Berlusconi a cena con due giudici della Consulta per discutere del Lodo Alfano
Non stupitevi, è tutto vero.
Berlusconi, il Sottosegretario Gianni Letta, il Guardasigilli Alfano e i Presidenti delle Commissioni Affari Costituzionali alla Camera e al Senato, Donato Bruno e Carlo Vizzini; si sono presentati a maggio, a casa del giudice della Corte Costituzionale Luigi Mazzella, per una cena “informale”.
on loro, era presente anche un’altra toga: Paolo Maria Napolitano – eletto alla Consulta nel 2006, è stato capo dell’ufficio del personale del Senato, capo gabinetto di Gianfranco Fini nel secondo governo Berlusconi e consigliere di Stato - collega di Mazzella.Mazzella e Napolitano si sono mostrati particolarmente interessati al riguardo.
Soprattuto Mazzella che, nel corso di quest’ultimi anni, non ha esitato ad esprimere le sue idee su come dovrebbero funzionare i tribunali, ipottizando che la funzione di pm fosse svolta dall’avvocatura dello Stato.
La bozza, si compone di quattro cartelle, preparate da uno dei due giudici, in cui viene anche rivisto il titolo quarto della carta fondamentale, quello che riguarda l’ordinamento della magistratura.
Nove articoli che, abolendo i pm, stabiliscono che dovrebbero essere sostituiti da funzionari reclutati tra gli avvocati e i professori universitari.
Niccolò Ghedini, deputato del Pdl e avvocato personale di Berlusconi, ha dichiarato riguardo alle polemiche sollevate dall’opposizione e dal settimanale diretto da Daniela Hamaui, nei giorni successivi alla cena: “non ci vedo nulla di strano perché i giudici non vivono sul monte Athos ed è normale che frequentino le alte cariche. Se passasse il principio, Napolitano non dovrebbe più incontrare Berlusconi se deve firmare una legge importante, o il presidente della Corte dei conti o della Cassazione se devono prendere decisioni contabili, penali o civili. Spero che il Quirinale intervenga perché questa è un’aggressione alla Corte“ .
Mazzella ha scritto a l’Espresso e all’Ansa, affermando: ”Stiamo scherzando? Allora dovrei astenermi da tutti i lavori della Corte. A cena invito chi voglio. A casa mia vengono tutti, dall’estrema sinistra alla destra, sono amico personale di Bertinotti e di tante altre persone che vivono nel mondo della politica“.
Risponde seccato: “Non credo che io, da individuo privato, debba dar conto delle cene che faccio”. Neppure se in ballo c’è una decisione delicata? “In casa mia invito chi voglio e parlo di quello che voglio“.
” l’Espresso ” n° 26 del 2 luglio 2009
http://www.repubblica.it/2009/06/sezioni/politica/lodo-alfano-cena-giudici/lodo-alfano-cena-giudici/lodo-alfano-cena-giudici.html?ref=search
















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Berlusconi non perde il vizio: “Napolitano prema sulla Consulta” Says:
[...] già provato. Quando la Corte aveva in scaletta la discussione per il primo Lodo Alfano, Silvio si permise di cenare con due commensali “di pregio” : ovvero proprio due dei giudici costituzionali [...]
Posted on October 23rd, 2010 at 12:35 pm