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BlacKkKlansman e lo schiaffo morale (e cinematografico) di Spike Lee

BlacKkKlansman è un’operazione cinematografica di carattere. Un grande ritorno per Spike Lee.

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Spike Lee è tornato e con BlacKkKlansman ha decisamente qualcosa da dire. Qualcosa da dire e, soprattutto, qualcosa che è bene che tutti stiano ad ascoltare. Un’urgenza che nel film si manifesta incontenibile, che straripa da ogni verso della sceneggiatura per fare in modo che arrivi diretta a chi è è seduto a guardare e, con coscienza, decide che è il momento di beccarsi un bel pugno nello stomaco. Non certo uno di quei colpi dolorosi, sofferenti, piuttosto un vero cazzotto che, dopo averci fatto piegare per la fitta, ti fa ritornare dritto e ti mette in testa che è ora di cambiare le cose. È ora di cambiare il mondo.

Da una storia – come piace al film stesso ribadire – fottutamente vera, BlacKkKlansman è l’opera sotto i riflettori fin dal suo debutto al Festival di Cannes, che non solo gli ha valso il plauso della critica, ma ha conquistato il Gran Prix Speciale della Giuria capitanata dalla presidentessa Cate Blanchett.

Un ritorno ad un cinema di carattere che sa, all’occorrenza, essere brutale. Non un tentare di mandare un messaggio, ma esporlo, analizzarlo e sbatterlo in faccia a chiunque cerchi ancora di dire che i tempi sono proseguiti e si è andati avanti. Perché non ci si è evoluti per niente, perché BlacKkKlansman è un racconto che si riversa con attualità temibile nel nostro secolo.

C’è un nuovo detective a Colorado Springs

A Colorado Springs è arrivato il momento di aprirsi alle minoranze, per questo la centrale di polizia accetta come nuova recluta l’afroamericano Ron Stallworth (John David Washington) che, come primo incarico da detective, decide niente meno che infiltrarsi nel Ku Klux Klan. Certo, la sua pelle potrebbe essere un problema, per questo il suo posto fisico verrà preso da Flip Zimmerman (Adam Driver). Con lo stratagemma dello sdoppiamento, Ron non solo entrerà nelle grazie del gruppo, ma arriverà a ricoprirne anche un alto incarico. blackkklansman

Come abbiamo detto si era definito il film? Una storia fottutamente vera. Ed è bene ribadirlo, perché è sempre dalle storie più assurde, impensabili e straordinarie che il cinema va a pescare. Anche se la messa in luce di BlacKkKlansman è avvenuta con il tempo, avendo attraversato l’oscurità delle stanze buie di Hollywood in cui circolava tra le sceneggiature più promettenti della Black List. Eppure, come appunto le coincidenze o l’imprevedibilità della vita, la realizzazione di BlacKkKlansman non poteva trovare istante migliore di uscita. E nemmeno regista.

Spike Lee prende BlacKkKlansman e lo rende esempio di ciò che si cercava di combattere ieri e che non si è riusciti a conquistare ancora oggi. E non si tratta solo del “Black Power”, ma del “White Understanding” su come gira il mondo. Anni Settanta che non sono mai sembrati così simili all’ultimo decennio del Duemila, neri che vengono accusati e condannati dai giustizieri – bianchi – della strada senza che questi si preoccupino di indagare, picchiando magari un collega nero senza pensare che invece potrebbe essere la donna – bianca – la criminale.

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Non solo tema, ma tanto cinema

E non solo Lee rende comunicativa la sua opera cercando il dialogo con il nostro tempo, ma lo fa anche come un grande cineasta saprebbe fare. Facendo attenzione a non sovraccaricare la regia, sapendo ogni volta cosa inquadrare e cosa quell’immagine dovrà significare. Montando le sequenze e gli attimi sottolineandone le congiunture importanti. Ponendo attenzione agli attacchi della colonna sonora e le emozioni che, in quel determinato momento, dovrà suscitare. Una pellicola che non solo è importante, ma riesce a non mettere in secondo piano la sua natura cinematografica, concentrata interamente sulla migliore costruzione possibile di un racconto che trae veemenza non soltanto dai fatti riportati, ma da come Spike Lee ha deciso di esporli.

Un sarcasmo tutto indirizzato a far sconcertare ancor di più il pubblico, ma che è principalmente composto da quell’ironia tragica di chi sa che, pur essendosi lasciati fregare da un nero, non imparerà mai la lezione. Perché noi non lo abbiamo ancora fatto. Noi ancora dobbiamo combattere il razzismo nel 2018.

BlacKkKlansman è al cinema dal 27 settembre con Universal Pictures

 

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About

Martina Barone è nata a Roma nel 1996. Appena diplomata al Liceo Classico Pilo Albertelli, è pronta a seguire all’università corsi inerenti al cinema e tutti i suoi più vari aspetti. Ama la settima arte in tutte le sue forme, la sua capacità di trasporti in luoghi lontani e diversi e di farti immergere in storie sempre nuove. Ama poterne parlare e poterne scrivere. COLLABORATRICE SEZIONE CULTURA


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