#Brindisi. Uccidete anche me!

 

 

Oggi non ho voglia di ridere. Quello che è successo a Brindisi ha lacerato un pezzo della nostra esistenza. Per questo motivo, il TgWild oggi non lo voglio fare. Ma voglio parlare di quello che è successo in Puglia. Voglio discutere su come si possa morire a 16 anni, avendo come unica colpa quella di volersi costruire un futuro: quella di andare a scuola a imparare la vita.

Antonino Caponnetto diceva che “la mafia teme la scuola più della giustizia. L’istruzione toglie erba sotto i piedi della cultura mafiosa”. Oggi, se le indagini confermeranno la pista che porta alla Sacra Corona Unita o ad un’altra mafia, ne abbiamo avuto la più tragica e dolorosa conferma. Un lampo di fuoco che distrugge una vita e ne segna altre decine. Una fiammata di luce che cambia la linea del tempo, che modifica la lotta per un futuro migliore, consapevole.

Tanti segnali portano alla criminalità. 

Una scuola, che ha commesso il peccato di essere intitolata a Francesca Laura Morvillo Falcone. Moglie di Giovanni, morti proprio vent’anni fa per mano di Cosa Nostra.

Brindisi, responsabile di essere protagonista, nella giornata di oggi, di una carovana antimafia organizzata da Libera, in memoria proprio delle stragi del ’92.

Ed è sempre il capoluogo di Provincia che ha il torto di essere la città dove, pochi giorni fa,  un uomo onesto, come Fabio Marini, presidente della locale associazione antiracket, si è ritrovato la propria auto esplosa da un ordigno.

Una polizia che, pochi giorni dopo questo attentato, ha avuto la malaugurata idea di arrestare 16 persone, accusate di mafia.

E la Direzione Distrettuale Antimafia salentina, che ha ceduto alla tentazione di arrestare e smantellare i componenti del clan Tornese della SCU che facevano riferimento a Antonio Sileno.

Ebbene, se queste sono le colpe che devono portare a mettere delle bombe all’esterno di una scuola, uccidete anche me! Sì, proprio me. Non sono nessuno, ma mi prendo la colpa di volere una società civile. Mi dichiaro colpevole, perchè per me la mafia è una montagna di merda. Voglio essere punito perchè credo nell’operato della magistratura e nell’onesta delle persone perbene. Sono macchiato dell’infamia di credere nella lealtà intellettuale.

Ho lo spregevole difetto di non credere in chi dice che “la mafia non esiste, o se esiste di certo non esiste qua.” Mi sfregio del peccato mortale di ritenere colpevoli i colletti bianchi che con la mafia ci giocano a scacchi. Ma quanto la mafia fa scacco matto, le bombe cominciano ad esplodere.

GIAMPAOLO ROSSI

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About

Residente a Belluno, studia all’Università Alma Mater Studiorum di Bologna alla facoltà di Lettere, con indirizzo storico, per poi specializzarsi in giornalismo. giampross@katamail.com


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