Berlusconi contro l’euro viene bacchettato da Ciampi

C’è un attacco all’euro che come moneta non ha convinto nessuno, perchè non è di un solo paese ma di tanti che però non hanno un Governo unitario nè una banca di riferimento e delle garanzie. L’euro è un fenomeno mai visto, ecco perchè c’è un attacco della speculazione ed inoltre risulta anche problematico collocare i titoli del debito pubblico.

Queste le parole del Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi pronunciate ieri davanti agli imprenditori invitati dal vice ministro Catia Polidori, che hanno subito suscitato una dura polemica con le opposizioni, tanto da dover essere rettificate dopo pochi minuti, dicendo che << l’euro è la nostra moneta, la nostra bandiera,è proprio per difenderlo dall’attacco speculativo che l’Italia sta facendo pesanti sacrifici >>. Aggiungendo poi che le tanto invocate riforme, concordate con l’Europa in seguito agli ultimi vertici, arriveranno in Parlamento già << la settimana prossima >>, senza risparmiare una frecciatina all’opposizione: << Mi auguro che chi ogni giorno chiede le nostre dimissioni, si renda conto che non sono provvedimenti non per la maggioranza ma per l’intera Italia >>, confermando così che le sue prossime mosse serviranno proprio a tentare di ridare credibilità ad una maggioranza indefinibile.

Come sottolinea Marco Galluzzo sul Sole 24 Ore, un ragionamento logico non potrebbe mai far credere che la citazione sopra riportata sia da attribuire ad un capo di governo, soprattutto in vista di un vertice europeo salva-moneta, sotto attacco dei mercati mondiali. E comunque la sfiducia verso la moneta unica erano già state esternate in passato.

A rispondere alle insinuazioni del leader Pdl ci pensa il Presidente emerito della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, sentito da Il Sole 24 Ore:

se non ci fosse l’euro saremmo in guai molto più seri. [..] Almeno c’è questo argine, almeno c’è questo punto di coesione. Immaginiamo solo per un attimo a quel che accadrebbe se ogni popolo andasse per conto proprio. Era tutt’altro che scontato giungere a questo risultato. Resto fermamente convinto che l’unione fa la forza – ammettendo però che sarebbe meglio se non ci fosse questa – “maledetta zoppìa”.

Più pesante il giudizio del professor Giovanni Moro, autore (insieme a Lucia Mazzuca e Roberto Ranucci) de La moneta della discordia, il quale definisce l’intervento di Berlusconi << chiacchere la bar, con cui però si governa un paese >> e, a proposito della moneta unica dice:

è una moneta legata a un esperimento politico. Ma ci sta “costringendo” a superare alcune asimmetrie, come il fatto che l’Europa abbia il controllo della politica finanziaria, ma non di quella economica o fiscale. Ora che siamo sull’orlo dell’abisso, ci sta spingendo ad aumentare i fondi europei per gestire e prevenire le crisi, e a dare più poteri all’Ue sulla politica economica dei singoli Paesi.

A proposito della proposta del ministro Maroni di un referendum per uscire dall’euro, Moro commenta: << Il valore della “nuova lira” crollerebbe subito, i patrimoni costruiti si svaluterebbero, con conseguenti fallimenti a catena di imprese e riduzione a carta straccia dei risparmi costruiti dalle famiglie >>. A sostegno della sua tesi i dati elaborati dall’unione banche svizzere (Ubs) a proposito dell’ipotetica uscita della Grecia dalla zona euro: costerebbe 10 volte in più di salvarla, senza considerare che le maggiori banche europee hanno titoli greci per centinaia di miliardi di euro, e quindi fallirebbero >>.

Facciamo l’ipotesi che la moneta unica non giovi direttamente a noi come singola nazione, ma che permetta la sopravvivenza di tutti gli stati che la adottano: non è questo il principio dell’Unione Europea? Non era forse questa la teoria declinata da Spinelli e Rossi?

PIETRO CANCIAN

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