Bruxelles

Gli attentati di Bruxelles e la distanza dalle versioni ufficiali

Fonte dell’immagine di copertina: repubblica.it

di Daniele Martinelli *

Indro Montanelli diceva che un buon giornalista dovrebbe tenersi a distanza di sicurezza dalla politica. Io ho imparato che un buon giornalista dovrebbe tenersi a distanza di sicurezza anche dalle versioni ufficiali delle cronache dei grandi eventi, tipo gli attentati. Soprattutto quando la versione è unica e a reti unificate. Come nel caso delle esplosioni avvenute all’aeroporto e nella metropolitana di Bruxelles ieri mattina. Due, forse tre presunti kamikaze (dati per certi), si sarebbero fatti esplodere nell’area del check-in dello scalo di Zaventem. Si tratterebbe dei fratelli Khalid e Ibrahim-el Bakraoui, ex criminali arruolati nel jihad, nel giro di Salah Abdeslam,”l’uomo più ricercato del mondo”, arrestato qualche giorno fa in un ghetto di africani alla periferia della capitale belga.

Mentre scrivo sono passate appena ventiquattr’ore dalla strage che ha seminato finora oltre trenta morti (undici all’aeroporto e una ventina in metropolitana). Ma il primo dato strano di questa puntata di “guerra”, è che stia circolando soltanto un breve filmato del circuito interno di telecamere, sbiadito e in bianco e nero, che riprende nell’open space dell’aeroporto un bagliore di deflagrazione da molto lontano. Difficile dire che quell’immagine sia il ritratto di un uomo che si fa saltare in aria, piuttosto che di un pacco-bomba lasciato lì. Ecco, possibile che il più importante aeroporto belga non disponga di telecamere che riprendono con chiarezza ogni angolo dello scalo e che ci possano mostrare il kamikaze che esplode? Dove sono le immagini del presunto secondo kamikaze che si sarebbe fatto saltare davanti alle vetrate dell’aeroporto che portano verso l’uscita, subito dopo la prima esplosione durante il fuggi-fuggi?

Quell’immagine a piano americano a colori in cui si vedono i tre presunti attentatori (i due kamikaze e il complice che i giornali un po’ comicamente chiedono “lo conoscete?”), sarebbe il ritratto di due fratelli malavitosi talmente ricercati da girare così allegramente i luoghi strategici della capitale? Salah Adeslam, appena dopo l’arresto, aveva avvertito del pericolo di attacchi imminenti nelle capitali europee, tra cui proprio Bruxelles. Come non sono un mistero i vari messaggi dell’Is, la setta di presunti fondamentalisti islamici, che fin dallo scorso novembre, in occasione dell’attentato al Bataclan di Parigi, annunciano stragi come bollettini quotidiani.

Com’è possibile che nell’aeroporto di Bruxelles – capitale dell’Ue – qualcuno sia entrato armato di esplosivo senza controlli di nessun tipo? Va bene che il Benelux non è una zona a tradizione criminale, e che quindi gli apparati di sicurezza locali assieme ai magistrati potrebbero non essere “tagliati” per individuare e prevenire le mosse delle organizzazioni criminali che si muovono con strategie e linguaggi più o meno mafiosi. Ma la dinamica di ciò che sappiamo rasenta il tragicomico. Come se tutto fosse stato lasciato fare.

Quanto alla metropolitana non si è ancora capito se alla stazione di Maalbeek, a poca distanza dai palazzi dell’Ue, a saltare sia stata una bomba, o anche lì, un kamikaze. Anche lì non ci sono immagini di presunti attentatori dalle sembianze dei beduini. Le cronache ci stanno ipnotizzando col sangue, la paura e qualche testimonianza di nessun interesse a capire cosa sia davvero successo. Ciò che sentiamo nel circo mediatico apparentemente pluralista, sono frasi da regime ripetute alla noia: “Unità”, “terrorismo”, “siamo in guerra” “Is all’attacco dell’Europa”, “Belgio colabrodo, serve l’Europa”, e il premier italiano Renzi che buffamente cerca di farsi sentire appellandosi a “una struttura antiterrorismo Ue”.

In realtà siamo bombardati da un’Europa in forma plastica, unita solo nei messaggi di guerra, e nelle falangi di musulmani stanziati nelle periferie metropolitane. Attori dai nomi impronunciabili prestati al teatrino macabro nel ruolo di stunt-men. Kamikaze (finti?) finanziati da registi che non vediamo e non sentiamo? Dopo che abbiamo del tutto dimenticato i nomi degli attentatori rigorosamente arabi di Parigi, oltre alle frasi di circostanza dei vari premier per la strage di Bruxelles, non risultano dichiarazioni del presidente della Bce Mario Draghi, del presidente della Commissione Ue Jean-Claude Juncker, o della numero uno del Fmi Christine Lagarde. Sono loro il collante forzoso che ci tiene uniti nell’euro morente. Unico apparente elemento di questo bisogno forzoso di unità europea contro un nemico senza volto: l’Is.

L’Alto rappresentante per la Politica estera dell’Ue Federica Mogherini, visto che ha lacrime per i morti di Bruxelles, ne abbia anche per i suicidi quotidiani dell’Italia e per i morti di crisi dell’euro della Grecia. Se no il sospetto che dietro a questi attentati ci sia una regia tutta europea ci vien troppo forte.

* giornalista d’inchiesta


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