Brunetta attacca la sinistra. Ma non dovrebbe ringraziarla?

Il PD è una barca che affonda, una copia sbiadita e perdente del PDL. Un partito che cerca i voti dei moderati (che invece scelgono puntualmente il PDL, cioè ovviamente l’originale). I suoi dirigenti si preoccupano del congresso di ottobre dove verrà eletto il nuovo leader mentre il Paese crolla schiacciato dalle “scarpe chiodate” del governo Berlusconi. I soliti noti stanno cercando di riappropriarsi della “stanza dei bottoni” del partito.

Nel frattempo, Brunetta (sì proprio quello lì, il Ministro della permalosità, della frustrazione e dei proclami sulla Pubblica Amministrazione) scarica un po´ della sua insoddisfazione personale (perché altrimenti spiegatemi perché è sempre così acido!) sulla sinistra “elitaria e parassitaria che prepara il colpo di Stato”.

Ora, sull´elitaria e sul parassitaria, potremmo anche essere d´accordo, ma è il colpo di stato del quale vaneggia Brunetta (in perfetto stile Berlusconi) che lascia un po´ perplesso questo umile cittadino. Cioè non me li vedo D´Alema, Fassino, Bersani e tutti gli altri a complottare per far cadere il governo. Non ne sembrano capaci, è questo il punto.

Perché gridare “al lupo! al lupo!”, se il lupo è al massimo un cane malato e moribondo, dunque? Solita storia: spostare l´attenzione dei media (ed eventuali domande che…ehm…no, domande non ne sarebbero comunque arrivate, come non detto…) da temi seri come la crisi che sta divorando il Paese e rovinando la vita di milioni di lavoratori a polemiche “di così basso livello”, come le definisce Donadi dell´IDV.

Questa “elite di merda vada a morire ammazzata” , tuona il piccolo duce della funzione pubblica. La risposta più bella alle dichiarazioni del ministro tascabile, però, bisogna ammettere che l´ha regalata Dario Franceschini, attuale segretario del PD nonché uno dei candidati di ottobre per la leadership del partito: “I soliti insulti di Brunetta mi hanno confermato nella convinzione che l’unica ‘Brunetta’ che merita rispetto è quella dei Ricchi e Poveri”.

E a dire il vero, mentre il governo “gestiva la crisi” e il PD latitava (“non abbiamo visto l’opposizione”, prosegue Brunetta), Franceschini un minimo segno di vita lo faceva registrare, con quella parvenza di capo dell´opposizione che, pur non essendo molto, almeno sembrava meglio di quel “dialogo con lo statista illuminato”, che aveva cercato sin dall´inizio Veltroni prima di rendersi conto che forse, ma forse, Berlusconi non era cambiato affatto. Dialogo? Certo, purché unidirezionale.

Dal buco nero dell´opposizione di questa sinistra, dunque, arriviamo alle prospettive del dopo Franceschini. I candidati sono tre: lo stesso Franceschini, appunto, Bersani cioè D’Alema e Marino. La competizione però è ridotta ai primi due. Peccato che Marino forse sia il più equilibrato e questo è il motivo per cui è tagliato fuori dalla corsa alla segreteria del PD sin dall’inizio. Lui parla di un partito che dovrebbe stare a sinistra, che dovrebbe allearsi con Di Pietro ed i Radicali invece di ripudiarli. Bersani cioè D’Alema cerca invece un’intesa con l’UDC di Casini e neanche Franceschini la disdegnerebbe. Quegli altri neanche li vogliono sentir nominare.

Ecco, uno di questi due sarà il nuovo timoniere della barca che affonda lentamente ed inesorabilmente.

 GIANLUCA CAPORLINGUA



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