Birra

Birra: un mercato in fermento

Pizza e birra, il menù preferito da molti italiani, soprattutto durante le partite di calcio. Nei mesi scorsi abbiamo analizzato il primo elemento, la pizza, raccontando come ogni anno vengano vendute circa 5 miliardi di pizze in tutto il mondo. Oggi parliamo invece della seconda protagonista. Nel 2014 il consumo di birra procapite in Italia si è attestato a 29,2 litri, il valore più basso in Europa (Assobirra, Annual Report 2014). Ma che birra bevono gli Italiani?

Fonte: firstonline.info

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COSA BEVIAMO?

L’offerta è molto concentrata. Sempre stando ai dati forniti da Assobirra, in Italia la gran parte della produzione è in mano a cinque produttori. Heineken, Peroni (passata al gruppo giapponese Asahi poche settimane fa con effetto probabilmente a partire dal 2017), Carlsberg, Anheuser-Busch InBev e Birra Castello hanno in mano circa il 68% del consumo. Accanto a queste grandi produzioni, negli ultimi 20 anni si è diffuso il fenomeno delle cosiddette birre artigianali, cioè birre prodotte da piccoli produttori, con caratteristiche qualitative differenti da quelle della produzione di massa. Si conta che nel 2016 i microbirrifici in attività arriveranno in Italia a superare le 1000 unità.

Cos’è una birra artigianale? In realtà, in Italia non è possibile vendere birre di questo tipo. Ad oggi, infatti, non c’è una legge che chiarisca cosa sia definibile come birra artigianale e, quindi, ogni bottiglia che ne riporti l’indicazione in etichetta è illegale (il birrificio Almond ’22 che nel 2011 è stato sanzionato per questo motivo). La birra può essere analcolica, light, speciale, doppio malto o semplicemente birra, a seconda del grado Plato, ovvero del livello zuccherino del mosto prima della fermentazione.

Quest’anno, però, il legislatore si è mosso ed è in corso di approvazione in Parlamento una legge che approvi la definizione di “birra artigianale” e ne disciplini l’utilizzo; l’articolo, che andrà ad aggiornare la precedente legge del 1962 (sì, 1962) è stato approvato ma ancora non pubblicato in Gazzetta Ufficiale.

BIRRA E MODELLI ECONOMICI

Fonte: ecodibergamo.it

Fonte: ecodibergamo.it

In breve, possiamo così distinguere i due prodotti. Da un lato i grandi produttori di massa, con una birra dal sapore morbido che deve, per ovvi motivi di economicità, incontrare il gusto della maggior parte dei consumatori raggiungendo i numeri della produzione di massa. Dall’altro, piccole produzioni uniche, con prodotti altamente specializzati e differenti per grado alcolico, aroma, prodotti aggiuntivi utilizzati, sapori.

Una teoria economica (resource-partitioning, proposta da Carroll 1985) afferma che la diffusione di produttori specializzati in produzioni particolari sia legata a doppia mandata con l’aumento della concentrazione del mercato. In parole semplici, i grandi produttori offrono un prodotto “standard” sfruttando le proprie economie di scala, mettendo così fuori mercato i piccoli produttori che operano sullo stesso segmento, che non possono godere dei vantaggi di scala a causa delle dimensione delle proprie produzioni. In questo modo si aprono spazi per i piccoli produttori che operano su segmenti diversi, su nicchie di mercato che, per via dell’economicità ricercata dai grandi produttori di massa, sono scoperte.

I MICROBIRRIFICI: PRO E CONTRO DI UN’INNOVAZIONE

Il modello trova, per il mercato italiano, un grande supporto nei numeri. I produttori artigianali in attività (distinti in brewpub, beerfirm e microbirrifici) sono passati da poche unità a inizio anni ’90 ai 1000 di quest’anno, con un vero e proprio boom dal 2010 (dati Microbirrifici.org). L’aumento ha i suoi effetti positivi e negativi.

Fonte: mixerplanet.com

Fonte: mixerplanet.com

Positivi perché oggi il consumatore si è evoluto: la birra non è più associata ai paesi del Nord o alla Germania, gli spazi dedicati alla birra nei supermercati hanno lo stesso spazio del vino (consiglio un giro in un qualsiasi supermercato il sabato mattina per assistere a confronti serrati tra uomini nel reparto birre come critici d’arte davanti alle gallerie degli Uffizi) e la gamma di gusti e sapori copre ormai ogni singola sfumatura. Sta nascendo un vero e proprio Made in Italy della birra, con caratteristiche e tipicità uniche, che sta interessando anche l’estero (quasi metà della produzione attuale è destinata all’export).

Quali sono gli aspetti negativi, quindi? Innanzitutto l’esplosione di tante produzioni di nicchia. Se da un lato, come accennato sopra, la varietà ha molti effetti positivi, dall’altro rischia di creare sia un aumento incontrollato e incontrollabile dei prezzi al consumo sia una confusione generalizzata nel consumatore medio, cioè in quello tipico del prodotto di massa ma che potenzialmente potrebbe essere attratto dal prodotto speciale senza essere informato.

Davanti a uno scaffale di birre artigianali, la prima variabile di scelta rischia di essere il prezzo: molti acquisteranno quella col prezzo più alto associando il fattore alla qualità del prodotto, altri quella col prezzo più basso, per bere un prodotto particolare ma a prezzi di largo consumo. Risultato: né i primi né i secondi faranno la scelta giusta, allontanandosi col tempo da questi prodotti: la scelta di una birra artigianale non dipende dal prezzo, ma dalla specialità ricercata! Ci sono produttori che però, consci di questo aspetto, potrebbero perseguire questa strategia, contando sulla scarsa educazione del consumatore medio.

In sostanza, il rischio è quello di trovare sul mercato prodotti che di artigianale hanno poco, ma “vestiti bene”.

E LO STATO? TASSA!

Il legislatore, come accennato, si è accorto del fenomeno. Se da un lato sta agendo per regolamentare il settore (e si spera che la regolamentazione inserisca paletti e ostacoli al rischio di “finti” produttori artigianali), dall’altro lo colpisce. Le accise sulla birra ammontano a 36 euro/hl (Assobirra, 2014), con un aumento di quasi il 120% dal 2003 ad oggi; sommate all’IVA si arriva ad un carico fiscale vicino al 50%.

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Significa che un bicchiere su due che versate lo beve lo Stato. A differenza del vino, che ad oggi non viene colpito da nessuna accisa. In questo caso potete ubriacarvi senza condividere l’esperienza con lo Stato. Ma non fatelo, e godetevi una birra artigianale scelta con cura.

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About

Nato nel 1985, maturità scientifica e laurea in Economia Aziendale. Svolge per un anno attività di ricerca presso l’Università LIUC di Castellanza, pubblicando un paper relativo all’impatto di Expo sul commercio internazionale italiano. Si interessa di economia e cibo. Cerca di coniugare i due temi, e se non ci riesce si concentra sul secondo. Lavora in banca. Scarso runner, discreto sciatore e ottimo papà. COLLABORATORE SEZIONE ECONOMIA


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