berdini Stadio della Roma

Berdini e Stadio della Roma: che confusione!

Se non ci fosse di mezzo il nostro Paese e – in questo caso – la città di Roma, dovremmo solamente ridere fino alle lacrime. La politica degli ultimi tempi , così come è ridotta, spinge solo a questo. Tre i simboli della scena comica/politica del momento: il congresso del PD, non ancora cominciato, che ci sta già regalando scene esilaranti; il centrodestra, in cerca di un leader e con quello storico (Berlusconi) disperato nel salvarsi con una sentenza europea, comunque inidonea a scagionarlo e il Movimento Cinque Stelle che ce la sta mettendo tutta per affondarsi con le proprie mani, fra scaramucce e impreparazione generale.

IL FRONTE PRINCIPALE: ROMA

Il caso più emblematico è quello di Roma, dove non si capisce se a Virginia Raggi qualcuno abbia tirato il malocchio prima della sua elezione-trionfo oppure se sia lei quella completamente inadatta al ruolo.
Dopo il caos di questa estate – fra la Muraro, gli assessori decaduti a tempo di record e il caso Romeo-Marra – è sopraggiunto anche quello di Paolo Berdini (assessore all’Urbanistica), una delle poche figure oggettivamente competenti della sua giunta.

Il tutto è nato da uno scoop de La Stampa. La storia è pressoché questa: Berdini, a margine di un incontro con dei cittadini, si sfoga con un giornalista, Francesco Capurso, lanciando affermazioni pesanti sull’amministrazione capitolina. L’ormai ex assessore racconta al cronista la presunta relazione sentimentale tra Romeo e la Raggi, che non sapeva più come giustificare l’inadeguatezza della sindaca per il ruolo ricoperto davanti ai tecnici del governo e che il potere al Campidoglio fosse relegato a poche persone ristrette.

Nelle prime ore dello scandalo, l’interessato si era difeso, accusando il giornalista de La Stampa di essersi intrufolato e di aver carpito subdolamente una conversazione avuta con altre persone. La situazione cambia quando il quotidiano torinese decide di diffondere un secondo audio nel quale Berdini pregava l’inviato di far passare quanto detto precedentemente come le dichiarazioni di una fonte anonima. Da lì, la valanga che porta poi alle dimissioni è ormai nota.

IL DOSSIER PIU’ SCOTTANTE: LO STADIO DELL’AS ROMA

La vicenda, nello sfondo, aveva la delicata questione dello stadio della Roma. Il progetto, infatti, entro il 3 marzo dovrà avere il via libera da parte degli enti amministrativi (Comune e Regione), pena una multa milionaria da parte di James Pallotta, proprietario della squadra calcistica.

E qui parte il punto interessante. E’ noto che Paolo Berdini (assessore all’Urbanistica) era contrario all’impianto, in quanto il progetto prevedeva che solo il 13% fosse destinato allo stadio, mentre il restante a centri commerciali e a tre grattacieli di cui non si capisce l’utilità, oggettivamente. Quindi l’intento degli americani è chiaro: dare il contentino ai romanisti, offrendogli una struttura in grado di competere con quelle europee, per poi rifilare sottobanco una speculazione edilizia senza precedenti. Tesi sostenuta dall’assessore al momento delle dimissioni e a ragione: non si comprende perché dire “Sì” allo stadio e invece rinvangare tutta la propria forza contro le Olimpiadi.

LE DICHIARAZIONI DELLA SINDACA PRE-ELEZIONE

Infatti, proprio Virginia Raggi ai microfoni di Radio Radio si era detta contraria allo stadio lì a Tor di Valle. Ecco cosa dichiarava in un’intervista del 5 marzo 2016, pochi mesi prima della sua elezione: «La delibera di pubblica utilità la ritiriamo e lo Stadio lo facciamo da un’altra parte», aveva dichiarato. «Lo stadio sì ma non vogliamo speculazioni», e proseguiva: «Noi siamo a favore della costruzione di uno stadio per la Roma, e se volesse anche per la Lazio» (di cui è considerata tifosa, ndr), ma «Ci opponiamo a qualunque operazione che sia solo speculativa».

Per questo la sindaca, vista la base del Movimento in fibrillazione e i comitati di quartiere sul piede di guerra, ha diffuso una nota nella serata di ieri, sul blog di Beppe Grillo. Nel testo pubblicato, l’inquilina di Palazzo Senatorio spiega che non può diffondere nessuna informazione perché la trattativa «è in corso ed è delicata», facendo al tempo stesso trapelare la sua vicinanza a coloro i quali sono i critici col progetto, poiché «la scelta ci è piombata dal sindaco Marino e dal PD e noi dobbiamo cercare di migliorarlo, evitando multe milionarie». Insomma: non ci piace, ma ce lo dobbiamo far piacere per forza, togliendo tutto il peggio possibile.

TANTE DOMANDE

Ora, la domanda sorge spontanea: è possibile che uno come Berdini si sia tradito proprio alla vigilia della scelta amministrativa più importante del suo percorso? Perché cadere e diffamare così il suo sindaco?

Ed è proprio questo il dramma: che a questo quesito non riusciamo a dare una risposta. Perché, ripensandoci e ripensandoci, non si capisce perché si sia voluto silurare con questo impegno. O forse, la sindaca e chi per lei, non vedevano l’ora di farlo fuori, in realtà, per accontentare una parte di città, ovvero i romanisti e far vedere che qualcosa in città si muove?

Ah, saperlo.

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About

Studia Giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Roma Tre e ha scritto, fin dall’età di 17 anni, in vari giornali locali. Da qualche anno è rimasto folgorato dall’ambiente radiofonico e non se ne è più andato. Conduce ogni settimana un programma di attualità ed interviste su RadioLiberaTutti.it . REDATTORE SEZIONE POLITICA.


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