Buon anniversario pallacanestro!

Fonte: wikiwand.com

Sono esattamente 125 gli anni trascorsi dalla nascita della pallacanestro , il basket. La storia su come sia nato questo sport è appassionante e particolare, contornata da casualità e inventiva. Tutto ruota attorno alla figura di James Naismith, educatore fisico nato in Canada nel 1861. Molti appassionati pensano che sia bastato un semplice cesto e una raccolta di pesche per creare la pallacanestro, ma qual è veramente stato il percorso che ha portato alla nascita di uno degli sport più diffusi nel mondo?

La necessità di un nuovo gioco

Ciò che portò all’invenzione della pallacanestro fu la necessità, nel 1891, di avere un nuovo gioco da proporre ai ragazzi che potesse offrire qualcosa di diverso dal famoso football. Negli anni 70’, gli studenti del college avevano iniziato a mostrare interesse per sport come il football e l’atletica. Col tempo divennero popolari e diffusi e molti studenti prendevano parte a queste attività. Ma durante l’inverno, tutti i club sportivi non avevano niente da offrire a causa delle condizioni climatiche e provavano quindi a portare i ragazzi in palestra. Le cose che la nuova generazione voleva erano il piacere e il brivido, molto più dei benefici fisici. Il problema crebbe poiché molti studenti discutevano della situazione ma nessuno, alla fine, riusciva a risolvere il dilemma.

Il Dr. Luther Gulick, della International YMCA Training School a Springfield, lavorava duramente per provare a risolvere la questione. Egli riconosceva il fatto che qualcosa di nuovo doveva essere introdotto e per questo incaricò il giovane collega Naismith di trovare una soluzione osservando il comportamento degli altri Stati. Al suo ritorno, il nativo dell’Ontario non aveva ancora trovato nulla per risolvere il problema. Così, il Dr. Gulick decise nell’autunno del 1891 di organizzare un nuovo corso, un seminario in psicologia. Durante i meeting si discusse sulla necessità di un nuovo gioco, facile da imparare e da giocare durante l’inverno con delle luci artificiali. Si concordò che ogni partecipante doveva pensare alle cose necessarie per questo nuovo sport, per lui stesso, e unirle assieme formando il gioco che tutti stavano cercando. L’esperimento non funzionò, almeno inizialmente.

I tentavi di Naismith

Quando finirono gli sport autunnali, la scuola allenava due gruppi: uno guidato dagli educatori fisici e l’altro dagli assistenti. Uno dei due venne affidato a Naismith dal Dr. Gulick: la classe era composta da due uomini di business, Patton e Mahan, che diedero il contributo più importante per la nascita della pallacanestro. Naismith cominciò a lavorare sul nuovo gioco, provando a modificare gli sport già esistenti. Inizialmente apportò delle variazioni ai cosiddetti giochi indoor come battle-ball e un cricket modificato ma senza successo. Il giovane insegnante provò allora a cambiare i giochi outdoor come il football, inserendo alcune regole del rugby, del calcio e del lacrosse ma di nuovo non ottenne nulla di innovativo e divertente.

Fonte: kansascity.com

Passarono due settimane da quando Naismith aveva incontrato quelle difficoltà e il corso stava finendo. Nei successivi due giorni, il professore doveva, infatti, consegnare il riassunto dei suoi tentativi e vedere se aveva fallito o meno.

Il tiro vincente allo scadere

Non avendo nulla di nuovo da provare o da fare, i ragazzi lasciarono la palestra al termine dell’ultimo allenamento. Naismith rientrò nel suo ufficio e incominciò a rivedere tutti i suoi esperimenti e si accorse che erano inattuabili. Pensò che le persone normali erano notevolmente influenzate dalla tradizione e ciò mostrò che ogni modifica al gioco portava malcontento nei ragazzi. Era necessario un nuovo principio. Il primo nodo da sciogliere era la palla da gioco: fosse stata piccola, lo sport avrebbe avuto bisogno di un equipaggiamento da accompagnamento come il baseball, lacrosse e l’hockey; fosse stata grande, invece, chiunque non avrebbe trovato difficoltà a prenderla e a lanciarla. Il professore, volendo creare un gioco facile da apprendere, optò per una palla larga e leggera, facile da maneggiare e che non potesse essere nascosta.

Naismith si soffermò, poi, sul perché il gioco più popolare del tempo, l’American Rugby, non fosse praticato al chiuso. La risposta era semplice e stava nel fatto che erano presenti i contrasti di gioco. Seguendo questo ragionamento, il canadese arrivò alla formulazione del nuovo principio “Se non si può correre con la palla, non si avranno i contrasti; e se non li abbiamo, la violenza sarà eliminata”. Sicuro di questa idea, Naismith proseguì nel suo lavoro. Poi pensò a cosa fare nel momento in cui un giocatore che correva riceveva la palla. Egli doveva sforzarsi per fermarsi o passare la palla immediatamente. Questo fu il secondo step del gioco.

Due cesti di Pesche

Subito dopo, al contrario del football in cui non si poteva passare il pallone davanti, il professore decise che la palla potesse essere passata in qualunque direzione senza distinzioni. L’ultimo passo fu quello di trovare l’obiettivo dei giocatori. Il football aveva la “goal line”, il calcio, lacrosse e l’hockey avevano delle porte dove la palla doveva essere spinta. Pensando a tutte queste possibilità, Naismith decise di inserire due porte come quelle usate in lacrosse a entrambi i lati del campo.

In aggiunta a ciò la porta doveva essere orizzontale e sopra le teste dei giocatori. Ogni volta che la palla fosse entrata dentro la porta, si sarebbe contato un goal. Infine per iniziare il match si sarebbe alzata la palla e contesa tra due giocatori delle due squadre. Il giorno dopo, incontrando Mr. Stebbins, il soprintendente degli edifici, il professore gli chiese due scatole (da utilizzare come porte) da 45 centimetri l’una. Stebbins rispose che non le aveva ma che gli poteva procurare due cesti di pesche (baskets in inglese). Una volta presi e fissati in palestra, Naismith pensò che al nuovo gioco mancavano solo delle regole ufficiali, così che i giocatori avessero una guida.

La nascita

Appena finito di stilare le regole, Naismith andò in palestra e propose il gioco ai suoi studenti. Una volta disposte le due squadre (9 da una parte e 9 dall’altra), iniziò la prima partita ufficiale del basket. Il gioco fu un grande successo grazie anche alla spinta dei sopracitati Patton e Mahan. I giocatori erano interessati e gustavano la partita. Nel gennaio del 1892, poi, il giornale scolastico, chiamato Triangle, stampò le regole con il titolo “A New Game”.

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Il giorno dopo la fine delle vacanze invernali, Frank Mahan andò a trovare Naismith e gli chiese se aveva dato un nome al suo gioco. Mahan insistette sul fatto che il nuovo sport dovesse avere un nome e suggerì “Naismith Ball”. Dopo aver ricevuto una risposta molto ironica da parte dello stesso James, il giovane studente rispose “Perché non lo chiamiamo basketball?”. Il professore a quel punto rispose “Abbiamo un cesto (basket) e una palla (ball) e mi sembra molto buono come nome”. E fu così che nacque il basket, chiamato comunemente in Italia, pallacanestro.

Grazie James!

Un doveroso ringraziamento va sicuramente alla persona che ha creduto in tutto questo, anche nel momento più difficile. Ma come si sa, riprendendo un noto motto dell’Adidas, “Impossible is nothing”. Ma che James Naismith fosse una persona speciale, una di quelle che difficilmente si scordano si è capito fin dalla prefazione del suo libro “Basketball. Its origin and development”. Di seguito riportiamo le ultime righe:

«Alle persone che hanno giocato a basket e aiutato, di fatto, a migliorarlo e diffonderlo per la sportività e per i benefici che poteva avere nei ragazzi, voglio esprimere il mio più sincero apprezzamento».

 Dopo aver creato un gioco che negli anni è diventato uno dei più importanti del mondo, Naismith ci ringrazia. Ringrazia tutte le persone che lo praticano quotidianamente e che lo aiutano a far conoscere in tutto il globo. Grazie James, grazie per averci regalato questo bellissimo sport.

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Sergio Pannocchia

Diplomato al Liceo Scientifico Statale “Ettore Majorana” (maturità scientifica) di Roma, frequenta la facoltà di Scienze della Comunicazione presso l’università Roma Tre. È da sempre appassionato di sport e in particolar modo di Basket. Segue da anni il campionato della NBA con particolare interesse per i San Antonio Spurs. Ha collaborato come redattore e video maker con i siti Basketlive e Basketitaly pubblicando diversi articoli. Ha inoltre svolto attività di collaborazione sul canale youtube Roma Breaking Videos. Attualmente è l’addetto stampa della società romana Smit Roma Centro. VICE CAPOSERVIZIO SPORT

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