il pezzo è grintoso e ricorda quel country dal carattere più “aggressivo” con questa voce bella ruvida e begli intrecci di chitarra. Gran bel brano, bello carico e “ispido” al punto giusto.

Caroline è un pezzo country bello tirato dove in primo piano resta la parte strumentale che in maniera ossessiva va a reggere tutto il brano. Molto ben giocato l’uso della linea vocale a due voci che si sposa molto bene con il tappeto sonoro e questo sound hard country.

Manuel Bellone e Vincent Hank, Split PotVictorian Hotel è una sorta di blues dal carattere quasi psichedelico. Un brano tutto costruito sulle pause e sull’alternare chitarre effettate a un tappeto sonoro ampio e leggero. Una sorta di ballad blues dal sapore solenne e molto ricercato, uno dei migliori brani del disco e un grande uso delle dinamiche e delle pause.

I Don’t Know How riporta sulla scena le sonorità country e una ritmica incalzante. Grande ritorno anche dell’armonica che va a riempire gli intermezzi strumentali. Forse questo brano risulta un po’ più ripetitivo dei precedenti ma è comunque un lavoro ben svolto e in linea col sound del disco.

Un sound rock cupo e graffiante.

Lies è un rock bello corposo: tornano sulla scena la sezione ritmica e le chitarre elettriche. Molto intrigante questo sound scuro e molto tagliente abbinato a una linea vocale piuttosto melodica. Altro punto di forza è il comparto chitarristico che ha costruito un grande arrangiamento e l’incredibile solo di armonica che va a chiudere il tutto.

Chiude il disco La La La è tutto giocato su chitarra e voce uniti in questa sorta di jingle ripetitivo ed estremamente dritto. Un brano posato, come se fosse un pezzo di intermezzo o uno di quei brani fatti per coinvolgere il pubblico. Meno azzeccato dei pezzi precedenti ma comunque si ascolta con piacere.

Split Pot è un bel disco, Manuel Bellone e Vincent Hank hanno portato alla luce un sound (quasi) atipico per il nostro panorama musicale ma forse proprio per questo affascina così tanto l’ascoltatore.

Split Pot è un disco avvolgente e affascinante: un lavoro molto ben congegnato che suona potente e incalzante e che, con naturalezza, raccoglie la grande tradizione del rock internazionale e la rende  unica e di carattere: il carattere forte che contraddistingue Manuel Bellone e Vincent Hank

Split Pot è il disco rock che tutti attendiamo da parecchio tempo, è il ritorno a quella classicità “primitiva” che resta inossidabile nel tempo e lascia sempre qualcosa a chi l’ascolta.

Un disco da ascoltare senza dubbio.

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Mirco Calvano

La musica è la mia passione: sul palco dietro una batteria e sotto al palco in un mare sterminato di dischi. Laureato in Letteratura, Musica e Spettacolo e in Editoria e Scrittura a La Sapienza di Roma, passo il mio tempo tra fogli bianchi, gatti e bacchette spezzate. CAPOSERVIZIO MUSICA

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