Berlusconi-Tarantini: ricatti e paure

Fine estate. Terminano le ferie e si riparte con la routine quotidiana. E, come da routine, scoppia un nuovo caso giudiziario che vede protagonista il nostro premier Silvio Berlusconi. Qualcosa di diverso c’è, questa volta. Il Cavaliere è parte lesa e non indagato. Ma entriamo nel dettaglio delle carte e vediamo cosa ci dicono.

Il Presidente del consiglio, secondo la Procura di Napoli, sarebbe vittima di estorsione da parte di tre personaggi: Gianpaolo Tarantini, la moglie e Valter Lavitola, editore dell’Avanti e personaggio venuto agli onori della cronaca per l’affaire della casa di Montecarlo di Fini. In cosa, questi personaggi, avrebbero estorto B.? L’ordinanza di custodia cautelare – che trovate in fondo alla pagina – è molto semplice. Poco più di 100 pagine che riportano per lo più telefonate del Lavitola e che, se lette con calma, fanno trasparire un personaggio tutt’altro che rispettabile. E fra queste telefonate emergono i fatti. Per capire meglio dobbiamo fare un piccolo passo indietro e tornare al 2009 e andare a Bari. È l’anno dello scandalo D’Addario, l’escort che dormì “nel lettone di Putin” con Berlusconi a Palazzo Grazioli e che veniva pagata da Gianpaolo Tarantini. Ed è proprio per questo che quest’ultimo è finito sotto processo per favoreggiamento della prostituzione. Il processo è li li per partire e c’è una mezza idea di chiedere il patteggiamento. Ricordatevi questa parola, perchè è qua che si fonda tutto l’impianto accusatorio. Chiedendo e ottenendo il patteggiamento, e quindi condanna sicura e chiusura immediata del processo, alcune carte potrebbero rimanere segrete: in particolare quelle che vedono intercettazioni in cui i protagonisti sono lo stesso “pappone” di Bari e il “Papino” di Arcore. 
Torniamo ad oggi. Nelle telefonate intercettate fra Lavitola e Tarantini emerge, proprio dalla voce di quest’ultimo, come le discussioni presenti in quei fascicoli, se venissero fuori, sarebbero “catastrofiche” per B. e per gran parte della Bari Bene. Qui scatta il ricatto. Secondo i PM, Tarantini, tramite il Lavitola che ha una corsia super preferenziale con Berlusconi, riesce ad incontrare il Premier e, poco dopo, sempre tramite l’editore dell’Avanti e alcuni suoi uomini di fiducia, arrivano da Palazzo Grazioli 500 mila euro. Lavitola li ripartisce così: 400 se li tiene, e 100 li da a Tarantini e la moglie. 
La faccenda danarosa non si conclude qua, perchè risulta poi che Berlusconi elargisse una sorta di stipendio di ben 20mila euro al mese alla famiglia dell’imprenditore di Bari.

A grandi linee questo è ciò che troviamo nelle carte. All’interno troviamo anche le telefonate che sono diventate celebri in cui Berlusconi definisce l’Italia un “paese di merda” da cui “fra un paio di mesi me ne vado via”. (e noi attendiamo fiduciosi).

Una piccola osservazione possiamo farla in merito a quello che ha detto Berlusconi: “ho aiutato una famiglia in difficoltà”. Anche se così fosse, è necessario ricordare che Tarantini ha ben 7 fascicoli aperti a Bari che vanno dalla Prostituzione, allo smercio di droga e passando anche a tangenti per favorire delle società sanitarie. Non proprio un uomo moralmente ammirevole e al quale io, pur avendo tutti i soldi di sto mondo, magari eviterei di dare anche 50euro. 
Ultima annotazione, ma molto molto importante, è la presunta “illegalità” dei Pm per aver intercettato una telefonata in cui un parlamentare parla, perchè avrebbero dovuto chiedere il permesso. Se anche i Pm avessero conosciuto l’intestatario della Sim dal quale proveniva la chiamata, non sarebbero mai arrivati al Cavaliere perchè “la conversazione in esame si rivela particolarmente rilevante anche sotto il profilo dell’utenza utilizzata dal Berlusconi per chiamare il Lavitola, trattandosi di un’utenza con scheda Wind intestata a CERON  Caceres, un connazionale del Chavez e da quest’ultimo, su indicazione del Lavitola, consegnata in data 5/7/2011 a Palazzo Grazioli assieme ad altri telefoni”. Quindi B. stava usando un telefono intestato ad un sudamericano, per di più consegnato dallo stesso Lavitola, evidentemente proprio per rendere difficilissimo, se non impossibile, l’eventuale messa sotto controllo della data scheda. Peccato però che ad essere controllato era il telefono del Lavitola, rifugiatosi a Panama proprio con la speranza di poter parlare indisturbato…… ops!

Ordinanaza di custodia cautelare QUI!

GIAMPAOLO ROSSI
giampross(at)katamail.com


About

Residente a Belluno, studia all’Università Alma Mater Studiorum di Bologna alla facoltà di Lettere, con indirizzo storico, per poi specializzarsi in giornalismo. giampross@katamail.com


'Berlusconi-Tarantini: ricatti e paure' have 2 comments

  1. 6 settembre 2011 @ 8:22 pm A

    Ma smettiamola, all’Italia NON serve assolutamente questo premier, personaggio sempre piu’ dubbio e senza NESSUNA capacita’ di governare una nazione. Se ne vada, lasci le cariche istituzionali e SPARISCA, non ci serve questo tipo di persona. !!!!

  2. 7 settembre 2011 @ 6:19 pm Giampaolo Rossi

    Mah, secondo me non ci sono affatto dubbi sul perspnaggio… 🙂


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