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Berlusconi a cena con due giudici della Consulta per discutere del Lodo Alfano

Non stupitevi, è tutto vero.
Berlusconi, il Sottosegretario Gianni Letta, il Guardasigilli Alfano e i Presidenti delle Commissioni Affari Costituzionali alla Camera e al Senato, Donato Bruno e Carlo Vizzini; si sono presentati a maggio, a casa del giudice della Corte Costituzionale Luigi Mazzella, per una cena “informale”.

Con loro, era presente anche un’altra toga: Paolo Maria Napolitano – eletto alla Consulta nel 2006, è stato capo dell’ufficio del personale del Senato, capo gabinetto di Gianfranco Fini nel secondo governo Berlusconi e consigliere di Stato – collega di Mazzella.
Tema principale della cena, è stata la legge 128 del 2008, nota come Lodo Alfano (che rende Berlusconi improcessabile fino al termine del mandato), sulla cui costituzionalità – l’organismo di cui fanno parte i due magistrati – si dovrà pronunciare il 6 ottobre.
Uno degli argomenti al centro della riunione – secondo quanto riportato da Peter Gomez su ”l’Espresso” – è stato quello delle riforme costituzionali, nell’ambito della giustizia.
Berlusconi ha riproposto ai commensali un suo vecchio progetto, che porta avanti dalla sua “discesa in campo”: riuscire ad abolire i pubblici ministeri, trasformandoli in “avvocati dell’accusa”.
Mazzella e Napolitano si sono mostrati particolarmente interessati al riguardo.
Soprattuto Mazzella che, nel corso di quest’ultimi anni, non ha esitato ad esprimere le sue idee su come dovrebbero funzionare i tribunali, ipottizando che la funzione di pm fosse svolta dall’avvocatura dello Stato.
Nei giorni successivi a quest’incontro fra “carbonari”, è stata presentata una bozza di riforma costituzionale che, arrivata all’ufficio del Senato, è in attesa di essere trasformata in un disegno di legge per essere poi discussa.
La bozza, si compone di quattro cartelle, preparate da uno dei due giudici, in cui viene anche rivisto il titolo quarto della carta fondamentale, quello che riguarda l’ordinamento della magistratura.
Nove articoli che, abolendo i pm, stabiliscono che dovrebbero essere sostituiti da funzionari reclutati tra gli avvocati e i professori universitari.
Uno degli obbiettivi che il Premier si prefigge è quello di formare un nuovo Consiglio Superiore della Magistratura, aperto solo ai giudici, presieduto sempre dal Presidente della Repubblica, ma nel quale entrerà il primo presidente della Corte di Cassazione.
L’altro obbiettivo, è consequenziale al primo e si potrebbe concretizzare nell’ impedire le indagini sui potenti senza il benestare, del Consiglio dei Ministri, aumentando l’influenza della politica in tutti gli ambiti della giustizia.
Antonio Di Pietro, ha lanciato un appello sul suo sito per invitare le due toghe alle dimissioni, dichiarando: ”I giudici Paolo Maria Napolitano Luigi Mazzella hanno il dovere di non presentarsi all’udienza del 6 ottobre e di dimettersi dalla Consulta. Lo devono, non tanto agli italiani, verso cui mancano di rispetto con le ridicole spiegazioni su quei commensali così ben assortiti, ma ai loro colleghi per non compromettere la credibilità dell’istituzione che loro rappresentano“.

Niccolò Ghedini, deputato del Pdl e avvocato personale di Berlusconi, ha dichiarato riguardo alle polemiche sollevate dall’opposizione e dal settimanale diretto da Daniela Hamaui, nei giorni successivi alla cena: “non ci vedo nulla di strano perché i giudici non vivono sul monte Athos ed è normale che frequentino le alte cariche. Se passasse il principio, Napolitano non dovrebbe più incontrare Berlusconi se deve firmare una legge importante, o il presidente della Corte dei conti o della Cassazione se devono prendere decisioni contabili, penali o civili. Spero che il Quirinale intervenga perché questa è un’aggressione alla Corte .

Mazzella ha scritto a l’Espresso e all’Ansa, affermando: ”Stiamo scherzando? Allora dovrei astenermi da tutti i lavori della Corte. A cena invito chi voglio. A casa mia vengono tutti, dall’estrema sinistra alla destra, sono amico personale di Bertinotti e di tante altre persone che vivono nel mondo della politica“.

E, al quotidiano Repubblica che gli domanda: “Ma non è scorretto che chi deve decidere sul lodo Alfano vada a cena con lo stesso Alfano e con Berlusconi? 
Risponde seccato: “Non credo che io, da individuo privato, debba dar conto delle cene che faccio”. Neppure se in ballo c’è una decisione delicata? “In casa mia invito chi voglio e parlo di quello che voglio“.
Matteo Marini

About

Giornalista pubblicista, fondatore e direttore di Wild Italy. Ha collaborato con varie testate nazionali e locali, tra cui Il Fatto Quotidiano e La Notizia Giornale, ed è blogger per l’Huffington Post Italia. Nel 2011 ha vinto il Primo Premio Nazionale Emanuela Loi (agente della scorta di Paolo Borsellino, morta in Via d’Amelio) come “giovane non omologato al pensiero unico”. Studioso di Comunicazione Politica, ha lavorato in campagne elettorali, sia in veste di candidato che di consulente e dirige, da fine 2016, Res Politics - Agenzia di comunicazione politica integrata . DIRETTORE DI WILD ITALY.


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