giovani allenatori in Bundesliga

“Bundesgreen”: la riscossa dei giovani allenatori in Bundesliga. E in Italia?

Non è da tempo una novità il fatto che in Germania si punti ai giovani talenti provenienti dai vivai delle varie squadre. Ma ormai da qualche anno ad essere giovani, sembrano anche alcuni tra i più interessanti tecnici emergenti. Su tutti Nagelsmann dell’Hoffenheim, e Tedesco dello Schalke 04; mentre in Italia, a farla da padrona, sembrano essere i “soliti noti”.

Julian Nagelsmann: il “baby Mourinho”

Non potevamo non partire da Julian Nagelsmann che a soli 30 anni – e ormai da quasi due stagioni sulla panchina dell’Hoffenheim – ha già dimostrato di essere un predestinato. A soli 21 anni, il giovane Julian è costretto, dopo numerosi infortuni al ginocchio, a ritirarsi. Un tecnico che lo aveva allenato per una stagione, un “certo” Thomas Tuchel, gli consigliò di appendere gli scarpini al chiodo e di cominciare ad allenare.Nagelsmann Hoffenheim

Nagelsmann, coglie la palla al balzo e accetta il ruolo di assistente nel Monaco 1860, squadra dove militò da giovane. Nel 2010 arriva la chiamata che gli cambia la vita, quella dell’Hoffenheim, “scelta rischiosa”, come da lui definita. In un anno passa da co-allenatore dell’Under 17, alla guida dell’Under 16. Due anni dopo, entra a far parte dello staff di Babbel, che lo porta con sé in prima squadra. L’esperienza in prima squadra lo forgia, e gli consente di respirare l’aria del grande calcio, come anche lui stesso ha dichiarato. Nel 2013, gli viene affidata l’Under 19 dei biancoblù; in Germania rappresenta l’ultimo gradino prima del grande salto.

L’approdo tra i grandi

Durante questa esperienza, il giovane tecnico sviluppa l’abilità di intensi studi e analisi dei giocatori, grazie anche alle strutture tecnologiche avanzate del club, dovute allo sponsor, la SAP, azienda che si occupa di computer e vigilanza. Nel 2013/14 diventa campione di categoria, e informalmente mette gli occhi su di lui il Bayern Monaco, con la volontà di offrirgli la panchina dell’Under 17.

Niente da fare, Julian rifiuta, ormai prossimo a conseguire il patentino da allenatore a Colonia. Nel 2016, è ad un passo dalla panchina dello Schalke 04, ma alla fine, a causa anche della disastrosa situazione dell’Hoffenheim, vicino alla zona retrocessione, diventa finalmente l’allenatore della prima squadra, contribuendo alla salvezza a fine stagione.

La scorsa stagione, è quella della consacrazione del “baby Mourinho”, soprannome coniato da Tim Wiese, ex portiere e wrestler professionista. La squadra della frazione del Sinsheim chiude il 2016/17 da quarta, disputando un ottimo campionato e conquistando la Champions League, che soltanto il Liverpool ai Playoff di agosto le toglierà. Il calcio di Nagelsmann, è un calcio duttile, flessibile, fatto di possesso palla e che spesso si basa sull’adattamento agli avversari. Si passa dal 3-4-1-2, al 4-2-3-1, molto spesso a partita in corso. DVD, pieni voti agli esami, grande intelligenza calcistica e rispetto per i giocatori; questa è la formula vincente di Julian Nagelsmann, predestinato del calcio.

Domenico Tedesco: un ingegnere (italiano) a Gelsenkirchen

Il secondo giovane allenatore che abbiamo scelto, soprattutto per la sua storia, è Domenico Tedesco, 32 anni, attuale tecnico dello Schalke 04. Nato nel 1985 a Rossano Calabro, Domenico a soli due anni si trasferisce con la famiglia a Stoccarda, dove militerà nelle giovanili. Anche lui come Nagelsmann però, si ritrova ad un certo punto di fronte ad un bivio: continuare a giocare, o studiare e lavorare come ingegnere della Mercedes?

domenico tedesco SchalkeLa scelta iniziale sembra essere la seconda, ma dopo essere entrato a lavorare come ingegnere nella famosa casa automobilistica, a 27 anni Domenico inizia ad allenare, raggiungendo in pochi anni buoni risultati. Il caso vuole che proprio con Nagelsmann, Tedesco consegue con voti persino più alti di Julian il patentino da allenatore; nel 2015 lascia le giovanili dello Stoccarda, diventando niente di meno che l’erede di Nagelsmann, prima nell’Under 17 e poi dell’Under 19 dell’Hoffenheim.

La svolta, però, avviene la scorsa stagione, quando solamente a Marzo gli viene affidata la panchina dell’Aue, Zweite Liga, la nostra Serie B. In 4 partite Tedesco colleziona 10 punti, consentendo alla salvezza a fine stagione della compagine tedesca. Tanto basta per consentirgli di fare il grande salto a giugno, quando diventa allenatore dello Schalke 04. “Diligenza, perseveranza, umiltà”, sono i 3 concetti chiave della filosofia di Tedesco, che sembra unire perfettamente due stili: quello italiano e quello tedesco.

Da piccolo tifavo Juve”, ha dichiarato recentemente ai microfoni di Rai Sport in un’intervista. “Il mio calcio, deve essere di grande verticalità, e i miei giocatori devono adattarsi agli avversari”. Attualmente lo Schalke di Tedesco occupa il settimo posto della Bundesliga, ad una sola lunghezza dal Lipsia sesto. 3 vittorie e 3 sconfitte, il bottino dei “minatori”. Il cammino è lungo, e la strada tortuosa, ma le premesse per stupire e farlo velocemente, sembrano fare al caso del 32 enne di Rossano Calabro.

L’Italia è un paese (ancora) per vecchi

Il fatto che in Germania si punti molto su giovanissimi allenatori comporta senza dubbio enormi rischi. Tuttavia, in terra teutonica rappresenta una strategia assodata dalla maggior parte delle società di calcio. Oltre ai casi di Nagelsmann e Tedesco, che sono i più eclatanti, non vanno tralasciati altri giovani tecnici, molti ex giocatori, ora o da tempo alla guida di formazioni di Bundesliga. Vanno citati infatti Nouri, da settembre 2016 sulla panchina del Werder Brema, Baum dell’Ausburg, Wolf dello Stoccarda, e Schwars del Mainz.simone inzaghi lazio

Il coraggio e il rischio di affidarsi a giovani tecnici, sembra essere una peculiarità di pochi paese europei, come la Germania o l’Olanda. In Italia tutto ciò sembra ancora oggi un’autentica utopia. Siamo abituati a vedere tecnici provenienti da decenni di gavetta in giro per le province. Basti pensare a Sarri o Allegri, o agli stessi Di Francesco e Simone Inzaghi. Il primo, è passato per la pluriennale esperienza col Sassuolo, prima di approdare alla Roma, mentre il secondo dopo 6 anni di giovanili, e 4 mesi sulla panchina della prima squadra, ha letteralmente conquistato la Lazio, i tifosi, e i vari addetti ai lavori.

Se si escludono queste eccezioni, l’Italia si conferma un paese per allenatori “vecchi”, specchio di un calcio altrettanto vecchio e fatiscente, con stadi non a norma e mezzi vuoti in molte realtà. Basta sentire in giro la voce di un possibile approdo, senza nulla togliergli, di Edi Reja sulla panchina del Verona, dove Pecchia rischia ogni giorno che passa l’esonero. Chissà se un giorno ci sarà spazio anche qui per dei Nagelsmann o dei Tedesco. Tecnici che dovranno sicuro dimostrare ancora molto, ma che rappresentano un vento di cambiamento positivo e coraggioso, che il calcio europeo sta vivendo. Vento di cambiamento che servirebbe, eccome, in Italia.

 

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Diplomato al "Liceo Scientifico Statale Louis Pasteur" di Roma, studia Scienze della Comunicazione a Roma Tre. Ama lo sport, in particolare il calcio, la musica e il cinema. E' redattore di News24Italy, occupandosi della sezione dedicata al calcio. COLLABORATORE SEZIONE SPORT


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