Berlusconi è finito?

L’argomento che volevo trattare non era inizialmente questo, quanto più i giorni che avremmo passato fra la crisi aperta ieri e le effettive dimissioni di Berlusconi. Si prevedevano, almeno, quindici giorni di stallo. Oggi sono costretto a cambiare rotta perché le carte in tavola sono cambiate.

Napolitano ha messo sotto torchio i due rami del parlamento obbligandoli a calendarizzare la votazione sulla legge di stabilità entro la settimana. In questo modo le dimissioni di Berlusconi sarebbero avvenute nel minor tempo possibile e le prossime mosse si sarebbero decise subito. Così è stato fatto e Fini e Schifani hanno messo una X sul calendario: venerdì sarà la volta del Senato e sabato mattina toccherà alla Camera. Quello sarà il giorno col gran finale: in serata, Silvio Berlusconi, rassegnerà ufficialmente le proprie dimissioni rimettendo tutto nelle mani di Napolitano. Subito dopo ci sarà un incontro con tutte le forze politiche per decidere il dafarsi: voto o governo tecnico. Questa seconda ipotesi sembrerebbe la più accreditata visto che proprio oggi (9.11.11) Napolitano ha nominato Mario Monti senatore a vita, dando così la possibilità tutt’altro che remota e forse, a questo punto, più che probabile, di una sua investitura come Presidente del Consiglio per tentare di risanare la crisi del paese che, ad oggi, ci vede sempre più diretti verso un buco nero.

I fatti, essenzialmente, sono questi ma visto il cambio di marcia imposto dal Presidente della Repubblica – che per una volta pare veramente che prenda il toro per le corna – cerchiamo di capire se veramente questa sarà la “fine”di un’era: l’era di Silvio Berlusconi.

Il perchè sia entrato in politica lo sappiamo tutti. Nessuna voglia di salvare l’Italia “perchè questo è il paese che amo”, quanto più la voglia di salvare le sue aziende e la sua persona che rischiava, sempre di più, di finire al fresco. La Fininvest aveva 5 mila miliardi di debiti alla discesa in campo del Cavaliere, eppure riuscì magicamente, nel giro di pochi anni, a ripagarli tutti e a ritornare una delle più grandi aziende italiane, tanto che Silvio risulta il più ricco d’Italia per diversi anni. Nel frattempo, attorno a lui, giravano strane voci: la montagna di soldi di cui non si sapeva la provenienza negli anni ’70 per costruire Milano 2 – 500milioni al giorno; l’acquisto della Mondadori che si sarebbe rivelato poi un atto di corruzione di un giudice; lo stalliere mafioso Vittorio Mangano; i rapporti di Dell’Utri con Cosa Nostra, etc. Insomma, un casino pazzesco. Sceso in politica, gli scoppiò tutto in mano e partirono le inchieste e i processi – ce ne sono stati anche prima, non dite che lo fanno per abbatterlo politicamente.

Vi risparmio la storia che c’è in mezzo perché ci sono antologie intere che potete consultare e che vi spiegano tutto nel dettaglio. Facciamo un salto temporale e arriviamo nel futuro, e cioè a sabato sera e a ciò che avverrà dopo.
Se Napolitano avesse dato un pò di tempo in più, probabilmente il nostro ci avrebbe regalato qualche bella sorpresina – non ultima quella di non dimettersi più perchè aveva ritrovato i numeri – come qualche legge speciale; insomma, si sarebbe preparato una sorta di buona uscita. Come ho detto, non c’è il tempo materiale. E quindi? Che ne sarà di lui?

È facile prevedere che, molto probabilmente, in caso di elezioni anticipate si ripresenterà ancora lui come candidato Premier, usando la scusa con Alfano che non c’è tempo per fare le primarie nel Pdl – per chi credesse ancora che in quel partito possa esserci qualcosa di democratico come le primarie. Il motivo, in realtà, è che troppi incudini pendono sulla sua testa – ad oggi ha ancora SEI procedimenti aperti e il pericolo di finire in gattabuia è abbastanza alto. Per di più c’è il problema dell’eredità delle sue aziende: vi ricorderete la norma ad personam post-mortem inserita nel ddl sviluppo solo un mese fa. E non è finita qui, poiché alcuni procedimenti pendono direttamente sulle aziende e, alcuni, pure su suo figlio Pier Silvio. Forse però, colei che preme di più, è quella simpaticona di Marina Berlusconi, presidente di Mondadori. Il perché è facile immaginarlo, visto che sull’azienda pesa una condanna di 560 milioni di euro da versare al gruppo Cir-De Benedetti per aver corrotto il giudice Vittorio Metta per farsi “dare” il più importante gruppo editoriale d’Italia.

Insomma, troppe sono le cose ancora da sistemare per poter veramente pensare che l’era Berlusconiana sia veramente finita. L’uomo, lo conosciamo bene, è troppo testardo e troppo egoista per non mettere a rischio il paese pur di salvarsi la pellaccia.
A questo punto dobbiamo solo sperare che il popolo italiano si sia reso conto di cosa abbiamo passato negli ultimi 18 anni e se ne sia valsa veramente la pena. Ora è il momento di guardare altrove. Certo è che se guardando altrove troviamo D’Alema o Bersani è naturale che il senso di sconforto e nausea si faccia strada tra di noi.

GIAMPAOLO ROSSI

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About

Residente a Belluno, studia all’Università Alma Mater Studiorum di Bologna alla facoltà di Lettere, con indirizzo storico, per poi specializzarsi in giornalismo. giampross@katamail.com


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