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Blade Runner 2049, Denis Villeneuve riesce nel ‘miracolo’

Prendete un film epocale considerato pressoché intoccabile. Aggiungete il fatto che qualcuno 35 anni dopo decida di realizzarne un sequel. Quanti timori, perplessità ma anche attesa pensate possano crearsi intorno a un progetto del genere? A bizzeffe. È esattamente quanto accaduto con Blade Runner 2049, secondo capitolo del Blade Runner di Ridley Scott del 1982 oggi considerato uno dei migliori sci-fi di sempre, cult assoluto e fonte di ispirazione per un largo numero di registi e film che gli sono succeduti.

Eppure, i dubbi iniziali sono andati poco per volta ad affievolirsi all’annuncio che dietro alla macchina da presa di questo sequel bomba avremmo trovato Denis Villeneuve. Uno che con una manciata di film si è andato a inserire di diritto tra i cineasti più interessanti degli ultimi anni e che con la fantascienza (vedi Arrival) ha già convinto alla grande. Ora, a visione ultimata, possiamo dirlo: anche con Blade Runner 2046 il regista canadese riesce a non deludere, vincendo la difficilissima scommessa.

Sinossi

Senza più una base letteraria di riferimento (il Blade Runner di Scott era liberamente ispirato a Il cacciatore di androidi di Philip K. Dick), Villeneuve mette in immagini la sceneggiatura di Hampton Fancher e Michael Green per portarci nell’anno 2049, 30 anni dopo i fatti del primo film. Los Angeles è ancora la città sporca, futuristica e bagnata di pioggia di decenni prima. La Tyrell Corporation non esiste più, sostituita dalla società di Neander Wallace (Jared Leto), nuovo creatore di replicanti “obbedienti”. La caccia ai vecchi modelli da “ritirare” invece prosegue.

In questa California distopica si muove l’agente K della polizia losangelina (Ryan Gosling, La La Land, The nice guys, Blue Valentine). K nelle sue indagini scopre un segreto che potrebbe gettare nel caos la società, costringendolo a prendere delle decisioni fondamentali. E soprattutto a ricercare l’ex blade runner scomparso Rick Deckard (Harrison Ford, Star Wars 7).
Completano il cast Robin Wright, Ana de Armas e Sylvia Hoeks.

Blade Runner 2049 Ryan GoslingMemoria e identità

Il viaggio nel mondo di Blade Runner 2049 è un viaggio lungo 163 minuti (qualche sforbiciata qua e là non avrebbe leso la visione), in cui l’estetica si fa avvolgente e narcotizzante. Lo spettatore viene trasportato in un futuro tossico e senza memoria digitale, al quale non è tuttavia difficile credere.

Al di là di macchine volanti od ologrammi iperrealistici, sono il sottofondo umano e i quesiti esistenziali a formare il cuore pulsante del film, rendendo facile un’identificazione che sarebbe altrimenti potuta risultare ostica.

La fotografia da Oscar di Roger Deakins riesce a farci assaporare con stupore e uso impressionista di luci e colori la vastità alienante degli spazi sconfinati quanto la claustrofobia sporca dei vicoli stretti. Le musiche penetranti e cariche di tensione di Hans Zimmer e Benjamin Wallfisch si sposano perfettamente alle immagini e ai silenzi ai quali si alternano. Contribuendo alla delineazione di un’atmosfera in cui non ci può più fidare di concetti quali vero o falso, ma in cui inconcepibili miracoli sono comunque possibili. È in questo scenario, che Villeneuve riflette attraverso il suo protagonista su concetti quali la memoria, l’identità, la rivoluzione.

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Aspettative ribaltate

Blade Runner 2049 Ryan Gosling e Ana de ArmasLa solida sceneggiatura porta avanti con equilibrio tanto la parte più classica d’indagine della storia che il prevalente sottofondo umanistico a tinte noir. Evitando il trappolone del fan service, il regista riesce a non perdersi (più del minimo indispensabile) in facili compiacimenti nei confronti degli spettatori nostalgici, pur parlando proprio della manipolazione attraverso i ricordi e la nostalgia.

Blade Runner 2049 è inequivocabilmente figlio della pellicola del 1982, ne mantiene inalterato lo spirito visivamente quanto tematicamente. Eppure riesce a non scopiazzare il predecessore bensì a trovare un’identità sua. Prende spunto da quell’universo per ampliarne i confini, consentendone una conoscenza più approfondita. E anche lì dove la storia potrebbe sapere di telefonato, scatta il colpo da maestro che ribalta aspettative e convinzioni. Aggiungendo strati di potenza a un film che riesce a non impantanarsi nel puro esercizio di stile. Tra una sparatoria e un’altra, tra rivelazioni e interrogativi, Blade Runner 2049 trova anche il tempo per raccontarci dell’illusionarietà dell’amore e della necessità di darsi un senso. Di sentirsi parte del mondo e non soltanto una comparsa in esso.

Le ottime mani di Villeneuve hanno scongiurato un sequel pastrocchio o in qualche modo indegno. Ci viene invece regalata con rispetto un’opera rarefatta ma profondamente umana, per la quale non è eresia sperare in un nuovo, conclusivo capitolo.

Blade Runner 2049 sarà al cinema dal 5 Ottobre con Warner Bros.

 

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About

Da sempre cultrice del cinema classico americano per indole familiare e dei cartoni Disney e film per ragazzi anni ’80 e ’90 per eterno spirito fanciullesco, inizio più seriamente a interessarmi all’approfondimento complesso della Settima Arte grazie agli studi universitari, che mi porteranno a conseguire la laurea magistrale in Forme e Tecniche dello Spettacolo. Amante dei viaggi, di Internet, delle “nuvole parlanti” e delle arti – in particolare quelle visuali – dopo aver collaborato con la testata online Cinecorriere, nel 2013 approdo a SeeSound.it, nel 2015 a WildItaly.net e nel 2016 a 361magazine.com, portando contemporaneamente avanti esperienze lavorative nell’ambito della comunicazione. CAPOSERVIZIO CULTURA


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