Berlusconi è titolare del simbolo della Lega Nord?

Da anni in Rete gira una strana leggenda che riguarda Berlusconi e la Lega Nord, partito guidato oggi da Matteo Salvini. Sembrerebbe che il Cavaliere abbia ripianato, agli inizi degli anni 2000, i debiti accumulati dal Carroccio durante la gestione Bossi. In cambio avrebbe chiesto la titolarità del logo del partito.

Fonte: dirittodicritica.com

Fonte: dirittodicritica.com

LA DENUNCIA DI ROSANNA SAPORI. 

La prima a sollevare il caso, già diverso tempo fa, è stata Rosanna Sapori, ex consigliere comunale leghista, membro del direttivo provinciale di Bergamo e giornalista di Radio Padania. Per aver denunciato la corruzione nel movimento, venne allontanata. Dalle pagine del Corriere della Sera racconta: «Nel ’95-’96 ci fu il ribaltone. In quella fase Bossi e altri, tra cui Borghezio accusavano Berlusconi di mafia. Berlusconi allora presenta delle querele miliardarie contro, Bossi viene condannato in ambito civile. Per cui arriviano al 2000 con tutte queste querele che devono essere pagate con maxi risarcimenti, con i giornalisti della Padania che non prendono lo stipendio da mesi”. Insomma, spiega la Sapori, “è la bancarotta, la sede di via Bellerio pignorata».

L’ex Cavaliere dunque che fa? Sempre la Sapori dichiara: «Berlusconi dice: Ok, io per vincere ho bisogno di questo qua, non ci sono balle… perché nei sondaggi la Lega Nord era determinante (…). Siamo nel 2000. Le elezioni sono nel 2001, però Berlusconi i sondaggi li fa già dal 2000. In quel momento la Lega è indebitata, rischia di chiudere tutto… Berlusconi dice: ok, gli do i soldi, ritiro le querele – che erano già grossi soldi -, le congelo, però tu mi cedi il simbolo, cioè tu non ti puoi più presentare, se non sono io a dirti di sì, con questo simbolo. Lui non compra gli uomini, ma la titolarità del simbolo».

Sostanzialmente questa intesa si basa sul fatto che: «tu puoi fare un accordo politico che dice che noi ci presenteremo insieme, ma siccome io non mi fido di te, tu mi cedi la titolarità del simbolo, che era di Bossi, della moglie, di Leoni». La cessione in questione, aggiunge l’ex leghista, «è stata fatta da un notaio: me ne parlò anche l’amico Daniele Vimercati. Mi disse: Rosanna, si sono venduti».

L’intervista di Piero Ricca fatta alla Sapori:

Fonte: affaritaliani.it

Fonte: affaritaliani.it

LA FIDEIUSSIONE. 

Un’altra testimonianza l’abbiamo a poca distanza da questo presunto accordo. A parlare del caso è infatti Mario Calabresi, dalle colonne de La Repubblica, scendendo nel dettaglio e accennando a un fido di 2 miliardi di lire: «Nel documento, che Repubblica ha pubblicato sulla sua edizione di oggi, scritto su carta intestata di Forza Italia e datato 28 giugno 2000, l’amministratore nazionale degli azzurri, Giovanni Dell’Elce, scrive alla Banca di Roma per garantire un fido alla Lega. “Vi diamo incarico – si legge – di aprire in favore del Movimento politico Lega Nord, che assistiamo finanziariamente, un credito complessivo di due miliardi di lire, valido sino a nostra revoca, utilizzabile per gli scopi istituzionali e le esigenze generali del movimento”. “Vi diamo atto – prosegue la lettera – che, dati i rapporti attualmente intercorrenti tra noi e il suddetto Movimento, il presente mandato di credito è utile per il conseguimento dei nostri fini istituzionali” ».

«Seguono – continua Calabresi – una serie di clausole dalle quali emerge una tutela totale da parte di Forza Italia verso i crediti che l’istituto romano potrà vantare nei confronti della Lega. Il partito di Berlusconi si fa garante di ogni eventuale manchevolezza, “in ogni momento”. “Siete autorizzati ad addebitare sul nostro conto corrente gli importi, nei limiti del mandato di credito concesso, che vi fossero dovuti dalla predetta società (la Lega – ndr) e ciò senza vostro obbligo di previamente interpellarci”, scrive l’amministratore di Forza Italia, per poi aggiungere: “Ci impegniamo a pagarvi, a semplice richiesta scritta, in qualunque momento fattaci, quanto ci sarà da voi indicato come dovutovi dalla suddetta società” ».

Gigi Moncalvo. Fonte: ilmessaggero

Gigi Moncalvo. Fonte: ilmessaggero

IL VIDEO.

Ulteriori prove a supporto di questa “leggenda” ci giungono da un video, pubblicato sul canale Youtube Trarco Mavaglio, che ha per protagonista Gigi Moncalvo, ex direttore de La Padania (quotidiano leghista), che conferma in toto il patto: «In quel periodo, e lo rivelo oggi per la prima volta, c’era soltanto un disegno ed è un disegno che conferma il famoso patto Berlusconi-Bossi, avvenuto prima delle elezioni del 2001, grazie ai buoni uffici e alle lunghe trattative condotte da un tizio ormai dimenticato, che è stato ministro per un giorno soltanto: Aldo Brancher».

L’INTERVISTA.

Ultima, ma non in ordine di importanza, l’intervista rilasciata nel 2011 da Gilberto Oneto, iscritto alla Lega dall’86 al 2006 ed ex responsabile dell’identità culturale nel “Governo della Padania”, a Elisabetta Reguitti de Il Fatto Quotidiano. La giornalista domanda: «All’Infedele di Lerner lei ha confermato che tra Lega Nord e Berlusconi esiste un patto firmato da un notaio in virtù del quale i dirigenti del Carroccio non potranno mai ribellarsi al Cavaliere». Oneto risponde senza battere ciglio: «Un fatto risaputo da tutti nel partito e scritto anche in diversi libri. Quel patto esiste. Un accordo tra due persone (Bossi e Berlusconi, ndr), che quindi non ha la valenza legale ma poco importa. Quel pezzo di carta per Bossi è un patto d’onore che verrà rispettato fino alla morte».

La Reguitti allora rilancia: «Quanto è costato l’accordo?». Risposta: «A Berlusconi, sembrerebbe, i soldi per saldare i debiti della Lega e per cancellare centinaia di querele che pendevano sul quotidiano di via Bellerio (che al tempo titolava: “Berlusconi, sei un mafioso? Rispondi”, mettendo in prima pagina le foto di Riina, Brusca, Bagarella, Berlusconi e Dell’Utri ndr). A Bossi costa accettare e farsi andare bene le scelte più immonde».

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About

Giornalista pubblicista, fondatore e direttore di Wild Italy. Ha collaborato con varie testate nazionali e locali, tra cui Il Fatto Quotidiano e La Notizia Giornale, ed è blogger per l’Huffington Post Italia. Nel 2011 ha vinto il Primo Premio Nazionale Emanuela Loi (agente della scorta di Paolo Borsellino, morta in Via d’Amelio) come “giovane non omologato al pensiero unico”. Studioso di Comunicazione Politica, ha lavorato in campagne elettorali, sia in veste di candidato che di consulente e dirige, da fine 2016, Res Politics - Agenzia di comunicazione politica integrata . DIRETTORE DI WILD ITALY.


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