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#CacciaAlLatitante: Marco di Lauro, il boss parruccato!

Cominciamo questa nuova rubrica, parlando del più giovane dei sette latitanti più ricercati d’Italia: Marco Di Lauro.

Nato il 16 giugno 1980 a Napoli, è figlio del Boss Paolo Di Lauro, detto Ciruzzo ‘O Milionario, e diretto erede nel ruolo principale nella famiglia Di Lauro, il clan camorristico che detiene il potere a Secondigliano e Scampia.

È ufficialmente latitante dal 2005, anno in cui la sua famiglia venne quasi completamente arrestata: gli unici che riuscirono a fuggire, furono Marco di Lauro e il fratello Cosimo, quest’ultimo arrestato poco dopo.

Marco di Lauro è considerato il nuovo boss della famiglia e uno dei protagonisti della faida di Scampia, ovvero quel periodo di tempo, dal novembre 2004 al febbraio 2005, e in parte riapertasi oggi, in cui la famiglia Di Lauro, la quale, tramite i figli di Paolo di Lauro, Marco e Cosimo, decisero di rinnovare i capi-piazza per la loro principale fonte di guadagno: il traffico di cocaina, eroina, marijuana, hashish e droghe sintetiche. Al rientro dalla Spagna, Raffaele Amato, uomo costola degli stessi Di Lauro, resosi conto di essere stato sostituito da nuove leve, decise di muovere guerra. Il gruppo capeggiato da Amato venne definito “scissionisti” o, direttamente dai Di Lauro, “gli spagnoli”.

È quindi quasi sopratutto per l’ambito della faida che Marco di Lauro è ricercato. In quel periodo il sangue sgorgava a fiumi, vennero uccise più di 70 persone fra fedeli al clan, scissionisti e, purtroppo, innocenti che si sono ritrovati nel posto sbagliato al momento sbagliato.

Sul capo del giovane boss, pende infatti una condanna all’ergastolo per l’omicidio di uno di questi innocenti: Antonio Romanò.

Secondo la sentenza, Marco Di Lauro fu il mandante, mentre l’esecutore fu Mario Buono. La vittima designata dal figlio di Ciruzzo ‘O Milionario era il titolare di un negozio di telefonia, ma il killer, non conoscendo il viso del predestinato, sparò all’unica persona presente nel negozio.

Ma non si fermano qui le accuse. Secondo il pentito Carlo Capasso, amico d’infanzia del Di Lauro e suo stretto collaboratore dei 15 ai 22 anni, egli è responsabile di altri numerosi omicidi.

“Mi risulta personalmente che Marco Di Lauro decise l’omicidio di Cangiano Nunzio, l’omicidio di Eugenio Nardi, l’omicidio di Patrizio De Vitale, l’omicidio di Luigi Giannino ed altri. Lo stesso, nel periodo di latitanza, scendeva all’appartamento di Vizzaccaro o a quello di Lucarelli, decideva l’omicidio e ci mandava a chiamare per commetterlo.”

Non vi sono certezze, ma le probabilità che il boss Di Lauro stia vivendo la sua latitanza esattamente negli stessi luoghi in cui ha vissuto fino all’inizio dello status di latitante sono altissime.

Secondo le recentissime novità, pare proprio che Marco Di Lauro si aggiri tra Scampia e Secondigliano a bordo di utilitarie di bassa cilindrata, senza mai guidare, un po’ vecchie e ammaccate, travestito in tutto e per tutto da donna, e circondato da donne vere. Si sposta solo nelle ore della mezza mattinata e mai di pomeriggio o sera.

In questi anni Marco Di Lauro è riuscito a ricostruire la struttura del clan e a ristabilire la sua supremazia mettendo definitivamente all’angolo gli Scissionisti degli Amato-Pagano e degli Abete-Abbinate-Notturno.
E gli addetti ai lavori sanno benissimo che per fare ciò è necessario che il boss sia fisicamente presente nel luogo di dominio.

PUNTATE:
Michele Varano: l’uomo delle “bionde”!
Pasquale Scotti, la “pistola” di Cutolo

GIAMPAOLO ROSSI

 


About

Residente a Belluno, studia all’Università Alma Mater Studiorum di Bologna alla facoltà di Lettere, con indirizzo storico, per poi specializzarsi in giornalismo.
giampross@katamail.com


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