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“Sono voluto diventare regista grazie a Blade Runner”. Denis Villenueve e l’attrice Sylvia Hoeks presentano Blade Runner 2049

Blade Runner 2049L’attesissimo Blade Runner 2049 ha un regista di tutto rispetto: Denis Villenueve, già autore di grandi titoli come Sicario e Arrival. Il cineasta canadese, con coraggio, affronta la difficile impresa di portare sullo schermo il sequel di uno dei capisaldi della settima arte. Un film che ha dato l’avvio all’immaginario fantascientifico dal 1982 in poi.

Un compito, che il quasi cinquantenne, affronta con la sua grande passione per il cinema, navigando tra i ricordi di quando era un adolescente e sognava di mondi fantascientifici. A Roma, Villenueve presenta in una riservatissima anteprima alcuni spezzoni del nuovo Blade Runner 2049. Insieme a lui Sylvia Hoeks, una delle attrici del film.

Siamo tornati dopo trentacinque anni nel mondo di Blade Runner, vuoi rinfrescarci la memoria spiegando chi sono questi replicanti che popolano il film e l’universo rappresentato?

Denis Villenueve: I replicanti sono esseri artificiali, sintetici, progettati per essere usati come schiavi, per esplorare e poi conquistare pianeti anche al di fuori del sistema solare. La maggior parte di loro viaggia nello spazio per controllare la condizione di altri pianeti e vedere se sono adatti per la vita e in tal caso li rendono accoglienti. Blade Runner diventa così in questo caso un po’ una sorta di Frankenstein, perché i replicanti a volte iniziano ad assumere comportamenti particolari, molto simili a quelli degli esseri umani. Si ha quindi bisogno di una squadra speciale di polizia poiché questi replicanti particolari vengano scovati.

Rispetto al precedenti Blade Runner di Ridley Scott, come sarà la tua rappresentazione del film? Sarà un mondo più cupo, più inquinato?

Denis Villenueve: Chi conosce il mondo del primo Blade Runner troverà un futuro molto diverso rispetto alle aspettative che ci si erano create. Sarà più evoluto, ma sicuramente ha dei tratti che ricordano un incubo. Questo mostra come le cose non siano andate nel modo giusto. Il clima si è evoluto prendendo dei risvolti disastrosi, chi sopravvive lo fa in maniera spaventosa. L’oceano si è alzato, quindi la città deve proteggersi grazie ad un muro.

Inserire l’elemento internet per noi sceneggiatori non è mai piacevole, perché non c’è niente di più noioso che vedere un poliziotto che cerca informazioni seduto al computer. Con Blade Runner 2049 abbiamo dunque aggiunto questo blackout, così che il protagonista non può basarsi sul digitale, ma deve tornare ad un’era analogia. Questo invita anche a riflettere sulla fragilità della rete. Mi piace che il nostro protagonista debba girare per la strada, toccare con mano la terra.

Quale è stata la spinta che ti ha fatto capire che Ryan Gosling sarebbe stato l’attore adatto ad interpretare l’Agente K?

Denis Villenueve: Ridley Scott mi ha dato subito come suggerimento Ryan Gosling nel ruolo del protagonista e dopo aver letto la sceneggiatura ho trovato la sua idea meravigliosa. Nessuno avrebbe potuto interpretare questo personaggio meglio di lui. Per Ryan è stata la prima volta in un film di tale portata, è stato un rischio per lui, ma dopo aver letto la sceneggiatura se ne è innamorato. Non ho avuto neanche difficoltà a convincerlo. Si è ispirato molto a Harrison Ford, anche se il suo ruolo è un po’ più complesso, pur racchiudendo sempre la similare solitudine e mantenendo l’aria da thriller esistenziale. 

Blade Runner 2049 Ryan GoslingQuali pensi sia la caratteristica che più rende Gosling l’attore perfetto per questa parte?

Denis Villenueve: Trovo che Ryan abbia la stessa presenza cinematografica di Clint Eastwood. Riesce a dire molto senza muoversi, senza battere ciglio. Ha il carisma necessario per raggiungere l’obiettivo, come fu in precedenza per Harrison Ford. Sa esprimere sensazioni senza fare cose particolari. È un attore di grandissimo talento, il film pesa sulle sue spalle e per questo avevo bisogno di un attore forte e con il suo modo di fare. Per Blade Runner 2049 ho scelto personalmente ogni singola comparsa che appare nel film, perché non tutti i volti sono giusti in un’opera come questa che potremmo definire “d’epoca”.  E Ryan è perfettamente integrato in questo mondo.

Come hai lavorato sull’aspetto visivo del film, caratteristica così importante del predecessore degli anni Ottanta?

Denis Villenueve: Come sappiamo tutti il primo film ha un punto di vista estetico che ha lascito un forte segno nella storia del cinema, grazie soprattutto al grande lavoro sulla luce e sulle atmosfere cupe. Ho quindi voluto creare alcune analogie con il precedente Blade Runner, ricreando lo stesso tipo di ambiente e gli stessi quartieri. Ma mostrando comunque come a causa del differente clima il paesaggio sia cambiato, aspetto visivo rappresentato dalla neve in questo caso.

Il clima è al centro dell’attenzione, la luce che abbiamo usato gioca sugli elementi scuri, ma moltissimo anche creando momenti più bianchi, argentei. Le luci del nord hanno ispirato le atmosfere, l’inverno è stato il punto di riferimento anche del direttore della fotografia. Avere avuto il controllo assoluto sul film mi ha permesso di lavorare in modo nuovo con i colori e mettere anche qualche piccola chiave di lettura che si può trovare tramite le tinte del film. 

Quanto ha inciso l’utilizzo della GCI nel film e di quanto uso ne avete fatto?

Denis Villenueve: Ovviamente il quadro del film si rifà ad un lavoro futurista, quindi la CGI è stata molto importante, ma la mia richiesta ha riguardato soprattutto la possibilità di ricreare tutti i set del film. Anche gli attori si chiedevano quanto sarebbe stato ingente l’uso della CGI e si sono sentiti rassicurati sapendo che avremmo ricostruito tutti i set e i veicoli. Questo è stato possibile grazie all’elevato budget, al di là di tutti i miei sogni. È stato come si facevano i film anni fa e sono veramente grato alla produzione per avermi fatto tornare un po’ all’origine del cinema. È stato importante per me e anche per gli attori che si sono concentrati meglio sul loro lavoro. 

Non deve essere stato facile prendere in mano le redini di un progetto che pone le sue origini su uno dei capi saldi del cinema mondiale. Quale è stata la tua paura più grande come regista nell’intraprendere questa impresa?

Denis Villenueve: In realtà non ho certo accettato a cuor leggero di girare Blade Runner 2049, ci sono voluti mesi. Ho detto sì quando ho avuto la certezza che avrei lavorato in una situazione fondamentale di assoluto controllo. Volevo fare questo film consapevole del fatto che fosse possibile. Blade Runner 2049 è completamente diverso rispetto al primo. Ho accettato la difficoltà di riuscire in sequel di film capolavoro, ma l’ho fatto senza farmi però troppi problemi. Ho scelto di girare il film per amore del cinema e non importa nient’altro. Per un regista questa è un’esperienza straordinaria. Il cinema è arte e non c’è arte senza rischio. 

Blade Runner 2049Blade Runner 2049 è preceduto da tre corti che saranno divulgati prima dell’uscita del film. Al momento ne sono usciti due, uno con Jared Leto e un altro con Dave Bautista. Hai partecipato in qualche modo alla realizzazione di questi corti? Pensi che da questi possano nascere spin-off o serie tv?

Denis Villenueve: Il mio compito era quello di fare il film. Lo studio mi ha chiesto se fossi interessato anche a girare i corti, ma per me era impossibile fare il marketing del film e il film contemporaneamente. Per questo ho dato preferenza all’opera e sono stato contento del risultato e che Luke Scott abbia partecipato. 

Solo l’anno scorso è uscito il tuo bellissimo film Arrival e tra poco in sala vedremo Blade Runner 2049. Come vivi il tuo rapporto con la fantascienza?

Denis Villenueve: Per me Arrival non è solo un film di fantascienza, è al tempo stesso un viaggio nell’intimo, come questo Blade Runner in fin dei conti, anche se più futurista. Sono attratto dai temi fantascientifici fin da quando ero piccolissimo. Ho letto moltissimi libri e anche parecchie graphic novel che mi hanno influenzato molto, soprattutto quelle francesi e canadesi. Hanno riempito la mia infanzia di sogni. In più ho anche studiato scienza e mi affascinava tanto la microbiologia perché era il momento in cui ti affacciavi sull’ignoto, cosa che anche la fantascienza mi ha permesso di fare. Esistono più libri belli fantascientifici rispetto a film di questo genere, ringrazio quindi Christopher Nolan per il lavoro che ha svolto trattando questa tema.

Sylvia, questa è stata un’altra ottima offerta dopo la “migliore” di Giuseppe Tornatore, film a cui hai preso parte. Come hai reagito alla notizia di essere parte del cast del film?

Sylvia Hoeks: È vero, mai mi sarebbe potuta capitare offerta migliore di questa! Sono felicissima di far parte del progetto Blade Runner 2049. Non posso dire molto sul mio personaggio, posso soltanto assicurare che avrà un rapporto molto intenso con il personaggio interpretato da Jared Leto.

Qual è quindi il tipo di relazione che collega il tuo personaggio e quello di Jared Leto?

Sylvia Hoeks: Jared è un attore che applica il metodo e il suo personaggio è molto particolare. È stato affascinante vederlo sulla scena, non è mai uscito dal suo personaggio. Noi non ci conoscevamo prima del film e mai avevo avuto a che fare con un attore che utilizzasse il metodo, tanto che quando ci siamo presentati abbiamo usato i nomi dei nostri personaggi. Anche su questa relazione non posso dire molto, ma il fatto che non ci conoscessimo ha aiutato per creare al meglio una sorta di ricerca di approvazione del mio personaggio nei confronti di quelli di Jared Leto.

denis villenueve Blade Runner 2049In Blade Runner c’è molto spazio per le protagoniste donne della pellicola, anche in scene maggiormente di azione. Pensi che questa sia un’aggiunta attrattiva per il film? Come hai lavorato in questo clima?

Sylvia Hoeks: Definitivamente si, è infatti uno degli aspetti che più può attirare l’attenzione del pubblico quello che nel cast ci siano molti personaggi femminili che aggiungono sfumature diverse al film. Già dal primo giorno di lavorazione ho dovuto girare una scena molto intensa con Robin Wright e sono rimasta così colpita dai suoi modi gentili e dal suo modo di mettersi in gioco. Fidatevi, non era cosa da poco in quella situazione. Sono stata particolarmente fortunata nell’aver interpretato questo ruolo anche perché mi ha permesso di esplorare un’ampia gamma di elementi.

Qual è il personale rapporto che avete entrambi con il Blade Runner del 1982?

Sylvia Hoeks: Ricordo che su di me ebbe un enorme impatto. Lo vidi con i miei genitori e mia sorella. Non sono riuscita a dormire quella notte, mi chiedevo “E se dovesse succedere veramente?”. Mentre facevo i casting è riemersa l’angoscia che provai al tempo.

Denis Villenueve: Blade Runner è un film fondamentale per la mia passione per il cinema. La voglia di fare il regista mi è venuta dopo la visione di questo film, quindi inevitabilmente lo lego alla mia passione per questa arte, ha avuto davvero un impatto potente su di me.

Blade Runner 2049 arriverà al cinema il 5 ottobre distribuito da Warner Bros. Pictures.

   

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About

Martina Barone è nata a Roma nel 1996. Appena diplomata al Liceo Classico Pilo Albertelli, è pronta a seguire all’università corsi inerenti al cinema e tutti i suoi più vari aspetti. Ama la settima arte in tutte le sue forme, la sua capacità di trasporti in luoghi lontani e diversi e di farti immergere in storie sempre nuove. Ama poterne parlare e poterne scrivere. COLLABORATRICE SEZIONE CULTURA


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