Boy Erased

RomaFF13, Boy Erased: Joel Edgerton porta al cinema il dramma delle “terapie di conversione”

Joel Edgerton porta alla Festa del Cinema di Roma Boy Erased : un racconto vero e crudo di un ragazzo alle prese con la ricerca della propria identità sessuale e della sua lotta contro la “terapia della conversione”

 

Affermare la propria personalità, la propria identità. Anche quella sessuale. A dispetto di tutto e di tutti. Alla Festa del Cinema di Roma, dopo The Miseducation of Cameron Post, ecco arrivare anche Boy Erased – Vite cancellate, pellicola scritta, diretta, prodotta (e anche interpretata, come comprimario) da Joel Edgerton, alla sua seconda prova da regista di lungometraggi (la prima fu Regali da uno sconosciuto – The Gift nel 2015).

Nel cast il candidato all’Oscar Lucas Hedges (Manchester by the Sea, Lady Bird), il premio Oscar Russell Crowe (Il gladiatore, A Beautiful Mind), il premio Oscar Nicole Kidman (serie TV Big Little Lies, The Killing of a Sacred Deer), il vincitore dell’Emmy e del Tony Award Cherry Jones (Serie TV Transparent), il vincitore del premio Grammy Michael “Flea” Balzary (Baby Driver, serie TV The Wild Thornberrys), Joe Alwyn (L’altra metà di una storia), Xavier Dolan (I Killed my Mother), Troye Sivan (X-Men Le origini: Wolverine), David Joseph Craig (Permission).

Fonte: out.com

SINOSSI

Tratto da una storia vera (in particolare dal libro di memorie omonimo, scritto da Garrard Conley) il film racconta le vicissitudini di Jared Eamons (Lucas Hedges), figlio unico di un pastore battista Marshall Eamons (Russell Crowe). La famiglia, composta anche dalla madre Nancy (Nicole Kidman), vive in una piccola e tranquilla cittadina rurale dell’Arkansas. Jared però è tutt’altro che tranquillo. A 19 anni il ragazzo decide di confessare ai suoi genitori di essere omosessuale.

Davanti alla minaccia di perdere l’appoggio e la vicinanza della famiglia, degli amici e della comunità ecclesiale a cui appartiene, Jared viene spinto a iscriversi e a partecipare ad Amore in Azione, una struttura che pratica la terapia di conversione. Il centro è diretto da Victor Sykes (Joel Edgerton), un terapeuta/predicatore deciso a guarire i “pazienti” dai loro peccati. Jared ben presto si troverà a scegliere tra il rifiutare le regole che cercano di imporgli o rifiutare se stesso. Cosa sceglierà?

UNA LOTTA PER LA LIBERTA’

Boy Erased è un pugno nello stomaco. Questo è il pensiero istantaneo che si ha mentre scorrono i titoli di coda. Edgerton affonda le mani e la macchina da presa nelle pagine scritte dal protagonista reale, Garrard Conley. Non si cerca di edulcorare il racconto, tutt’altro. La storia viene rappresentata in tutta la sua crudezza. Si vedono le violenze fisiche subite nel Centro, le liti di Jared con i genitori, imbarazzati e inerti davanti all’eventualità di non diventare nonni e di non avere un “figlio normale”. Un ragazzo che Dio non può amare così com’è.

Il film vuole svegliare lo spettatore con un campanello d’allarme e con un dato: 700.000 adolescenti LGBT negli Stati Uniti sono stati o sono passati per centri che praticavano/praticano la “terapia di conversione”. Pratiche che ancora oggi sono legali in 36 stati americani. Solo in altri 14 stati più Washington D.C. sono state approvate delle leggi per proteggere da tale terapia i giovani LGBTQ.

Fonte: Indiewire

Non rimane sullo sfondo, visto che parliamo della famiglia di un pastore, lo scontro tra scienza e religione. Tale contrapposizione viene sottolineata da Edgerton a più riprese nel corso della pellicola. Forse anche troppo. A partire dalla dottoressa a cui – nonostante l’imbarazzo – viene chiesto di prelevare il sangue a Jared per controllare il testosterone ma decide di dirgli che le sue preferenze sessuali non sono qualcosa di biologico. Oppure dal primo piano sul titolo di una mostra: “Scienza e Dio”.

Boy Erased parla di libertà, di lotta per ottenerla, per cercare e difendere il proprio io. Una libertà che ai ragazzi di Amore in Azione viene negata con sequestri di oggetti personali, obbligandoli a raccontare “i peccati” dei propri famigliari, a partecipare a lezioni di portamento, assistere a sorte di “esorcismi” a suon di botte date con una Bibbia. Un modo per “riconnettersi a Dio” che assomiglia a una prigionia, a un inferno. Per guarire da qualcosa che, tra gli altri, l‘American Psychological Association definisce: “Normali e positive variazioni della sessualità umana, indipendentemente dall’identità dell’orientamento sessuale”.

INFRANGERE “IL MURO DI CINTA”

Lo sguardo del regista non si ferma però qui. Sotto la lente d’ingrandimento ci sono ovviamente i genitori del protagonista, Marshall e Nancy. Il primo, pronto a guidare la sua comunità ma incapace di capire il bene del figlio e incline a farsi guidare “dalle persone più sagge” che sono sopra di lui. Nancy, invece, è una madre amorevole con i capelli cotonati che subisce le decisioni del marito e, di primo impatto, decide di non decidere. Nancy consegna quindi il figlio al Centro perché in quel momento viene etichettata come la cosa giusta da fare. E’ la madre che dichiara: “Amo Dio e Dio mi ama. E io amo mio figlio. Tutto qui”.

Lucas Hedges, nonostante la giovane età (21 anni), si cala perfettamente nel ruolo del protagonista. Lo fa mostrando tutta la rabbia, il dubbio e la disperazione di un ragazzo a cui viene detto di “fingere finché non ci riesci”. Fingere di essere etero, di tornare a essere “il figlio integerrimo”. Significativa una frase che nelle scene finali, durante una lite, il ragazzo rivolge al padre: “Sono gay. Sono gay e sono tuo figlio. E nessuna di queste cose cambierà”.

Fonte: anonymouscontent.com

Discorso a parte i luoghi e le scenografie scelte, l’uso di colori naturali e tenui. Tutto contribuisce a mettere in primo piano la storia, sottolineando il distacco e la freddezza di Amore in Azione.

Due “tirate d’orecchie” a Edgerton però bisogna darle. Boy Erased indugia in maniera eccessiva, nelle scene maggiormente violente, usando sequenze in slow motion anche senza che ve ne sia motivo. L’abuso – fisico e di potere – c’è, la violenza viene estrinsecata in lungo e in largo. Non c’è bisogno di sottolinearlo in maniera così marcata. L’altra tirata d’orecchie è il rischio, solo parzialmente evitato, di essere troppo didascalico in alcuni passaggi.

Semplicemente perfetta, per quanto riguarda la colonna sonora, la scelta della title track. La canzone Revelation è il risultato di una collaborazione tra Troye Sivan e Jonsi della rock band islandese Sigur Ró e parla, come sottolinea Sivan: “Della ricerca e della scoperta del proprio io, e della ricerca della pace interiore”. 

Boy Erased, in sostanza, ha il pregio di sfondare ancora di più, e con la giusta determinazione, il “muro di cinta” intorno a una tematica tanto forte e importante. Lo fa cercando di portare la storia al pubblico più largo possibile. E forse questo può essere uno dei suoi pochi limiti.

Ps, piccolo spoiler su “com’è finita” nella realtà per i veri protagonisti: Garrard oggi vive a Brooklyn, sposato con un uomo ed è diventato un attivista LGBT grazie alla pubblicazione del suo libro, diventato un bestseller. Il terapeuta Victor invece ha fatto incredibilmente coming out e si è fidanzato. Con un uomo.

Boy Erased – Vite cancellate sarà nei cinema dal 7 febbraio 2019, distribuito da Universal Pictures

Fonte immagine di copertina: AwardsWatch

 

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About

Giornalista pubblicista, fondatore e direttore di Wild Italy. Ha collaborato con varie testate nazionali e locali, tra cui Il Fatto Quotidiano e La Notizia Giornale, ed è blogger per l’Huffington Post Italia. Nel 2011 ha vinto il Primo Premio Nazionale Emanuela Loi (agente della scorta di Paolo Borsellino, morta in Via d’Amelio) come “giovane non omologato al pensiero unico”. Studioso di Comunicazione Politica, ha lavorato in campagne elettorali, sia in veste di candidato che di consulente e dirige, da fine 2016, Res Politics - Agenzia di comunicazione politica integrata . DIRETTORE DI WILD ITALY.


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