Berlusconi & Letargo PD

E’ proprio vero, la storia potrebbe insegnare molto. Adolf Hitler diede avvio all’Operazione Barbarossa nel giugno del 1941, esattamente 129 anni dopo la Campagna di Russia di Napoleone. Forse, se il Fuhrer avesse ascoltato la magister vitae, la storia avrebbe seguito un corso ben diverso.

Nel 1994 Silvio Berlusconi dichiarò che non avrebbe più partecipato al “tavolo delle trattative” con Umberto Bossi, reo di aver patrocinato il ribaltone politico che avrebbe fatto cadere XII legislatura dopo appena 252 giorni dalle elezioni. A sedici anni di distanza, dopo le elezioni regionali del 2010, si ripropone un dejà vu: il “Premier più amato degli ultimi 150 anni” in difficoltà, imbrigliato dal Carroccio e distratto dagli innumerevoli processi a suo carico, leader di un partito le cui contrizioni interne iniziano a manifestarsi in tutta la loro promessa distruttiva. Il PDL imbarca acqua e i sorci iniziano ad abbandonare la nave: il presidente della Camera Gianfranco Fini, escluso dalle decisioni più rilevanti, si muove per ricompattare tutti gli ex-appartenenti ad AN controbilanciando lo strapotere della Lega. A poterne trarre vantaggio sono i partiti dell’opposizione, ma attualmente Horatio Bersani non approfitta di una possibile Trafalgar, troppo impegnato con il Presidente Giorgio Napolitano a partecipare ad eventi folkloristici assai discutibili (CFR. Sanremo e Vinitaly). Il “Congresso Nazionale” del Partito delle Libertà di evidentemente non ha portato il PD a comprendere come sfruttare la situazione.

Berlusconi oggi ricorda molto il Napoleone dei “100 giorni”, piccolo ometto illuso di poter risistemare tutti i propri problemi attraverso propaganda e populismo. La differenza tra l’attuale XVI legislatura e i 100 giorni consiste sostanzialmente nel comportamento che gli Inglesi, i nostri piddini, tennero nei confronti del leader tarchiato: nonostante le condizioni siano favorevoli per ottenere una vittoria paragonabile a Waterloo e per relegare il “Condottiero” sull’isola di Sant’Elena (ma anche Rebibbia o San Vittore andrebbero bene) i generali del PD preferiscono continuare a demolire capillarmente l’opposizione.

Ma nel Campo Marzio del PD e dell’opposizione che cosa stanno architettando il Lìder Maximo e soci? Per rispondersi basta aspettare che l’ANSA alle 18:12 del 22 aprile batta la notizia flash delle dichiarazioni di Bersani: “Dalla Direzione del PDL uno spettacolo indecoroso. Ma Fini ha sollevato contraddizioni profonde del PDL su temi e problemi reali”. Se questa dichiarazione non fosse abbastanza esplicita, si può parafrasare cosi: il PD sta a guardare, senza intervenire. E basta. Il principale partito dell’opposizione ha riconfermato (ormai è recidivo) la sua intenzione di prostituirsi ai piedi del premier, senza proporre reali alternative, senza volersi migliorare: i temi caldi (abolizione delle province, giustizia, conflitto di interessi) sono tenuti sotto silenzio, dimenticati. I soci dell’UDC alzano la vocina flebile con Cesa, che dichiara: <<Le cose dette da Fini, noi le ripetiamo da due anni>>, evitando accuratamente di ricordarsi di tutti gli appoggi che i suoi colleghi hanno dato, con i voti favorevoli, al principale partito d’Italia. L’unica pseudo-proposta proviene da Antonio Dipietro, che spera di trovare qualcuno che possa <<parlare sia all’area […] del centrosinistra, sia a quell’area dell’astensionismo, sia ai moderati>>. Il cui senso concreto consiste nella volontà di cercare un catalizzatore di voti che porti alla vittoria il centrosinistra alle prossime elezioni.

Mancano proposte concrete e un alternativa seria, almeno per il momento. Alcuni mesi fa, in un suo interessante articolo, edito sulle pagine di WildItaly, un mio collega si riprometteva di tenere in fresco una buona bottiglia di spumante in occasione della caduta dell’attuale governo. Forse il governo cadrà, dopo che Fini e i suoi fedelissimi (mantenendo la promessa fatta il 22)voteranno contro la riforma della giustizia e delle intercettazioni. Ma per concretizzare questa possibilità, o anche quella di un governo costituzionale, è necessario un lavoro serio da parte dell’opposizione. La strada è ancora lunga e impervia, ma intanto mettere in fresco una bottiglia di spumante potrebbe essere prudenza molto scaramantica.

MAX ZUMSTEIN



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